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    <title>Qualcosa da scoprire...</title>
    <link>https://www.orientatibenessereesalute.com</link>
    <description>Curiosità, informazione  e divulgazione, per una conoscenza consapevole e utile.
Trova quello che ti serve sapere!</description>
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      <title>Qualcosa da scoprire...</title>
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      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com</link>
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    <item>
      <title>Multitasking o Task Switching?</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/multitasking-o-task-switching</link>
      <description>E se fare più cose contemporaneamente, non fosse un'abilità come hai sempre pensato? Fare tutto insieme, vuol dire non fare niente.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'impressione dell'efficienza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Saper fare più cose contemporaneamente, "un'abilità" molto apprezzata e utile al giorno d'oggi vero? La quintessenza dell'efficienza, la medaglia d'onore che s'intreccia con i più fitti meccanismi della produttività dei nostri tempi. Elogiata e decantata dai "professionisti" del XXI secolo, comoda soprattutto se si hanno più cose da gestire. Abbiamo sempre creduto che fosse possibile, che sia una nuova abilità ritrovata. Ma sarà davvero così? Siamo davvero fatti per tutto questo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+2-cdc94fd2.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un mito moderno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da una parte, la leggenda narra che solo gli individui di sesso femminile siano muniti di questa grande capacità: fare più cose contemporaneamente. Dall'altra parte, invece, è l'archetipo del super uomo di successo, colui che sa gestire più cose contemporaneamente, emblema della produttività e del vero successo. Leggere le mail, fare videochiamate, rispondere a messaggi al telefono, mangiare nel mentre, il tutto condito dal secondo telefono aziendale che squilla all'impazzata, sono tutte condizioni possibili che possono essere gestite dalla super abilità del "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           multitasking
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ". Ci siamo auto-convinti nel tempo che questo fosse normale, che fosse efficienza, che essere smart fosse possibile, in quanto indispensabile per poter fare più cose contemporaneamente. Ma indovinate un po'?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Questa altro non è che una pervasiva illusione dell'era digitale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il multitasking umano altro non è che una cattiva interpretazione di quella che è invece una possibile capacità meccanica e robotica. Eppure continuiamo ad illuderci che questo sia possibile, che questa è la via dell'evoluzione, una specie di trascendenza. Per meglio comprendere la verità, è importante capire le origini e il suo funzionamento, compreso il perché ne siamo così profondamente attratti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           LA SUA GENESI
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Prima di tutto, per smontare questa falsa abilità, è cruciale comprendere che questo termine non nasce direttamente da una stretta correlazione tra capacità fisiche e cognitive dell'uomo, bensì dall'ambiente informatico. Negli anni '60, con l'avvento dei primi computer complessi, si pose il problema di ottimizzare l'uso delle costose e limitate risorse di calcolo. Nel 1965, IBM introdusse il System/360, un'architettura che permise di eseguire
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           più processi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (o "task") su un'unica CPU (Central Processing Unit) apparentemente in contemporanea. Apparentemente perché realmente non era possibile gestire più cose contemporaneamente, nemmeno per una macchina. Di fatto, il suo funzionamento si basava sull'alternanza di questa unità, che gestiva l'alternarsi da un processo all'altro, senza che ci si accorgesse di ciò, grazie all'estrema velocità con cui lo faceva.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi sostanzialmente questa unità passava velocemente da un processo all'altro, venendo percepito dall'uomo come la capacità di gestire più processi contemporaneamente. Per una macchina, "multitasking" significava che la CPU è così veloce da poter passare da un compito all'altro con una rapidità tale da farli sembrare eseguiti in parallelo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma per l'uomo funziona esattamente nello stesso modo? Non proprio. Ma per comprendere ancora più a fondo questo meccanismo di imitazione umana, è necessario togliere quella patina lucente che riveste questa finta capacità, osservando veramente la sua natura e analizzando il suo funzionamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           IL FALSO CONCETTO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            IIl punto di partenza è questo: credere che il nostro cervello e l'intero sistema nervoso sia capace di svolgere 2 o più mansioni contemporaneamente, con la stessa efficienza e qualità. Questa è semplicemente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           una falsa credenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , in quanto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           NON
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            siamo assolutamente in grado, cognitivamente, di fare due o più azioni contemporaneamente. La realtà è ben diversa dalla fantasia. Ciò che avviene realmente è uno spostamento "rapido" dell'attenzione. Quindi, quando svolgiamo più mansioni, non stiamo facendo altro che spostare in maniera seriale e veloce la nostra attenzione. Effettivamente il nostro cervello va a nozze con questo meccanismo, in quanto esso è per natura attratto da serie di stimoli continui, che ricerca ininterrottamente. Allo stesso tempo, questo nostro "processore" processa in maniera seriale, in particolar modo se questo riguarda compiti che richiedono attenzione consapevole e risorse cognitive elevate (ragionamento, soluzione di problemi, scrittura e analisi). Quindi, in definitiva, non può pensare letteralmente a due cose complesse contemporaneamente; di conseguenza, passa da un compito all'altro, interrompendo un processo per prenderne un altro (in serie).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           I processi Cognitivi che entrano in gioco
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando proviamo a "multitaskare", si attivano una serie di sistemi cognitivi complessi e spesso controproducenti. Il protagonista indiscusso di questo processo è sicuramente la corteccia prefrontale (PFC), la regione più sviluppata del nostro cervello ed è "l'addetta" a tutte le funzioni esecutive superiori: pianificazione, decisione, memoria di lavoro, controllo dell'attenzione e inibizione delle risposte non pertinenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma è meglio andare per gradi:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il cambio di contesto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ogni volta che il cervello passa da una cosa all'altra, paghiamo un costo. Non si tratta di un'illusione, ma è una realtà neurologica misurabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Disengagement
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : quando il cervello deve "staccarsi" dal compito precedente. Prima di iniziare un altro compito, dovrà disattivare i set mentali, gli obiettivi e le informazioni relative a quella determinata cosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Re-Engagement
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : il momento in cui si aggancia al nuovo compito. Si attivano quindi nuovi set mentali, nuovi obiettivi e nuove informazioni su quel determinato nuovo compito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tempo di ritardo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : è il tempo che il nostro "processore" impiega per ripristinarsi. Studi di psicologia cognitiva, già a partire dagli anni '90 (come quelli di Rubinstein, Meyer e Evans), hanno dimostrato che il passaggio tra compiti può comportare un ritardo misurabile. Anche per transizioni semplici, questo ritardo può variare da centinaia di millisecondi a diversi secondi. Sembrano briciole, ma sommate nel corso di una giornata lavorativa tipica, dove si stima che un impiegato possa passare da un compito all'altro ogni pochi minuti (o addirittura meno), questi micro-ritardi possono accumularsi in ore di tempo "perso" o inefficace.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il residuo Attentivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo concetto, coniato dalla ricercatrice Sophie Leroy dell'Università del Minnesota, è fondamentale per capire l'inefficienza del task-switching. In pratica, quando si passa da un ipotetico compito A a uno B, una parte della nostra attenzione non si sposta immediatamente, ma permane nel primo compito, dove continuerà ad "elaborare" quel compito, anche se siamo già passati a un altro. Nel frattempo, mentre stiamo svolgendo il compito B, il lavoro precedente (A) continua a permanere in memoria, occupando un certo numero di risorse cognitive nonostante si stia praticando un altro tipo di compito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quali sono gli
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           effetti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ? È come lasciare decine di schede aperte nel browser del computer. Anche se stai lavorando esclusivamente con una, tutte le altre prenderanno una buona fetta delle capacità del PC.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Questo si traduce in un rallentamento dell'intero sistema
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Leroy e i suoi colleghi hanno dimostrato che questo residuo può ridurre l'efficienza nel nuovo compito anche del 20-40%, a seconda della complessità dei compiti e della rapidità di switching. Ora capisci perché quando passi da una cosa all'altra, ti sembra di aver perso il filo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una delle ricerche più citate ha esaminato i cosiddetti "heavy media multitaskers" (persone che usano frequentemente più media contemporaneamente) rispetto ai "light multitaskers". Contrariamente all'aspettativa, i "heavy multitaskers" non erano migliori nel gestire più informazioni; al contrario, erano peggiori in compiti di controllo cognitivo chiave, inclusa la capacità di filtrare le informazioni irrilevanti e di cambiare compito in modo efficiente. Mostravano una minore capacità di concentrazione, una maggiore sensibilità alle distrazioni e una peggiore memoria di lavoro, persino quando non stavano facendo multitasking. Questo suggerisce che il multitasking cronico potrebbe ri-cablare il cervello in modo dannoso per la sua capacità di attenzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mentre l'American Psychological Association (2001) ha pubblicato una rassegna di studi che indica come il task-switching possa ridurre la produttività fino al 40%. Questo non è dovuto a una mancanza di sforzo, ma proprio ai costi intrinseci del cambio di contesto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Img.+4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Taskswitching: il prezzo dell'iperproduttività
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pressione costante dell'essere sempre disponibili, l'ubiquità delle notifiche del telefono e la perenne velocità di questa società, ci ha portati quindi a essere sempre più efficienti, e il multitasking, ormai smascherato come task-switching, ne è la prova schiacciante. Tuttavia, questa modalità ha delle conseguenze importanti, soprattutto se croniche e protratte nel tempo. Non siamo progettati per questo, il nostro stesso cervello non lo è. Le conseguenze sono pervasive e a volte "pesanti", che vanno da un deterioramento graduale delle nostre capacità cognitive fino ad arrivare a condizioni di malessere psico-emotivo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il nostro corpo è un sistema straordinario, che ha capacità di adattamento altrettanto straordinarie, ma non è assolutamente invincibile. Questo vuol dire che "abusare" di alcuni meccanismi come il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           task-switching
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ci porta a sovraccaricarci, con ripercussioni sul sistema autonomo centrale e, come effetto a cascata, sulla nostra salute.
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ancora una volta,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ritroviamo il sistema di "lotta o fuga"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e lo stress cronico che ne può derivare. Ogni volta che passiamo da un compito all'altro, da uno stimolo all'altro, il nostro corpo viene sottoposto, appunto, a stress, che si traduce in una produzione di alcuni ormoni come cortisolo e adrenalina, ad esempio. Seppur micro-stress, nel tempo possono diventare dei veri e propri macro-stress. Questi stimoli, come conseguenza, attiveranno il meccanismo di "lotta o fuga" (con conseguente produzione ormonale) che, perpetuati più volte al giorno, si traduce in un accumulo di stress importante. Tutte le volte che si attiva questo sistema, le conseguenze sono sempre le stesse:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           soppressione del sistema immunitario, aumento della pressione sanguigna, disfunzioni metaboliche, infiammazione cronica e disturbi digestivi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La frammentazione dell'attenzione, inoltre, può provocare disturbi d'ansia. Come? La confusione (uno dei principali stati di malessere), data
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dall'incapacità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            decisionale (inibizione della corteccia prefrontale, PFC, centro che gestisce le decisioni), ci induce a scegliere percorsi non costruttivi e disfunzionali. Altresì, l'incapacità di portare a termine compiti anche facili (distrazione e mancanza di focus), può portarci a stati di malessere e potenzialmente contribuire a stati depressivi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La necessità di essere sempre connessi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è un effetto collaterale del task-switching, che ci richiede di essere sempre presenti e al passo con i tempi. Questo è correlato con la cosiddetta "ansia sociale" o FOMO (Fear Of Missing Out).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Da annoverare abbiamo anche i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disturbi del sonno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . La continua iperstimolazione giornaliera può creare discrete o pesanti interferenze alla nostra capacità di "decelerare". Quindi, se ho una mente che "naviga" anche di notte, sarà difficile che io riesca a trovare un porto sicuro dove riposare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Allo stesso tempo, il disturbo del sonno aumenta gli ulteriori sintomi correlati all'iperstimolazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Impatto sul cervello e sulle capacità cognitive
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il task-switching non affatica solo il cervello, ma ne altera le funzioni e la sua stessa struttura, corrodendo le capacità cognitive. Alcuni studi evidenziano questo allarmante risultato:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Diversi studi indicano una riduzione della nostra capacità di mantenere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'attenzione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            su un singolo compito per lunghi periodi. Mentre alcune stime parlano di una riduzione dell'attenzione media da 12 secondi (2000) a 8 secondi (2013) (Microsoft Canada, studio sui "mobile consumers"), la realtà è più complessa ma il trend è chiaro: siamo meno capaci di resistere alle distrazioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Compromissione del "Cocktail Party Effect": la capacità di isolare una conversazione specifica in un ambiente rumoroso diminuisce, poiché il cervello è meno efficace nel sopprimere gli stimoli non pertinenti. Anche la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           memoria
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            subisce importanti ripercussioni; ad esempio, l'apprendimento profondo e la memorizzazione a lungo termine richiedono codifica ed elaborazione intenzionali. Quando l'attenzione è frammentata, le informazioni vengono codificate in modo superficiale o per nulla, rendendo difficile il loro recupero successivo. Uno studio del MIT ha mostrato che gli studenti che facevano multitasking durante le lezioni ricordavano meno dettagli e avevano una comprensione più superficiale dei concetti. Non solo le informazioni vengono ricordate meno, ma la loro qualità e profondità sono inferiori. Allo stesso tempo viene compromesso anche
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'apprendimento e la capacità di problem solving
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ; di fatto, il multitasking impedisce l'immersione nel "lavoro profondo" (Deep Work, Cal Newport), essenziale per l'apprendimento complesso, la risoluzione di problemi innovativa e la produzione di lavori di alta qualità. Non solo: senza un focus prolungato, il cervello fatica a collegare le informazioni in modo significativo, a vedere schemi complessi o a formare intuizioni profonde. Si rimane a un livello di comprensione superficiale. Forse, più importante tra tutti, questo meccanismo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           inibisce il pensiero critico
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Il pensiero critico richiede l'analisi dettagliata, la valutazione di diverse prospettive e la capacità di sospendere il giudizio. Il task-switching rende quasi impossibile dedicare il tempo e le risorse cognitive necessarie a questi processi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La lista è lunga e porta con sé molte delle nostre capacità intellettive.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anche
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           la creatività
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            viene influenzata da questo meccanismo. La creatività spesso emerge durante periodi di attenzione sostenuta e, paradossalmente, durante i "periodi di incubazione" (quando il cervello elabora le informazioni in background). Il multitasking interrompe costantemente questi processi, soffocando sia il pensiero
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           divergente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (generazione di idee) che il pensiero
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           convergente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (selezione e affinamento delle migliori idee). Anche le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           capacità decisionali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non possono far altro che peggiorare. La fatica cognitiva derivante dal task-switching porta alla "
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           decision fatigue
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Quando le risorse mentali sono esaurite, tendiamo a prendere decisioni più impulsive, meno razionali o a optare per l'opzione più semplice invece che la migliore. La capacità di valutare pro e contro, di prevedere le conseguenze a lungo termine e di resistere a bias cognitivi diminuisce drasticamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           I danni collaterali nella vita quotidiana
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'American Psychological Association (APA) ha stimato che il task-switching può ridurre la produttività fino al 40%. Questo significa che per un'attività che richiederebbe un'ora di focus, ne impieghiamo quasi due se la frammentiamo costantemente. Non solo, aumentano sia i margini di errore sia gli errori stessi. La mancanza di attenzione e il sovraccarico sostenuto aumentano le possibilità di errore; ciò si traduce nel commettere errori spesso e di entità sempre maggiori. In concomitanza, tutto questo potrebbe tradursi in una qualità inferiore di ciò che si fa. La superficialità diventa dominante, in quanto non si riesce a dare importanza e attenzione a quel che si fa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Pensate che valga solo per i compiti da svolgere tutto questo?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            No, vale anche per le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            relazioni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sociali che intratteniamo. Ad esempio, se abusiamo del meccanismo del multitasking durante le nostre faccende quotidiane, spesso si ripresenta anche durante una conversazione. Questo vuol dire che non si sta ascoltando realmente quella persona, in quanto il grado di attenzione è al minimo o assente. Questo ci porta ad altri danni collaterali. Ad esempio, questa assenza nelle relazioni sfocia spesso in conseguenze come la mancanza di empatia e comprensione nei confronti di chi ci circonda. Questo può valere anche per le relazioni di riferimento più importanti. Conseguenze su conseguenze, in quanto questo atteggiamento può portare, a sua volta, a una vera e propria erosione del legame costruito, poiché l'altra persona potrebbe percepire disinteresse e assenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E per quanto riguarda la tua sicurezza? Sicuramente al primo posto abbiamo la sicurezza alla guida. Non ci si limita a usare smartphone e altri strumenti multimediali durante il giorno, ma se ne fa uso anche quando siamo alla guida. Un classico è trovare persone distratte alla guida a causa dell'uso dello smartphone. Ad esempio, la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) degli Stati Uniti riporta che la guida distratta è una delle principali cause di incidenti stradali, con migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti ogni anno. A seguire troviamo moltissimi casi di incidenti sul lavoro a causa delle distrazioni costanti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           È questa la vita di qualità di cui parlano?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Img.+5.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un vantaggio si, ma non per te
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quindi abbiamo smascherato una volta per tutte questo meccanismo comune, chiamato
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           multitasking
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che altro non è che il task-switching: il saltellare da uno stimolo all'altro, mentre la nostra mente sguazza in questa inebriante danza dai dubbi benefici. Un modo di fare discutibile, in quanto le ripercussioni sono molteplici e non sono affatto favorevoli, come spesso siamo abituati a pensare. Ma qui sorge una domanda spontanea: se non è una modalità efficace, perché ci viene richiesto di utilizzarla? Meglio ancora, perché ne facciamo così largo uso nel quotidiano?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'adozione di questo meccanismo riguarda intrecci complessi tra aspetti sociali, ragioni economiche e tecnologiche, che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           vanno a discapito di molti e a beneficio di pochi.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ponendosi per un solo momento una domanda scomoda:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           chi trae beneficio da questo meccanismo deleterio per la salute e funzionale per la produzione? Qual è il prezzo che la nostra società paga?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A oggi, i concetti di iper-produzione e iper-produttività non sono di certo una novità. Termini che affondano le loro radici proprio nella rivoluzione industriale e che hanno visto la loro affermazione con i principi del
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Taylorismo e Fordismo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , dove l'efficienza viene calcolata sulla base della massimizzazione dell'output per unità di risorsa e di tempo. Tradotto: l'operaio è funzionale a un meccanismo più grande, dove la velocità in un tempo ristretto e la ripetitività del gesto erano la chiave del successo della produzione di serie e in grandi quantità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E dov'è il punto?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo modello si è trasferito dalla meccanizzazione di quel tempo alla digitalizzazione di oggi. Quindi, ciò che ci era stato presentato come liberatorio, ci ha letteralmente "incastrati" in un ingranaggio che ci obbliga a fare di più, in meno tempo e nel migliore dei modi. Non era questa la promessa della tecnologia: più tempo libero a parità di produzione? Abbiamo lavatrici, TV smart, computer, smartphone e assistenti IA; eppure, abbiamo sempre meno tempo e meno energie. Quando esce una tecnologia nuova, ecco che ci richiede più energie e responsabilità nel gestirla. Alla fine ci troviamo a essere "vittime" passive di un ingranaggio che ci chiede di gestire più flussi contemporaneamente, nonostante ci fosse stato detto che la nostra condizione sarebbe dovuta migliorare. Quando spunta una nuova tecnologia, un nuovo modo di comprendere il mondo digitale, ecco che siamo lì pronti ad accaparrarcela. Perché? Perché crediamo fortemente che questa novità possa realmente semplificare la nostra vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           I VERI BENEFICIARI
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma alla fine ne beneficiamo per davvero? La risposta è no. Chi ne beneficia allora?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ne beneficia sicuramente chi riesce a massimizzare gli output con minori risorse impiegate. Se ho ad esempio tre impiegati nel mio ufficio che svolgono le mansioni di otto persone, questo permette sicuramente al mio ufficio di guadagnare con un minimo investimento. Questo è un atteggiamento comune in molti settori, dove chi dirige sa bene di poter "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sfruttare e spremere al massimo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " chi lavora, evitando assunzioni e costi. Quindi, a livello manageriale, è più importante saper fare multitasking e ottimizzare i tempi, piuttosto che investire le giuste risorse. In questo modo le aspettative si alzano, in quanto ci si aspetta che non ci siano tempi morti, che l'efficienza sia sempre rispettata, che la qualità rimanga uno standard fisso e che le scadenze siano sempre puntuali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo si traduce in una pressione costante da parte di chi dirige nei confronti di chi lavora sul campo. Questo non vale solo in ufficio, in quanto la digitalizzazione ha permesso che tale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           pressione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sia presente anche al di fuori del lavoro stesso. Esistono realtà in cui la reperibilità esiste, nonostante non sia prevista dal contratto. Email in qualsiasi orario, telefonate dopo il lavoro, messaggi in ogni momento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un vero e proprio incubo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ma non finisce qui. Di fatto, con la sempre più costante digitalizzazione del lavoro, si sono inseriti sempre più strumenti che permettono di "quantificare la performance": quante mail inviate, quante chiamate, quante vendite, quanto tempo impiegato, ecc. ecc.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Obiettivo è fare molto, fare bene e farlo presto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo si traduce in una norma sociale normalizzata, dove questi "attori" traggono i loro enormi benefici. Se proviamo a pensare alle diverse piattaforme di messaggistica, ai social e ai diversi siti web, hanno come obiettivo quello di mantenere l'engagement alto. Questo si traduce nel far trascorrere il maggior numero di tempo possibile su queste piattaforme. Come avviene questo? Con feed infiniti, con un rimbalzo di stimoli attraverso contenuti e interfacce. Il design di questi strumenti è "addictive" (o "che crea dipendenza"), ovvero sfrutta al meglio i nostri sistemi dopaminergici. Ogni like, ogni notifica o spunta, alimenta la produzione di dopamina e quindi il nostro sistema di ricompensa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come teorizzato da
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Shoshana Zuboff
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , le grandi aziende tecnologiche traggono profitto dalla raccolta massiva e dall'analisi predittiva del nostro comportamento digitale. La nostra costante attività, il nostro passaggio da un'app all'altra, il nostro essere sempre connessi, genera dati preziosissimi che vengono monetizzati. Più siamo "multitasking" sui loro dispositivi e piattaforme, più dati generiamo e più il loro modello di business prospera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche per mezzo dell'economia Gig e delle piattaforme digitali, questo meccanismo viene fortemente promosso e alimentato. Sulle piattaforme Gig (driver, rider, freelance e piattaforme online) i lavoratori sono spinti a prendere quanti più "task" possibili e spesso, contemporaneamente. Diventano in questo modo dei "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           contractors"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che devono in qualche modo massimizzare il loro guadagno attraverso il multitasking estremo. A loro volta, le performance vengono incentivate da algoritmi che rimbalzano opportunità continue, spingendo alla continuità costante e alla velocità. Non solo, l'inattività viene in qualche modo penalizzata; questo, quindi, incentiva ulteriormente a multitaskare in maniera obbligatoria e continuativa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           A cosa ci ha portato tutto questo? La deumanizzazione del lavoro.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il lavoratore viene ridotto a un mero esecutore di compiti frammentati, perdendo la visione d'insieme e la soddisfazione derivante dal lavoro profondo e significativo. L'essere costantemente "on" e interrotto porta a tassi allarmanti di burnout.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto il burnout come "sindrome concettualizzata come risultante da stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo". Uno studio Gallup (2018) ha rivelato che due terzi (67%) dei dipendenti si sentono spesso o sempre in burnout. Il costo stimato del burnout e dello stress lavoro-correlato per l'economia globale è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           di miliardi di dollari
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in termini di perdita di produttività, assenteismo e costi sanitari.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non solo, il modello del multitasking spinto all'estremo amplifica le disuguaglianze. I lavoratori con contratti precari o nella gig economy sono i più esposti alla pressione del "sempre connessi" e del "fare più cose contemporaneamente" per sopravvivere economicamente, senza le tutele o i benefici che potrebbero alleviare lo stress e il burnout.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dal punto di vista sociale, le cose non vanno affatto meglio, dall'altra parte. Ti capita di ignorare o di essere ignorato/a nella tua immediatezza fisica, in favore dello smartphone? Questo comportamento viene soprannominato
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Phubbing o Phone snubbing
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , ovvero un comportamento relazionale disadattivo, in cui la persona viene letteralmente "snobbata" in favore dello smartphone. Questo processo altera le relazioni, le deforma o le porta ad assottigliarsi, tanto che perdono di significato e forma. Genitori che interagiscono con i figli mentre fanno multitasking con altro, amici che controllano notifiche e telefono durante le conversazioni, gente che mangia facendo altre mille cose (spesso al telefono). Normale, direte, no? Siamo tutti distratti e frammentati da questo continuo "fare contemporaneamente", da questo rimbalzare da una cosa all'altra, che alla fine non ci stiamo accorgendo che stanno venendo meno cose come le relazioni, le quali sono parte integrante della nostra esistenza. Spesso le relazioni che viviamo sono fatte di malintesi, sfiducia, lontananza, mancanza di presenza e contatto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa mancanza di contatto, questa distanza e questa frammentazione ci ha completamente resi incapaci, inoltre, di comprendere cosa conta e cosa no, cosa sia utile e cosa no. Abbiamo perso potere decisionale e capacità critica. Non è casuale che stiamo vivendo nell'era della disinformazione o dell'informazione pilotata. Questo accade perché, se siamo così distratti e frammentati, non siamo in grado di comprendere quali siano le informazioni utili per il bene comune, per il bene della stessa comunità. Questo si ripercuote nelle nostre scelte, in quanto non siamo capaci di farle,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           perché la nostra mente è stata completamente frammentata
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Img.+8.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un'alternativa sostenibile, la nostra vera essenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Assolutamente! Ecco il testo corretto, con le modifiche per grammatica, sintassi e punteggiatura, mantenendo la forma originale:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo navigato e osservato in profondità la natura del meccanismo del multitasking, scandagliandone gli effetti su mente, corpo, emotività e a livello sociale. Una produttività che ci spinge a fare sempre di più, incoraggiandoci a sviluppare questa tanto decantata "abilità". Un'abilità che, come abbiamo ben visto, è comoda per chi ne trae profitti, ma va a discapito della propria salute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma come se ne può uscire da tutto questo? La risposta è tanto semplice, ma richiede pratica, impegno e tempo per poterla realizzare. Se siamo abituati a multitaskare, dobbiamo condizionarci al "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           monotasking consapevole
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", ovvero scegliere deliberatamente di rimanere focalizzati su una cosa soltanto. Facile, vero?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non è proprio così, in quanto siamo completamente disabituati a fare una cosa alla volta, tendendo a iniziare un'azione B mentre stiamo già compiendo un'azione A. Leggere il giornale e mangiare, studiare e guardare il telefono o ascoltare musica, guardare le notifiche o il proprio smartphone mentre siamo in compagnia di altre persone e così via.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dovremmo iniziare a comprendere di essere esclusi dal principio di onnipresenza, e che non è possibile fare realmente due cose contemporaneamente. Piuttosto, comprendere che ogni cosa abbia bisogno di massima attenzione e "presenza", affinché possa essere svolta bene e nel minor tempo possibile. Uscire dall'illusione che possiamo vivere parallelamente due o più vite, passando da una all'altra, perché non è questa la verità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi l'approccio che dovrebbe superare il multitasking è di controtendenza con i tempi, oltre a essere coraggioso:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Non tutto è urgenza. La prima è forse la cosa più difficile da comprendere: non tutto va necessariamente portato a termine, o comunque non tutto deve essere fatto subito. Molte delle nostre urgenze non sono altro che il rumore delle urgenze altrui. D'altro canto, l'aspettativa dell'urgenza crea necessariamente urgenza. Se pensiamo che quella determinata azione sia urgente, finirà col diventarlo.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Il potere del "no. Non sono i "sì", ma i "no" a essere difficili da gestire. Se pensiamo a noi stessi da bambini, ci renderemmo conto che eravamo bravissimi nel saper dire no a tutto ciò che non sentivamo opportuno o in linea con noi. Crescendo questa abilità viene persa quasi del tutto e ci ritroviamo a fare di tutto indistintamente, senza mai chiederci se sia realmente adatta a noi.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Essere selettivi e decisi. Sono due capacità che richiedono pratica e costanza nel tempo. Non avere "la fretta", ma pazientare e scegliere con cura ci permetterà di scremare tutto ciò che non è necessario, per lasciare solo ciò che è utile per noi. Allo stesso modo, bisogna essere decisivi, fidarsi delle proprie sensazioni (non pensieri) e crederci fino in fondo.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In questo modo sono tante le riconquiste che si possono ottenere, anche con effetti abbastanza immediati. Ad esempio, si potrebbe notare una conquista immediata dell'attenzione, ciò che potremmo definire lavoro profondo (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           deep work
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ). Questo è precisamente l'antitesi del multitasking e si manifesta in modo specifico. Si basa sulla regola di poter investire almeno da 60 a 90 minuti su un'attività specifica, senza alcuna interruzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli effetti?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qualità superiore, prima di tutto. Di fatto, il lavoro verrebbe svolto in uno stato di "flow", dove ci dimenticheremmo completamente del resto, senza avere alcuna minima interruzione, nemmeno dai pensieri. Anche la velocità d'esecuzione sarebbe effettivamente maggiore. Questo perché la nostra intera mente e attenzione sarebbero dirette su quell'unico compito e non su più di uno. Quindi verrebbe svolto meglio e in meno tempo. Uno studio dell'American Psychological Association ha stimato che le interruzioni possono far perdere fino al 40% del tempo produttivo. Il monotasking recupera questo tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tutto ciò, aumenterebbe anche il grado di soddisfazione personale e non solo. La qualità del lavoro aumenterebbe, così come la stessa produttività. Tutto questo non ha un riscontro solo nella vita lavorativa, ma anche in quella di tutti i giorni. Come? Prima di tutto, migliora la propria concentrazione e presenza mentale. Anche le azioni più semplici, come mangiare, bere, mettere i piedi nella sabbia e così via, diventerebbero diverse, arricchite da sensazioni che non pensavamo nemmeno esistessero. Questo ci permetterebbe di accedere alla vera gioia e alla soddisfazione, alla felicità, con importanti ripercussioni sulle nostre relazioni e sulla loro qualità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Scegli una cosa e falla fino in fondo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Img.+1.png" length="6881130" type="image/png" />
      <pubDate>Mon, 17 Nov 2025 14:14:01 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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    </item>
    <item>
      <title>Il tuo prossimo minuto</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/il-tuo-prossimo-minuto</link>
      <description>Schiavi di un tempo che ci sfugge costantemente. Corriamo senza una direzione, seguendo tappe, obiettivi di volta in volta, anno dopo anno. Incapaci di goderci i momenti, sprechiamo la nostra esistenza rincorrendo cose, credendo che sia questa l'espressione di un'esistenza autentica.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Assetati di tempo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto tempo viviamo? Quanto ne spendiamo? Quanto ne investiamo veramente come vorremmo? Spesso sottovalutiamo questa importante risorsa e a volte la lasciamo scorrere senza percepirne la reale importanza. Un valore con cui "barattiamo" il prezzo delle cose, credendo che sia ciò che conta davvero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una risorsa inestimabile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Immagina di avere una valuta universale, una moneta valida in ogni luogo e in ogni istante. Questa moneta non si compra, non si vende e non si produce da nessuna parte. Ti è semplicemente stata donata una quantità sconosciuta e limitata:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il tempo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma che cos'è il tempo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Percepito come lineare ed elastico, si dilata e si contrae a seconda di quello che viviamo e che proviamo. Un flusso che noi tutti attraversiamo, costantemente e irreversibilmente. La nostra percezione di esso è alterata o comunque influenzata dalla qualità della nostra esperienza. In breve, il tempo è per noi semplicemente soggettivo. Quando si svolgono attività piacevoli con compagnie altrettanto piacevoli, esso risulterà veloce e sfuggente. D'altra parte, invece, rallenta fino a quasi fermarsi quando ciò che facciamo non ci piace o non ci corrisponde.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E quando invece non lo percepiamo affatto? Quando non sappiamo se sia troppo veloce o troppo lento?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La situazione è completamente diversa e non ha niente a che fare con la relatività del tempo. Per alcuni il tempo è denaro, ma in realtà dipende tutto dall'incapacità di percepirne e darne il giusto valore a una risorsa che, a differenza del denaro, è per natura
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           finita
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+3.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una clessidra che si sta "svuotando"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E se ci fermassimo solo un momento, un attimo, giusto il tempo per porci una sola domanda:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           come sto utilizzando il mio tempo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In una società grottesca, continuiamo incessantemente a fare, alla ricerca di quel qualcosa che, in fondo, nemmeno conosciamo davvero. Ambiamo alla serenità, alla felicità o addirittura alla ricchezza, credendo poi di stare bene, ma alla fine ci ritroviamo stanchi e troppo affaticati per esserlo. Un circolo vizioso che si ripete negli anni, dove ci si promette di volere di più dalla propria vita: più momenti con la propria famiglia, meno lavoro, meno doveri, più voglia di convivialità o più energie da dedicare a sé stessi, più
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tempo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo pesci che hanno abboccato alla trappola dell'interesse e dell'avidità per il denaro
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , elevata a modo di vivere. Una società che basa le sue fondamenta proprio sull'inganno, sul consumo del nostro tempo, in cambio di beni che non donano alcun reale valore alla nostra vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma quali sono queste trappole che ci intrappolano? Su cosa inciampiamo anche quotidianamente?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dall'assuefazione per il lavoro agli stimoli continui che ci vengono proposti, dalle distrazioni croniche del nostro tempo alle facili illusioni che ci vengono proposte, dalla procrastinazione costante alle molteplici attività drenanti, fino ad arrivare al consumo passivo del nostro tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+4-3a18a1f8.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Inciampi quotidiani
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi, nonostante sia una risorsa non rinnovabile e sempre più scarsa, tendiamo comunque a consumarla in maniera spregiudicata e sconsiderata. Ci si preoccupa di cose, oggetti e a volte questioni futili mentre ci sfugge uno dei beni più importanti che abbiamo a disposizione, per l'appunto, il tempo. Analizzare i punti o i momenti quotidiani in cui tendiamo ad "inciampare" in queste trappole può diventare uno strumento di consapevolezza potente, che permette di fare scelte più consapevoli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'assuefazione dal lavoro (WORKAHOLISM)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           C'è chi lo considera una necessità, chi un sogno e chi addirittura lo definisce una passione. Tralasciando la libertà oggettiva di definizione del lavoro, la questione lavorativa coinvolge indistintamente la maggior parte delle persone. Spesso si lavora male e anche troppo, dedicando un tempo eccessivo al lavoro e alla propria professione, un tempo che viene sottratto al nostro monte ore dell'esistenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           assuefatt
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           i, ossessionati e molto spesso spaventati dal lavoro, tant'è che in maniera compulsiva ci catapultiamo in una spirale senza fine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non riusciamo a comprendere quando è il momento di dire basta, fatichiamo a disintossicarci e, con la scusa delle priorità e delle diverse esigenze, non ci stacchiamo mai veramente. Ma dove affondano le radici della questione e quali sono le conseguenze?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Forse uno degli aspetti più subdoli, in quanto silenzioso e latente, è la pressione sociale e la nostra cultura del lavoro (prevalentemente occidentale). In una società della performance dettata dal fare, ci sentiamo quasi costretti a seguire tali orme, diventando dei veri e propri
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           automi da produzione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Perché? Perché il contrario sarebbe andare controcorrente. Non fare corrisponde a un vero e proprio sacrilegio nei confronti della moderna cultura del lavoro, che si basa sul sacrificio assoluto, sulla rinuncia ad ampio spettro e sullo sperpero del proprio tempo, senza cognizione di causa ed effetto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, ci "spremiamo" nei nostri lavori, ma in fondo, lo facciamo per acquistare banalità o cose che crediamo utili. Altri invece non sanno affatto perché lo fanno, ma lo fanno e basta. Tanti
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           zombie
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che, ogni giorno, seguono il compitino che conoscono, quello che è stato loro impartito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma non si tratta solo di questo, purtroppo. Molti si identificano e misurano il proprio valore solo in base al loro stato sociale e, conseguentemente, rispetto al loro lavoro, che permette loro di mantenerlo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non fare è percepito come non essere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altri ancora scappano dalla propria vita personale, rifugiandosi nel proprio lavoro, unico momento di pace e di assenza di frustrazione – la stessa che vivono nella loro vita personale. Il fare senza fine maschera la riluttanza verso la loro quotidianità, verso la loro esistenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'inattività vuol dire anche fallire per molti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non produci? Sei un perdente. Non fai? Stai rimanendo indietro rispetto agli "altri". Non lavori? Sei un fallito e presto la tua esistenza cadrà in rovina.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E le conseguenze di tutto questo? Prima di tutto, hobby, relazioni personali, riposo, relax e così via, diventano agnelli sacrificabili di fronte all'altare del lavoro. Un tempo, quindi, che viene completamente sottratto a ogni possibilità di essere vissuto appieno. Questo alimenta una perdita di prospettiva, che si traduce in mancanza di cura di sé (dall'aspetto, alla salute, all'igiene, alla propria forma fisica ecc.), che, nel lungo termine, si può tradurre in una sola cosa:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           malessere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Spesso sentiamo parlare ormai di burnout, una condizione comune ma ancora poco "riconosciuta".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Stimoli continui che non stimolano
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Viviamo nell'era
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dell'iperstimolazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , dove ogni elemento che ci circonda ci mette in una condizione di essere, in qualche modo, stimolati. Abbiamo tutti gli strumenti, di fatto, perché ciò avvenga. Uno in particolare lo possediamo ormai tutti ed è nelle tasche di ognuno di noi: lo smartphone. Piccolo, versatile e sempre collegato. Cosa c'è di meglio per stimolarci ogni giorno, in ogni minuto libero della nostra giornata?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di fatto siamo attanagliati da strumenti tecnologici pervasivi, dove ogni dispositivo è connesso e ogni connessione ci può regalare notifiche, notizie, informazioni, news, gossip, scroll, musica, film. Un intrattenimento che ci allontana ancora una volta da noi stessi e da quel tempo che potremmo vivere appieno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come siamo arrivati a questo? Per prima cosa, attirare l'attenzione è per molte aziende un modo per monetizzare e quindi ricavare grossi profitti. Tenerti incollato a quello schermo, guardando quella pubblicità o quel video, per il maggior tempo possibile, permette di "spammare" (bombardare di messaggi) pubblicità che generano entrate per queste aziende o per le persone che cercano di creare "intrattenimento". Chiaramente l'intrattenimento in questione non è affatto di qualità, ma solo un insieme di elementi che hanno lo scopo di tenerti incollato allo schermo. Ma non è solo questa la ragione: anche le nostre stesse città o, comunque, l'ambiente urbano, ci propongono continui stimoli, fatti di rumori e un flusso costante di informazioni visive e uditive. Per finire, troviamo anche la "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           FOMO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", ovvero "fear of missing out", tradotto come la paura di rimanere indietro e di perderci qualcosa. Che sia una notifica, un'opportunità o un'informazione utile, ci spinge a rimanere costantemente connessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E tutto questo cosa comporta? La nostra attenzione viene frammentata o fortemente diluita. Questo perché il processo di concentrazione richiede una grande quantità di energie e, venendo costantemente interrotto, si rompe quel flusso che ci permette di mantenere un focus costante. Il cosiddetto "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           switching cost
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " consiste nel fatto che per riprendere la concentrazione ci vuole tempo; quindi, interromperla decine o centinaia di volte al giorno ci fa letteralmente perdere il nostro tempo. A ciò si aggiunge l'illusione della facoltà del multitasking, in quanto il nostro cervello non è strutturato per fare più cose contemporaneamente, ma piuttosto passa da uno stimolo all'altro, senza mai concentrarsi su nulla. Complessivamente, tutti questi stimoli, oltre a essere di bassissima qualità, non ci permettono di svolgere le cose con qualità. Oltre a questo, ci tolgono tempo per viverlo appieno, in maniera centrata e presente, piuttosto che perennemente distratti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Distrazioni croniche
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui il discorso cambia, in quanto ormai assuefatti dagli stimoli perenni circostanti, tendiamo a ricercarli anche quando esternamente non ci sono. Ed è proprio in questo momento che si forma la distrazione, che nel tempo si cronicizza. Ma nello specifico, quali elementi ci portano a una condizione di distrazione cronica?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Siamo programmati per ricevere gratificazioni veloci e facili. La conseguenza? La ricerca di distrazioni si traduce in un senso di gratificazione facile e istantanea, una fuga del nostro cervello: una notifica, un like, un reel, una spedizione che attendiamo, una bella foto, un video divertente; insomma, tutti elementi che, appunto, ci danno questa dose di distrazione, che ci permette di "evadere da noi stessi". A cosa serve questa continua distrazione? Una delle sue funzioni principali è quella di non guardare in faccia il disagio o il malessere. Preferiamo occultare il problema, curandone i sintomi, ma non le cause. Per finire, tutto questo si traduce in una bassa tolleranza alla noia, al "tempo vuoto" e non produttivo. La noia, la matrice di tutti i talenti, è vista oggi come un momento inutile, da ripudiare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di fatto, la nostra società non sforna principalmente talenti, ma individui con profondi disagi e sofferenze
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come erodono il tempo queste distrazioni croniche? Intuitivamente, viviamo una serie di interruzioni auto-indotte che, appunto, dipendono proprio dagli elementi di distrazione. Chiaramente le distrazioni diluiscono il nostro tempo a disposizione. Allo stesso modo, una semplice ricerca su Google si trasforma in una navigazione di ore e ore sul web e sui social, che ci porta via tempo che avremmo potuto vivere davvero, anziché passarlo davanti a uno schermo. Questo fenomeno è soprannominato "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rabbit hole digitale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Tutta questa distrazione continua, al contrario, aumenta i tempi di lavoro e degli impegni quotidiani, che vengono rimandati o interrotti di continuo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Risultato? Altro tempo perso, che poteva essere usato diversamente. Oltre al tempo, perdiamo tutte quelle capacità cognitive che ci permettono di mantenere il focus, che ci permettono di scegliere lucidamente. A sua volta, questo non ci permetterà di scegliere bene come usare il nostro tempo: un circolo vizioso che si autoalimenta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le facili illusioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come se non bastassero gli elementi di distrazione continua e i lavori che assorbono tempo e vita, si aggiungono anche le facili illusioni che oggi, ancor di più, spopolano nel mondo del web, proponendo ricchezza, benessere, tempo e tanto altro ancora. Il modus operandi è sempre lo stesso: grandi promesse in cambio del tuo tempo, persino una piccola fetta. Quale promessa più allettante di questa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il modello "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Get rich quick
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " è lo schema che c'è dietro: la promessa di guadagni veloci e facili online, formule magiche e investimenti miracolosi. Ma questo non coinvolge solo l'aspetto del denaro e dell'economia. Lo stesso vale anche per il corpo: dimagrimenti mirati, facili e con poco impegno. Personaggi che si autocelebrano affermando di aver aiutato decine di migliaia di persone, ma che in realtà non possiedono il minimo di competenze o conoscenze. Pillole magiche, bevande e polveri che "hackerano" il corpo, permettendo di raggiungere una forma fisica da sogno. Insomma, il limite qui è solo la fantasia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cosa comporta tutto questo? Perdita di tempo. Sì, perché, oltre a essere mere illusioni costruite per essere ben vendute e persuasive, ti faranno consumare tempo, quel tempo che avresti potuto investire per raggiungere davvero quel risultato. Come? Facendo fatica, non con la bacchetta magica che non esiste. Nei fatti, questo tempo si dissolve nella ricerca di queste illusioni. La ricerca di quel prodotto, di quel videocorso e così via, che sfocia in un ciclo di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           speranza-delusione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : ad ogni tentativo magico che non funziona, si attiva la speranza di trovare qualcosa che possa funzionare, mentre la verità è sotto gli occhi di tutti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo si traduce, appunto, in una distrazione dal percorso reale che va perseguito per raggiungere un determinato risultato. Scorciatoie che si mostrano per quel che sono:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           illusioni che diventano trappole temporali della nostra esistenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le molteplici attività drenanti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se pensavi che solo il lavoro potesse consumare il tuo tempo e assorbire le tue energie, ti stai sbagliando di grosso. Molte altre attività quotidiane, se non ben gestite, possono contribuire alla perdita di tempo. Di cosa si sta parlando?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Obblighi mal gestiti o non affatto necessari
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            si guadagnano probabilmente il primo posto in classifica. Insomma, queste mansioni sono come la burocrazia: mille carte e scartoffie che complicano il processo anziché facilitarlo. Anche la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rete relazionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            può essere fonte di tempo mal gestito. Ad esempio, relazioni non costruttive o tossiche possono sottrarci tempo. Quindi, investire tempo ed energie in relazioni disfunzionali ce lo fa perdere inesorabilmente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un altro elemento che può determinare la perdita di tempo sono le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           cattive abitudini ben consolidate
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Tra le cattive abitudini che frammentano il nostro tempo troviamo la lamentela, uno degli elementi che ci porta all'inazione e ci fa subire ogni evento. Oltre alla lamentela, abbiamo il gossip, le discussioni online sterili e le preoccupazioni eccessive.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella lista rientra anche l'incapacità di dire "NO". Cioè, dire sempre sì ci coinvolge in impegni che probabilmente non vogliamo. Questo ci fa provare delusione, frustrazione, rabbia e una montagna di tempo mal investito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La disorganizzazione personale e ambientale è un elemento comune e molto sottovalutato. Immagina tutto il tempo che impieghi per ritrovare cose che non sai dove hai messo: credi che sia tempo ben speso?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+6-ad6bcdea.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Riprendere in mano il "Timone"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tempo non è soltanto una dimensione relativa, ma anche una valuta, come accennato in precedenza. Ma valuta di che cosa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Al tempo si associa, probabilmente, un altro valore importante:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           la libertà
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi, la libertà coincide con la capacità di autodeterminarsi, di gestire la propria vita come meglio si crede e, di conseguenza, di fare scelte sentendole pienamente proprie. Ogni minuto, ogni giorno, mese o anno che scegliamo di vivere liberamente, non è altro che un dono. Quindi il tempo diventa un mezzo per misurare la libertà e più tempo abbiamo a disposizione, maggiore sarà la libertà percepita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando il tempo è davvero nostro, quando ne deteniamo la vera sovranità, esso si trasforma in un terreno fertile per essere autenticamente sé stessi: la vera formula del benessere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In quali forme quotidiane o con quali scelte possiamo realmente far sì che la nostra libertà si manifesti, appropriandoci del nostro tempo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La libertà di essere sé stessi (autenticità)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non quella descritta sui social, attraverso post e realtà costruite con filtri e altri artefatti digitali, ma la vera autenticità: essere sé stessi senza la paura di esserlo. Ma come si fa a essere sé stessi davvero? E che connessione ha tutto questo con la questione del tempo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Prima di tutto va precisata una cosa semplice ma non scontata: per essere autentici è necessario conoscerci e, per farlo, serve tempo. Questo perché, affinché ci si possa conoscere, è fondamentale comunicare con noi stessi, instaurando una relazione sana tra le diverse parti di cui siamo costituiti. Riflessione, analisi, osservazione e ascolto di sé sono tutti elementi che vanno sviluppati e praticati costantemente. Ovviamente tutte queste azioni richiedono tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il tempo impiegato per agire, a quel punto, rispecchia i propri valori; si diventa quindi
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           coerenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           con sé stessi e in linea con le proprie decisioni, piccole o grandi che siano. Le nostre azioni sono lo specchio di quello che siamo e ci definiscono.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A questo punto si passa alla vera e propria manifestazione della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           volontà
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che raggiunge la sua massima espressione attraverso ciò che ci piace fare realmente: scegliere ciò che amiamo. Se ci riferiamo ad alcune attività che svolgiamo, si traduce non in un senso di produttività ma in azioni che ci fanno sentire vivi e provare gioia e soddisfazione. Queste attività arricchiscono la nostra anima e alimentano in maniera sana la nostra mente. Quando si praticano attività di questo genere, il tempo cambia: diventa uno stato di "Flow". Lo stato di flow corrisponde a un tempo che scorre senza sentirne la presenza, in quanto il livello di gratificazione e quiete è elevatissimo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In questo "stato di Flow", l'apprendimento, l'esplorazione e l'auto-scoperta diventano pilastri portanti del nostro essere. Leggere, studiare o frequentare corsi, così come viaggiare ed esplorare luoghi, sono tutte attività che, nel permetterci di arricchirci e conoscere meglio noi stessi e il mondo circostante, richiedono
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           TEMPO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma non siamo fatti solo di "cose", ma anche delle relazioni che scegliamo. Prendersi il proprio tempo ci permette, prima di tutto, di averle e di coltivarle. Quando ci si prende il proprio tempo, la scelta delle relazioni di cui ci si circonda cambia considerevolmente. Questo perché, essendo il tempo strettamente connesso con noi e con l'importanza che diamo a noi stessi, non ci permette di scegliere relazioni futili o poco costruttive. Insomma, se ho imparato a dare importanza al mio tempo, avrò imparato a dare importanza anche alle relazioni di cui mi circondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una libertà negata
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tempo, che dovrebbe essere visto come la valuta della nostra libertà, è in realtà qualcosa che ci incatena, che ci fa sentire schiavi di esso. Non ci sentiamo liberi nelle scelte, ma al momento siamo in grado solo di decidere liberamente come gestire gli impegni all'interno del tempo a nostra disposizione. Quindi non scegliamo il nostro tempo, ma solo come riempirlo o colmarlo in qualche modo. Conseguenza? La libertà non si manifesta, ma viene occupata o soffocata
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Vendiamo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il nostro tempo per i nostri impegni lavorativi, che molto spesso non coincidono con quello che ci piace fare o che non rispecchia affatto i nostri valori. Altre volte,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           svendiamo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il nostro tempo, gettandolo inutilmente per quattro soldi, non ricevendo nemmeno il meritato compenso. Questo svendersi il proprio tempo si collega benissimo allo spreco che facciamo di questa risorsa, nel tentativo di compiacere gli altri o le loro aspettative. Ancora una volta lasciamo che il tempo venga eroso, in quanto non si sceglie di essere autentici ma di uniformarsi agli altri.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il dovere prima e poi il piacere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Quante volte ce lo siamo sentiti dire? E chi ha deciso che il dovere sia sempre una priorità rispetto al piacere? Chi dice che senza il dovere il piacere non avrebbe significato? Nessuno. Viviamo, di fatto, una vita dove i piaceri e le gioie diventano marginali, in alcuni casi nulli. Il tempo dedicato al divertimento e alla spensieratezza diventa un tempo non produttivo, oppure un lusso che appartiene a pochi. Così si cade in quella stanchezza cronica, in quell'insoddisfazione perenne, che ci mette in una condizione di ricerca perpetua di qualcosa che è sempre stato davanti ai nostri occhi: godere del nostro tempo in maniera libera e spensierata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+7.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fatti due conti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ogni giorno, per necessità o per volontà, cediamo il passo al sonno e, di conseguenza, al riposo. Mediamente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dormiamo circa 7-8 ore al giorno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , o per lo meno queste dovrebbero essere le ore da dedicare alla nostra salute. Questo significa che quasi un terzo della giornata è dedicato al riposo. Quali sono le attività a cui dedichiamo il tempo restante?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il lavoro occupa sicuramente il primo posto. In linea di massima, ci assorbe circa 7-8 ore al giorno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Quindi un altro terzo della giornata che se ne va. Questo dato non considera eventuali straordinari o ulteriori ore dedicate al lavoro anche al di fuori dell'orario d'ufficio. Ricerche condotte su larga scala, come quelle dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           OCSE
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ) sulle ore lavorate e gli studi sul burnout (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ad esempio, quelli basati sul Maslach Burnout Inventory
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ), evidenziano come la pressione di giornate lavorative prolungate, senza adeguati recuperi, possa erodere il benessere psicofisico e ridurre la produttività a lungo termine. Pensi che sia finita qui? Ci sono percorsi nascosti e spesso non considerati, dove spendiamo buona parte delle ore restanti. Per la precisione,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sono 3 le ore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che spendiamo in momenti come svegliarsi, l'igiene personale, vestirsi, fare la doccia e le pause fisiologiche. Insomma, momenti della giornata dedicati ad attività che servono a prendersi cura di sé. E per andare al lavoro? Per spostarci da un posto all'altro? Quanto tempo impieghiamo?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Da 1 ora o più
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Quel tragitto che fai tutti i giorni, quando porti i bambini a scuola, quando vai in palestra o a fare la spesa; insomma, ogni volta sono minuti del tuo tempo trascorsi su un mezzo di trasporto e nient'altro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E le mansioni giornaliere? Pulire, sistemare, stirare, ecc.?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Queste mansioni possono facilmente richiedere altre 1,5 – 2 ore al giorno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Le indagini sull'uso del tempo, come l'American Time Use Survey (ATUS) negli Stati Uniti o le Eurostat Time Use Survey in Europa, rivelano come queste attività, spesso non riconosciute come "lavoro", costituiscano una fetta significativa degli impegni quotidiani.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se tiriamo un po' le somme, a quanto ammonta il tempo che ci rimane a disposizione in una giornata di 24 ore?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            8 ore di sonno, 7 ore di lavoro/studio, 3 ore per i bisogni fisiologici, cura personale e pasti, 1 ora per gli spostamenti e circa 1,5-2 ore per la gestione domestica:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ci rimangono esattamente 3,5 ore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E in un anno intero?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Se moltiplichiamo 3,5 per 365 giorni, otteniamo circa 1277 ore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (questo calcolo non tiene conto di festività, ferie e giorni feriali).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E di questo preziosissimo tempo che ci rimane, cosa ne facciamo realmente? Globalmente, le persone prediligono passare il loro tempo davanti a uno schermo, e questo numero è sempre più crescente. La media globale di ore trascorse davanti a un dispositivo,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           in particolare sui social, è di circa 2 ore e 30 minuti al giorno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Ma non è finita qui: molti di noi trascorrono ulteriore tempo su piattaforme di streaming per guardare serie TV o film, sottraendo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           altre 2-3 ore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non dimentichiamo le ore spese davanti alle console dedicate al gaming, che possono prolungare questo tempo anche per diverse ore (ben oltre le 2 ore)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E poi...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E poi ci sono attività che al momento non sono quantificabili in termini di tempo, ma che probabilmente dominano la scena per la maggior parte di noi, durante le nostre giornate e azioni quotidiane. Di cosa si sta parlando? Di zavorre invisibili ma sempre presenti, ladri di energia silenziosi che rubano o demoliscono completamente il nostro prezioso tempo. Sono pratiche, o meglio, pratiche disadattive che crediamo "normali" ma che in realtà hanno un potere e un'influenza notevole
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            :
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           a lamentela e la ruminazione cronica, la procrastinazione e l'indecisione cronica, i conflitti e le tensioni interpersonali, e infine il consumo passivo di energie (come il "binge-watching", ovvero continuare a investire energie e tempo in azioni passive come guardare una serie TV ininterrottamente)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se ti piacciono le percentuali, che hanno quel non so che di scientifico, eccoti accontentato:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sonno: 8 ore (33.3%)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Lavoro/Studio: 7 ore (29.2%)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cura Personale: 3 ore (12.5%)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Trasporti: 1 ora (4.2%)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Gestione Casa/Commissioni: 1.5 ore (6.3%).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+8.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Nemico o risorsa?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non ci sono tecniche speciali o routine simili; ci sono, sì, probabilmente cose da migliorare, ma se vuoi realmente goderti il tuo tempo, allora impara a prendertelo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+2-18469a52.png" length="7547553" type="image/png" />
      <pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:45:52 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/il-tuo-prossimo-minuto</guid>
      <g-custom:tags type="string">schiavi,tempo sfuggente,veloci,tempo,veloce,sotto pressione,lobotomizzati,liberi,abituati,incapaci,illusione,schiavi del tempo,tempo per sè stessi</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Allenamento multifattoriale: oltre le rigide credenze.</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/allenamento-multifattoriale-oltre-le-rigide-credenze</link>
      <description>Una cultura dell'allenamento bistrattata e alterata. Nell'immaginario collettivo, "allenamento" vuol dire adattarsi a rigidi programmi, che vanno portati a termine fino in fondo, senza mai risparmiare nulla. Ma è davvero così?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un'idea inflessibile
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+2.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ogni volta che pensiamo a un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           allenamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , a una programmazione o a una scheda di allenamento, ce lo aspettiamo "tosto" o comunque altamente intenso. Una sorta di "punizione" su carta, che ci permetta di redimerci da ogni possibile stanchezza, svogliatezza o pigrizia che sia. Portare a casa ogni possibile serie o ripetizione, affinché l'allenamento sia perfetto!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non importa quanto stress ci portiamo addosso, non importa quanta stanchezza abbiamo e ne tanto importa come ci sentiamo, l'allenamento è a prescindere da fare al massimo. In caso contrario?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Giudicarsi in malo modo diventa facile e vedersi male allo specchio diventa conseguenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il mito del duro allenamento. Rigidi, non forti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alla base, uno dei motivi che influenza questo mito che aleggia intorno agli allenamenti e alle programmazioni dure, è la performance. Ormai è diventato uno dei valori portanti della nostra società.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Eccellere e primeggiare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sono più importanti del percorso e quindi dell'apprendimento stesso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Talvolta si confondono addirittura gli obiettivi, in quanto "il raggiungimento della vetta" diventa più importante del miglioramento stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ad ogni modo, nel vasto e confusionario mondo del fitness e dello sport, tra corpi scolpiti, fitness influencer e imprese epiche, si annida e prende piede l'idea che ogni allenamento, ogni programma, ogni sessione debba essere portata al limite, allo sfinimento, alla nausea. In modo rigido e militaresco, questa
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ideologia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            prende forma dagli spogliatoi alla sala pesi, fino a invadere ogni ambiente sportivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           C'è appunto il soldato che "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           deve
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " portare a termine necessariamente ogni sessione, ogni allenamento, mentre dall'altra parte incontriamo i "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mestieranti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", coloro che prendono l'attività fisica o la programmazione come un vero e proprio lavoro. Per finire abbiamo i "colpevoli", coloro che non si sentono obbligati da un inflessibile dovere, bensì da sensi di colpa e vuoti esistenziali, qualora dovessero saltare la palestra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In un modo o nell'altro, si trasforma il tutto in un atto inconsapevole e a tratti masochistico, di fronte a quello che si trasformerà in "duro lavoro a prescindere" e dove l'atto di "resistere" diventa l'unico metro di giudizio di una buona performance.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ecco a voi presentato l'eco del moderno detto "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           No Pain-No Gain
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma perché questa
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disciplina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che in origine potrebbe attuare azioni costruttive e benefiche sotto ogni profilo, si trasforma con il tempo in una modalità
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rigida
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che nel tempo diventa controproducente e dannosa? Per meglio comprendere cosa accade in questo processo di trasformazione, è necessario comprendere prima di tutto la differenza tra
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disciplina e rigidità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , comprendendo i confini e le loro differenze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La disciplina, per definizione, indica la capacità di impiegare un impegno costante e coerente verso un obiettivo che non ha una scadenza imminente (a lungo termine). È una valutazione a cui segue una scelta consapevole, dove vengono ben definite le priorità e i propri ruoli. Questo valore tiene conto anche di ciò che contorna l'obiettivo e per tal ragione riesce a discernere tra le varie opzioni da optare, in maniera costruttiva. Alla base, oltre alla consapevolezza, troviamo anche una certa strategia, orientata verso il futuro. Autoconsapevolezza e flessibilità permettono alla disciplina di fluire,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           permettendoci di scegliere la cosa giusta nel progresso complessivo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un esempio di disciplina in ambito sportivo potrebbe essere: nonostante la poca voglia (pigrizia), decido di andare in palestra facendo un allenamento più leggero, focalizzandomi sulla tecnica o su esercizi che prediligo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La rigidità, invece, per definizione è un'adesione inflessibile e acritica rispetto a un piano, una regola o una scelta. Ignora qualsiasi contesto, circostanza e condizione personale o altrui. È una chiara manifestazione d'incapacità o riluttanza nel prendere strade o scelte diverse rispetto a quelle già prese, anche se esse non portano a reali benefici. Molto spesso la rigidità coincide con le nostre paure. Paura di non essere abbastanza, di non fare abbastanza, paura di non essere capaci, paura di fallire o non riuscire; si basa altresì su semplificazioni eccessive. Non lascia spazio ad atteggiamenti consapevoli, anzi, diventano piuttosto irresponsabili, in quanto ignorano ogni segnale. Tali atteggiamenti alla fine portano a risultati controproducenti, in quanto non permettono nessuna evoluzione e adattamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La rigidità è fare la cosa scritta sul foglio, a prescindere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un esempio a tal proposito nell'ambito sportivo potrebbe essere: forzo con uno squat il mio ginocchio, nonostante sia infortunato e in uno stato infiammatorio acuto, in quanto mi attengo al programma, senza riserve.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immag.+3.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fatta questa differenziazione, possiamo meglio comprendere i concetti che seguiranno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le radici del mito della "sofferenza": il lavoro duro a prescindere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La credenza che c'è alla base di questo mito è che per il progresso fisico (e non solo) sia necessario passare dalla sofferenza a ogni costo. Tanto più si soffre, tanto più alta sarà la gratificazione e il progresso verso la presunta "vetta olimpica".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo stesso motto "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           No Pain-No Gain
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " si fa strada come strumento di autovalutazione e validazione sociale, in particolare nell'ambito sportivo. Dimostrare di potersi spingere oltre i propri limiti, superando quindi gli altri, dà una certa dimostrazione di forza e superiorità. Dietro questo meccanismo, c'è una vera e propria volontà di validazione implicita, dove si ricongiunge con un consenso e un senso di approvazione esterna. In poche parole, soffrire, spingersi oltre, mi rende agli occhi degli altri un uomo che ha superato ogni limite e quindi si pone al di sopra delle capacità comuni. Un perfetto riflesso della cultura e della società della performance, dove eccellere e primeggiare sono diventati valori cardine. Ogni gesto, ogni azione è misurabile e quantificabile; di fatto non si guarda più l'esperienza o altri elementi, piuttosto il focus è rivolto solo ai "numeri" dati dai risultati ottenuti. Quindi, in questo modo, anche lo sport e gli allenamenti diventano una vera e propria industria, dove più si performa, più numeri si ottengono, più si produce. Chiaramente questo crea condizioni non umane e poco naturali, che a loro volta producono sofferenza fisica e psico-emotiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le ragioni di questa idea affondano in una cultura variegata da diverse sfaccettature e alimentata in contesti differenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'influenza dell'era industriale e del Capitalismo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Spiega come il corpo venga visto come una macchina da ottimizzare per la massima produttività, attraverso altissime performance. Insomma, il corpo va sfruttato al massimo, senza considerare fattori come "l'usura" dovuta al suo utilizzo e i possibili infortuni in cui si può incorrere. Il dolore assume una parte predominante, in quanto indicatore di performance valide e di livello; in tutto ciò non c'è spazio per il recupero o il riposo, conta solo portare a casa i risultati!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sport tradizionale e allenamento militare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Storicamente parlando, questi due mondi hanno da sempre enfatizzato la fatica incessante, la sofferenza e la resistenza al disagio come strumento di raggiungimento degli obiettivi e prova di carattere. Superare i propri limiti, forgiare il carattere attraverso la privazione e il dolore, la sofferenza condivisa come legante per il gruppo, il dolore e la stanchezza come "pane per i deboli": sono tutti concetti chiave che spiegano bene su cosa si basano questi due ambienti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La nascita del Bodybuilding e del mondo del Fitness moderno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Nel boom iniziale di questa disciplina, tra gli anni '60-'70 in poi, l'enfasi degli allenamenti era focalizzata sull'estrema intensità, con metodologie che miravano al "danno muscolare". Quindi l'obiettivo era rompere le fibre (i legami proteici delle fibre muscolari), con il fine di ottenere un'azione anabolica e di "pump" muscolare. Quindi si crea una certa associazione tra dolore e miglioramento muscolare/fisico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In tutto ciò, diventiamo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           vittime e carnefici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di noi stessi, incapaci di vedere al di là della regola e della rigida programmazione; accettiamo indistintamente, creando una sofferenza inutile, che alla fine indiscutibilmente accettiamo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Accettare questo è come cercare di forzare una porta, pur avendo le chiavi a portata di mano per aprirla.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immag.+4.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un allenamento, più considerazioni da fare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sono molteplici i volti che influenzano i nostri allenamenti. Per prima cosa va considerato che l'allenamento non è una semplice equazione per la quale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           applicando lo stimolo X si otterrà la risposta Y
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Molto spesso accade, ma è una visione riduttiva e ignorante, in quanto ignora molteplici fattori che possono intervenire nella componente sessione di allenamento. Questo perché gli allenamenti non avvengono in un laboratorio o in un ambiente controllato; di conseguenza diventa importante fare una considerazione su quelli che possono essere i fattori che possono influenzarci e quindi influenzare i nostri allenamenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Primi tra tutti troviamo il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           lavoro e gli impegni quotidiani
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Il lavoro acquisisce un ruolo da protagonista, in quanto passiamo moltissimo tempo nei nostri rispettivi luoghi di lavoro. Dall'altra parte spendiamo moltissimo tempo in ulteriori attività quotidiane che svolgiamo regolarmente (fare spesa, pulire casa, fare il bucato e così via). Questi due elementi hanno una forte influenza sui livelli energetici, tra stress e tempo, influenzando così i cicli circadiani e i nostri stati emotivi e psicologici. Non solo, anche la tipologia di lavoro può essere più o meno influente. Se, ad esempio, faccio un lavoro su turni, vado a disrompere i normali cicli di sonno-veglia, portando inevitabilmente a una qualità del sonno che sarà sicuramente inferiore. Questo a sua volta influirà sui recuperi, sull'umore, sul carico di stimoli che posso e riesco a dare, sulla performance e così via. Anche il quantitativo di ore lavorative e le modalità in cui si svolge il proprio lavoro possono contribuire in maniera importante. Se lavoro 40 ore settimanali (e non solo), sarà sicuramente diverso rispetto a chi ne lavora circa la metà, in un part-time. In questo modo, più lavoro e più risorse impiego, e meno ne avrò a disposizione per gli allenamenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma tra gli indiziati non abbiamo solo impegni e lavoro; piuttosto, anche la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           stagionalità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           del periodo può influire significativamente sulle nostre performance e voglia di allenarci. Tradotto: allenarsi d'inverno è chiaramente diverso dall'allenarsi d'estate. Perché? Perché le temperature possono provocare un ulteriore stress (stress termico). In estate, le temperature sopra i 30° e gli alti tassi di umidità possono far sì che il nostro corpo devii le energie per mantenere un'omeostasi termica (equilibrio termico), quindi investe maggiori energie per farlo. Di conseguenza, l'allenamento risente in maniera sostanziale dell'influenza termica e delle sue conseguenze. Non solo, con l'aumento delle temperature, la dispersione di liquidi è maggiore per via della sudorazione (dispersione di elettroliti e disidratazione), affaticando così il sistema cardiovascolare. D'inverno, il corpo ottimizza le sue energie in maniera diversa: se il caldo è un catalizzatore, il freddo tende a rallentare e a "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mandare in letargo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            " le nostre energie. Durante questa stagione, il corpo impegna una buona parte delle energie per mantenere un'omeostasi termica (per via delle basse temperature); la diminuzione delle ore di luce fa sì che sia l'umore che la produzione di vitamina D siano bassi. L'autunno, per via del calo della luce e il graduale avvicinarsi della stagione fredda, ha un'azione inibitrice, mentre la primavera può essere un boost importante, in quanto preannuncia l'innalzamento delle temperature e preannuncia l'aumento delle ore di luce.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, siamo completamente influenzati dall'ambiente circostante
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma ci sono altri aspetti, forse più delicati, che possono influenzare gli allenamenti, il modo di condurre le programmazioni e non solo, anche la propria vita. Nello specifico
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           lo stress
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , di cui tanto si sente parlare di questi tempi. Esso può essere acuto o cronico e può avere una certa incidenza sul sistema nervoso. Ma prima ricordiamo che il sistema nervoso è la nostra "centrale di comando", che si occupa di gestire molteplici funzioni, tra cui battito cardiaco, respirazione, digestione, risposta agli stimoli, il meccanismo di "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           attacco-fuga
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            " e altre funzioni involontarie. Questo fa parte del nostro "sistema simpatico". Dall'altra parte abbiamo invece il "parasimpatico", che è adibito al riposo e alla digestione, momenti in cui il corpo si rigenera. Lo stress cronico, in questo caso, fa sì che si abbia una dominanza da parte del sistema simpatico, facendo sì che il corpo mantenga un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           costante stato di allerta
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , senza alternarsi con quello parasimpatico (riposo). In questo caso si ha una produzione costante ed elevata di cortisolo, che è catabolico ad esempio, in quanto ostacola la sintesi proteica (costruzione della massa muscolare), oppure sopprime il sistema immunitario, diminuisce la capacità di recupero muscolare, influenza negativamente il sonno, crea disequilibri alimentari, diminuisce la concentrazione e influisce notevolmente sulla tolleranza agli sforzi (allenamenti).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo condiziona quindi in maniera significativa il nostro stato di salute. Di fatto la dominanza del sistema simpatico data dallo stress eccessivo e cronico causa diversi problemi come insonnia, irritabilità, ansia, aumento dei rischi cardiovascolari, battito cardiaco elevato a riposo, cattiva digestione con svuotamento gastrico lento e così via, con una lunga lista di condizioni dannose e/o rischiose per la salute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra gli altri elementi che possono determinare la qualità dei tuoi allenamenti come quella della tua vita abbiamo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           uno stato di salute generale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alcune malattie minori, come raffreddori, mal di gola o mal di testa, sono segnali che il tuo corpo ti lancia. Solitamente, nella maggior parte dei casi, l'approccio è allenarsi nonostante tutto. Tante sono le notizie di corridoio che circolano, ma allenarsi con uno stato di salute compromesso non fa altro che aggiungere ulteriore stress al sistema, influenzando negativamente il sistema immunitario e probabilmente prolungando lo stato di malattia. D'altro canto, spesso proviamo dolori e/o rigidità muscolo-articolari che bloccano o comunque limitano i nostri movimenti, con conseguenze sui nostri allenamenti. In questo caso, il nostro corpo ci sta segnalando un sovraccarico generale, dato probabilmente dalla somma di più fattori che hanno portato a limitazioni o a dei veri e propri blocchi. Questo si collega direttamente con il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           concetto di recupero generale e affaticamento sistemico accumulato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Tra questi troviamo il sovrallenamento (Overtraining), una condizione difficile da raggiungere con il solo allenamento, ma se vista in un contesto più ampio (lavoro, impegni, vita veloce, stress, debito di sonno ecc.), può facilmente verificarsi. Ma che cos'è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'overtraining
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ? Una condizione in cui non c'è solo un esaurimento muscolare, ma prima di tutto è sistemico: nervoso, ormonale e immunitario. I sintomi sono molteplici, tra cui: insonnia, irritabilità, perdita di appetito, malattie frequenti, dolori persistenti, demotivazione, ansia, perdita di concentrazione, annebbiamento mentale e poca lucidità a livello cognitivo. Anche uno stato di fatica neurale può incidere in maniera significativa. Rappresenta una perdita di forza ed energia, accompagnata da un senso di indolenzimento muscolare o poca forza muscolare. A livello mentale invece, si percepisce una vera e propria nebbia mentale che non permette di mantenere uno stato di attenzione funzionale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sarà davvero finita qui la lista? La risposta è no
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un elemento che viene spesso sottovalutato è la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rete relazionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che abbiamo intorno a noi. Sì, perché molto spesso non teniamo conto che le relazioni sono ovunque intorno a noi e gestirle richiede un certo impegno energetico. Relazioni che possono essere di ogni tipo: il proprio partner, familiari, amici, colleghi di lavoro. Non solo, anche la relazione che instauriamo con gli ambienti circostanti ha una certa rilevanza: ambiente lavorativo, ambiente casa o famiglia, la propria città o comunità. Come possono impattare le relazioni su di noi e quindi anche sulla qualità degli allenamenti, come conseguenza? Semplicemente possono aggiungere ulteriore stress al già presente carico generale. Quindi se vivo delle tensioni in un ambiente o con una relazione in particolare, o entrambe le cose, sicuramente inciderà sui livelli di stress. Anche avere delle responsabilità può aumentare notevolmente il carico di stress. E quando invece ti prendi responsabilità che non sono tue? Quando svolgi compiti che vanno oltre le tue responsabilità? Ecco, chiaramente le cose peggiorano, il peso diventa pesante e logorante.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa rete di fattori che è stata elencata ci permette di capire come siano tante le sfaccettature e come l'approccio più comunemente usato, ovvero quello di seguire rigide regole, sia controproducente e probabilmente inefficace nel lungo periodo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Basta leggere ogni elemento elencato all'interno del testo per comprendere che c'è una vera e propria interconnessione tra i vari fattori e come tutti possono influenzare il nostro stato di salute e le nostre capacità, sia fisiche che emotive.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Lo stigma del "non essere debole" rappresenta nient'altro che la maschera di chi non è in grado di misurare i propri limiti, di chi non riesce a evolversi e a migliorare per davvero.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Figure rigide che, di fronte alle difficoltà, sono destinate a "spezzarsi"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.6-4e488dff.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un concetto di allenamento rivoluzionario
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Fino a questo momento, abbiamo visto come il mondo dello sport, del fitness e l'idea stessa che si ha del movimento siano associati a un'unica credenza dominante:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           soffrire corrisponde a migliorare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Nel passaggio precedente però, abbiamo visto invece che ci sono una serie di elementi che demoliscono questa idea, in quanto non è l'allenamento, né tanto meno la programmazione il centro della questione; allo stesso modo, nemmeno l'obiettivo che si è prefissati. Piuttosto, la prerogativa principale dovrebbe essere la salute e una condizione di benessere a 360°.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Eppure oggi, molto spesso, si pensa che il benessere passi da cose esterne, come in questo caso, la condizione fisica ottenuta da allenamenti intensi o programmazioni rigide e pesanti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Bias del sopravvissuto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " ha un'impronta importante nella cultura del movimento. Abbiamo fatto nostra l'immagine dell'atleta che, spingendosi oltre ogni limite, superando qualsiasi ostacolo, è riuscito a ottenere risultati, raggiungendo podi e conquistando medaglie e gloria. Una sorta di invito e al tempo stesso demonizzazione della "debolezza".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fronte a tutto questo, di fronte a questa cultura, narrativa e ideologia, in che modo si può agire? Quale via si può seguire per ottenere un certo equilibrio e al tempo stesso risultati estetici e di performance?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ma soprattutto, c'è realmente un modo?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un alternativa intelligente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'alternativa all'approccio rigido, cui abbiamo analizzato, è un approccio alternativo che tenga conto delle altre variabili. In questo caso, facciamo riferimento a un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           approccio adattivo e multifattoriale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ma che cos'è questo tipo di approccio e in cosa consiste?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È un percorso che volge alla consapevolezza, all'ascolto del proprio corpo, tenendo conto delle diverse sfaccettature della vita quotidiana e che prende in considerazione anche gli elementi del proprio percorso personale, unendoli a quello sportivo. Un processo che ha come centro il benessere del corpo e psico-emotivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per realizzare tutto questo, è chiaro che ci debbano essere delle chiare volontà e soprattutto lo sviluppo di "strumenti utili" al percorso stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno dei primi passi da fare è lo sviluppo dell'ascolto del proprio corpo, ovvero quello che in molti chiamano ascolto interiore. In realtà bisogna sviluppare un vero e proprio "senso" che ci permette di sondare cosa accade al nostro corpo e in che modo sta rispondendo a quel determinato stimolo. Questo si traduce con lo sviluppo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dell'Interocezione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . A differenza degli altri sensi (vista, gusto, olfatto, udito e tatto) che ci informano sul mondo circostante (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           esterocezione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), l'interocezione è un senso che si può sviluppare e che ci permette di comprendere costantemente il nostro stato fisiologico, non solo del corpo, ma anche dei nostri stati psicologici ed emotivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo ci permette di interpretare i segnali interni, elaborarli e agire di conseguenza. Quindi un senso che riguarda la consapevolezza del sé. Questo può essere chiaramente implementato anche durante le nostre fasi di allenamento. Quindi il focus si sposta dall'obiettivo alle sensazioni che si hanno durante l'allenamento. Non i chilometri o le serie da finire, ma piuttosto come risponde il corpo a quel determinato stimolo, oppure come ci si sente nel mentre che si sta praticando un determinato tipo di attività:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           essere presenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche dopo ogni allenamento (e non solo), sarà necessario prendersi qualche minuto per fare una specie di "Body Scanning", per meglio comprendere le proprie condizioni e se l'allenamento è stato costruttivo oppure no.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi, una volta sviluppato questo "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           senso della consapevolezza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", diventa necessario approfondire ogni dinamica interna, ogni situazione che viviamo, che sia prima, durante o post allenamento. In questo caso la "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rigidità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " diventa nemica dell'adattamento biologico e del progresso stesso. Quindi accettare e modificare il proprio programma di allenamento in base alle esigenze del momento diventa un'azione intelligente e volta al vero miglioramento. Al contrario, portare a termine un programma o un allenamento, svalutando o non valutando affatto la propria condizione, diventa a lungo andare controproducente e anti-evolutivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Introdurre una vera e propria modalità di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           autoregolazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , dove si diventa flessibili anche di fronte a una programmazione rigida. Un altro elemento fondamentale, affinché l'autoregolazione sia efficace, è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'onestà:
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ovvero essere obiettivi e non farsi influenzare dalle proprie emozioni e quindi dal proprio stato d'animo. Ad esempio, se sono nervoso perché ho la spalla dolorante, non cerco di "spingere" facendo finta di nulla. Al contrario, gestisco le mie emozioni e il mio allenamento di conseguenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sempre agendo in questi termini, è importante prendere in considerazione eventuali campanelli d'allarme che il nostro corpo ci lancia. La logica vorrebbe che "si prevenga piuttosto che si curi". A volte non c'è una semplice stanchezza, non è fatica accumulata, ma il nostro sistema corpo che è sovraccaricato dagli stimoli che gli abbiamo fornito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Riconoscere queste "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Red Flags
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " come indicatori o segnali di calo dello status di salute generale e come diminuzione della performance diventa una prerogativa. Ad esempio:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Performance in calo o stagnante
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : Nonostante la tua costanza negli allenamenti, ti accorgi a un certo punto che la forza, la velocità o altri parametri di lavoro decrescono oppure si riducono completamente i margini.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Recupero compromesso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : DOMS che persistono, affaticamenti tendinei che non svaniscono. Segnali di un sovraffaticamento muscolare cronico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sonno disturbato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : Risvegli notturni, difficoltà nell'addormentarsi, continui risvegli notturni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Cambiamento dell'umore e crescente irritabilità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : Rabbia continua e incontrollata, ansia, instabilità emotiva, demotivazione cronica, nebbia mentale e difficoltà nella concentrazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Segnali fisiologici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : Inappetenza o fame emotiva, battito cardiaco a riposo alto, pressione arteriosa alta cronicamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dolori persistenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : Dolori che continuano a persistere senza reali miglioramenti. Capacità di recupero altamente compromessa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E dal momento che ci sono questi indicatori, cosa si fa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In casi in cui la situazione è cronica o grave, bisogna prediligere un recupero passivo, quindi senza praticare alcun tipo di attività. In altri casi, se ci rendiamo conto che abbiamo una carenza energetica o che comunque non siamo in uno stato di forma ottimale, a quel punto bisogna puntare a un piano B. Il piano B ci permette di mantenere una pratica disciplinata e costante, ma che allo stesso tempo ci permette di salvaguardarci da possibili rischi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esempi di qualche piano B:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Invece di un allenamento ad alta intensità, sessione medio-leggera di pesi, dove valorizzo la tecnica affinandola, chiarendo dubbi su possibili esercizi complementari (o "accessori", "correlati", "specifici", "utili all'obiettivo", a seconda del senso di "agnostici").
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Invece che allenarmi con sovraccarichi importanti con esercizi fondamentali, opterò per altri esercizi di base leggeri che magari preferisco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Invece che stressare la parte interessata da dolori muscolari ormai cronici, decido di praticare esercizi di mobilità generale e tecniche di respirazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questi sono alcuni esempi, ma possono essere tante le alternative. Una buona pratica, affinché si possano ottenere degli ottimi risultati, è trascrivere un diario giornaliero, dove riportare non solo quello che riguarda l'allenamento, ma che faccia riferimento anche a quello che succede ogni giorno, annotando sensazioni, intuizioni, emozioni, stati d'animo e pensieri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A supporto di questo approccio multifattoriale e adattivo intervengono anche alcuni dati scientifici. La ricerca sul monitoraggio del carico di allenamento e l'analisi del rapporto tra carico acuto e cronico (ACWR - Acute:Chronic Workload Ratio) dimostra che aumenti troppo rapidi o sostenuti del carico di allenamento (o carico totale vita) sono predittori significativi del rischio di infortuni. Altri studi, in vari sport, hanno mostrato che atleti o squadre che implementano strategie di monitoraggio e adattamento del carico basate su parametri oggettivi e soggettivi tendono ad avere un'incidenza di infortuni inferiore. Esempio: Alcuni studi suggeriscono che mantenere l'ACWR tra 0.8 e 1.3 (carico acuto simile o leggermente superiore a quello cronico recente) possa ridurre il rischio di infortuni, mentre un rapporto superiore a 1.5 è associato a un rischio notevolmente aumentato (anche se l'applicazione di questo modello è complessa e dibattuta, il principio generale di gestione del carico è valido).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+7.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il tuo benessere, il centro di tutto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La ricerca sulla risposta allo stress e sull'allostatic load dimostra che l'accumulo di stressor (stimoli fisici, psicologici, ambientali) può avere effetti negativi a lungo termine sulla salute (sistema immunitario, cardiovascolare, metabolico, mentale). L'esercizio fisico può essere uno strumento per gestire lo stress, ma solo se non aggiunge un carico eccessivo a un sistema già sovraccarico. L'adattamento del carico di allenamento in base ai livelli di stress di vita è una strategia consigliata per gli atleti e gli individui attivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi ricorda, la prossima volta che ti convinci di allenarti "sopra", nonostante il tuo corpo, mente o altro richieda tutt'altra cosa, starai solo ingannando te stesso/a, facendoti del male.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+8.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1-1654c1d1.png" length="5484130" type="image/png" />
      <pubDate>Thu, 22 May 2025 18:02:07 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/allenamento-multifattoriale-oltre-le-rigide-credenze</guid>
      <g-custom:tags type="string">modulare,stress,multifattoriale,eccessivo stress,allenamento,personalizzare,cultura dello sport,cultura,equilibrio,stesso modo,adattare,rivoluzionare,intensità,allenamento duro</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1-1654c1d1.png">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>In ritardo o al passo dei propri tempi?</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/in-ritardo-o-al-passo-dei-propri-tempi</link>
      <description>Velocità, performance, obiettivi, consegne, mail, messaggi. Abbiamo accettato il tutto e subito, ma non avevamo calcolato che anche i tempi sarebbero raddoppiati. Al loro raddoppiare, noi ci affanniamo per "starci dietro".</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In costante "ritardo"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sempre in ritardo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Viviamo molto spesso le nostre vite, tra un ritardo e l'altro. Dagli appuntamenti agli impegni a cui non possiamo mancare, fino ad arrivare alle "fondamentali tappe" della vita. Laurearsi in tempo, impegnarsi in una relazione all'età "giusta", fare famiglia nel momento giusto, sposarsi prima che sia "troppo tardi". E poi? E poi tocca comprare la macchina e, allo stesso tempo, comprare casa e fare il mutuo, prima che sia troppo tardi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tardi per cosa? Per chi?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il fitto labirinto del ritardo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La percezione dell'essere in ritardo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non è un meccanismo naturale, ma si genera sempre in risposta a uno stimolo esterno. Dipende solo ed esclusivamente da fattori esterni. Effettivamente, la sua causa principale è data dal confronto con gli ambienti o elementi con i quali ci confrontiamo o che, in qualche modo, prendiamo come punti di riferimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sensazione del "sentirsi in ritardo" sulla presunta tabella di marcia non è solo una discrepanza data da un'errata percezione temporale, né solo un confronto sociale. Piuttosto, affonda le sue radici in alcuni meccanismi biologici che hanno poi ripercussioni sul nostro stato psicologico ed emotivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le fondamenta biologiche di questo aspetto poggiano su alcuni elementi, da cui derivano poi le caratteristiche risposte psico-somatiche ed emotive.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La percezione dell'essere in ritardo viene percepita dal nostro cervello come una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           minaccia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Una minaccia allo status sociale, alla propria sicurezza futura e all'autostima. Tutto questo attiva un sistema chiamato
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           HPA
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene), che interviene proprio nelle situazioni di stress. Infatti, a tutti gli effetti, la sensazione di essere in ritardo agisce come elemento altamente stressante (stimolo).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come funziona questo sistema? L'ipotalamo segnala all'ipofisi di stimolare le ghiandole surrenali a produrre
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           cortisolo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (ormone dello stress a lungo termine) e le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           catecolamine
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (adrenalina e noradrenalina, ormoni della risposta "lotta o fuggi"). Questo cocktail di ormoni prepara il corpo "all'azione": aumento del battito cardiaco, maggiore vasodilatazione e pressione sanguigna, maggiore tensione muscolare e aumento del glucosio nel sangue. Un meccanismo perfetto che si attiva nel momento in cui dobbiamo gestire
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           imminenti minacce
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fisiche, diversamente dagli
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           stati cronici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che si verificano ai giorni nostri, come ad esempio la sensazione costante di ritardo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo meccanismo, mantenuto cronicamente, ha effetti dannosi e/o disturbanti, come ad esempio la compromissione del sistema immunitario (che diventa meno efficace contro possibili minacce esterne come virus e batteri), l'alterazione completa della qualità del sonno, la modifica di alcuni recettori che regolano il senso dell'appetito e della sazietà, fino al danneggiamento di alcune aree cerebrali come l'ippocampo (memoria) e la corteccia prefrontale (controllo esecutivo).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'amigdala
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , una struttura a forma di mandorla responsabile della gestione della paura e dell'allerta emotiva, subisce anch'essa delle ripercussioni. Questa funziona come un "rilevatore di minacce" e si attiva prontamente di fronte a situazioni in cui c'è una possibile deviazione sociale e, quindi, una potenziale minaccia (un meccanismo che discende dal rilevamento di minacce che potevano compromettere l'esistenza della specie). L'amigdala etichetta la situazione di ritardo come una minaccia, ed è qui che si attiva, innescando e amplificando sensazioni di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ansia e paura
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La corteccia prefrontale (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           PFC
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), responsabile delle funzioni esecutive come pianificazione, processo decisionale, regolazione emotiva e valutazione delle conseguenze, viene anch'essa coinvolta. Sotto stress cronico, le sue funzioni vengono compresse, con conseguenze come incapacità decisionale, poca lucidità nelle scelte e nelle valutazioni, difficoltà a valutare dovuta al groviglio di pensieri, che si presenta disordinato, come le nostre emozioni, che si presentano completamente fuori gestione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anche il raggiungimento di obiettivi socialmente validi (matrimonio, famiglia, acquisto di una casa, laurea, ecc.) è associato al rilascio di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dopamina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , un neurotrasmettitore responsabile del piacere, attivo nel sistema di ricompensa. "Essere in ritardo" ci porta lontani dalla possibile percezione di questi piaceri o ricompense tanto attesi. Questo può portare a una diminuzione della produzione di dopamina o a una sua forte desensibilizzazione, portandoci verso un vortice di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           anedonia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (incapacità di provare piacere) e apatia, con bassa motivazione e spesso con sfumature depressive. Quindi il ritardo verso il mancato raggiungimento di questi obiettivi crea un deficit "
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dopaminergico
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", con conseguenze emotive di rilievo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In tutto questo, anche la serotonina, durante una fase di stress cronico ("sono sempre in ritardo"), subisce un'alterazione. Di fatto, essa regola proprio i livelli di ansia e impulsività. Una sua alterazione comporta disturbi dell'umore, possibili stati depressivi, irritabilità e pensieri ossessivi (disturbo ossessivo-compulsivo). Infine,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'ossitocina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , legata al bonding sociale, alla fiducia e al senso di appartenenza. E come potrebbe farci sentire "fuori passo"?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Isolamento e sensazione di giudizio aumentano proprio in seguito all'alterazione di questo ormone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Conseguenze psicologiche aggravate: la mente nel vortice emotivo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In tutto questo, le manifestazioni emotive trovano un terreno fertile nei meccanismi biologici, come quelli elencati precedentemente. Soprattutto le emozioni giocano un ruolo cruciale in questo tipo di passaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra queste, troviamo proprio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'ansia pervasiva
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , una condizione invalidante in alcuni casi, in quanto non ci permette di vivere appieno la propria vita, se il riferimento è quello di un possibile ritardo. Non si tratta solo di uno status mentale, ma di una risposta fisica vera e propria (attivazione HPA e amigdala). Lo stato ansiogeno rivolge principalmente il suo sguardo verso condizioni future, in cui ci si prospetta in "ritardo" rispetto a modelli o parametri di riferimento. Costante rimuginazione, disturbi del sonno, alterazione dell'umore, squilibri alimentari sono tutte conseguenze di uno stato di ansia degenerativo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Vergogna e senso di colpa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , facenti parte del nucleo emotivo dell'identità, sono altre due protagoniste tra le emozioni corrispondenti "all'essere in ritardo". Due vissuti emozionali dolorosi e molto potenti, che agiscono e lavorano in sottofondo oppure in piena superficie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La vergogna
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nasce come asimmetria e discrepanza tra il "sé sociale" e il "sé percepito come in ritardo". È strettamente legata alle sensazioni di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           essere o sentirsi difettosi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           inadeguati
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , esponendosi così a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           giudizi negativi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da parte degli altri. Questo senso di vergogna può portare a un effetto "
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           freeze response
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", un blocco/congelamento delle azioni, che ci porta a chiuderci in noi stessi, ricercando così meno "contatto" con le persone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il senso di colpa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            deriva da un'azione giudicante (giudice) che rivolgiamo a noi stessi. Un fardello emotivo, in quanto le "alte pretese" del giudice interiore non ci permettono di cogliere aspetti meno formali e quindi più umani. "Avrei dovuto essere lì in quel momento" oppure "Dovevo essere più veloce per fare in tempo" sono giudizi che non lasciano scampo a una maggiore
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           self-kindness
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo continuo "mancare il bersaglio", questo essere perennemente in ritardo o, meglio, sentirsi in ritardo, ci fa sentire frustrati e arrabbiati. Emozioni che spesso vanno a braccetto tra loro, generando un vero e proprio blocco energetico emotivo. Ovvero, diventano un tappo per le altre emozioni, in quanto predominanti. Nello specifico la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rabbia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è spesso una legittimazione che abbiamo in seguito a eventi che crediamo non siano andati come volevamo. Molto spesso, di questa emozione se ne abusa oppure la si reprime. La verità è che semplicemente ci sta comunicando che qualcosa non ci piace, non è adatto a noi. Dall'altra parte, la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           frustrazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è legata a quel senso di impotenza, all'incapacità di liberarsi da quelle catene che crediamo di portare. Entrambe possono essere fatte detonare dall'innesco del sentirsi sempre in ritardo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra gli indiziati non potevano mancare la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tristezza e la demoralizzazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Il ritardo può essere visto come una perdita: perdita di tempo, di opportunità, di momenti e così via. Una delle risposte comuni è la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tristezza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che è legata proprio a questa presunta perdita. Se prolungata, può influenzare i nostri pensieri, che a loro volta avranno come effetto a cascata una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           demoralizzazione sistemica
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , una completa sfiducia in sé stessi. La sfiducia in sé stessi è il precursore di una possibile
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bassa autostima
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Emozioni che definiscono il sé, un sé definito come "ritardatario", che fallisce sempre il colpo. Questo status viene alimentato da un cattivo utilizzo della parola, che si manifesta in frasi come "sono un fallito", "sarò sempre in ritardo", "arrivo sempre secondo", "non valgo abbastanza probabilmente", parole che permettono che la "profezia si auto avveri": un ritardatario fallito nella vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo mix tra tratti psicologici ed emotivi crea una realtà completamente deformata o comunque modellata sulla base di una percezione non lineare, probabilmente disadattiva. Da una parte potenti motori comportamentali, quali le emozioni, che possono catalizzare e accentuare gli aspetti biologici e psicologici che riguardano questo aspetto:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il sentirsi in ritardo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+5-35e1cbf9.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un cattivo modello da seguire, una cassa di risonanza potente: la nostra società.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Viviamo in una grande fabbrica del ritardo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . A tutti gli effetti, questa è una società veloce, iperproduttiva e perennemente orientata alla performance.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una società che si contraddistingue per tanti aspetti, tra cui la contraddizione: da un lato, il crescente progresso tecnologico promette di alleggerire il carico di lavoro e la fatica; dall'altro, invece, abbiamo sempre meno tempo per noi, siamo sempre più stressati, sempre in ritardo sui "tempi". Una strisciante sensazione di inadeguatezza temporale ci affligge durante le nostre giornate, ci sottrae alla vita e ci toglie realmente tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo non è un atteggiamento o un approccio personale alla vita, ma è dato dal modo in cui ci è stato indicato di vivere. È quello che ci viene chiesto costantemente. Un risultato diretto dell'ideologia, delle narrazioni e delle strutture che caratterizzano la società che ci circonda.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Uno dei valori postmoderni è proprio la
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           velocità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Dalla produzione di serie fino alla digitalizzazione, la velocità è diventata un valore cardine. Internet, tecnologie veloci, messaggi istantanei, consegne rapide in 24 ore: tutto ciò ha ormai influenzato il nostro modo di vivere e percepire le nostre vite. La lentezza, la riflessione, la cura dei dettagli e la gradualità sono ormai visti come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           difetti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           come inefficienza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Lo stesso tempo non è riuscito a sottrarsi a questa sorte: viene frammentato, monetizzato e destinato all'ottimizzazione assoluta, affinché diventi produttivo. Tutto questo ignorando la nostra natura, i nostri ritmi, le nostre capacità. Conta solo l'efficienza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al contempo, un concetto individuato dalla psicologa Bernice Neugarten è il "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Social Clock
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Si riferisce proprio alle aspettative culturali tipiche dei nostri tempi: finire gli studi in tempo, trovare subito lavoro, trovare un partner, sposarsi, avere figli e costruire una famiglia, comprare casa, acquistare un'auto e così via, fino ad arrivare al pieno compimento degli "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           obiettivi sociali che contano
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Sebbene questo orologio esista da un po', sembrerebbe che sia diventato ancora più rigido, con tempi ancora più stretti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non conformarsi a questo orologio sociale, invece, significa andare incontro a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           un fallimento sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che diventa, a sua volta, personale. Lo stigma della deviazione sociale dal percorso indicato rappresenta un vero e proprio limite per chi decide, invece, di non volersi uniformare a questi tempi dettati,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ma piuttosto di seguire i propri tempi, di stare al proprio passo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo ci porta a celebrare eccessivamente la precocità, creando una cultura della giovinezza. Tutti vorrebbero rimanere giovani e oggi tutti ci provano, indotti proprio da una certa ideologia e narrativa di base che caratterizza la nostra attuale cultura. Si celebrano i prodigi, gli under 30, gli under 20, sempre più giovani; bisogna ambire al successo fin da giovani. Tutto questo crea un'idea finta e sbagliata del successo. Chi va al di fuori di una certa fascia di età è fuori dai giochi, fuori da ogni possibilità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa fretta, che ci porta a essere sempre in ritardo, comporta la richiesta conseguente di aumentare le nostre capacità, che devono essere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           performanti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , per garantire l'iperproduttività di una società volta al super consumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Oggi la professione, il nostro lavoro, non è solo uno strumento che ci permette di garantirci sostentamento e supporto economico, ma è una vera e propria
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           identità sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Un'identità primaria (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Workism
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), ovvero il valore di una persona viene misurato dal volume di produttività che riesce a sostenere. Ore e ore passate al lavoro, per il lavoro, consentono di ottenere uno status sociale di rilievo, considerato giusto e adeguato. Una cultura che va a glorificare l'incessante lavoro (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Hustle
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), l'essere sempre impegnati e oberati di cose da fare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma tutto questo non basta: bisogna anche ottimizzare il proprio lavoro. Accorciare i tempi, migliorare le prestazioni e mantenere un volume comunque alto. Chiaramente le conseguenze sono disastrose, in quanto questo scenario guarda solo alle possibilità di aumentare la produzione, l'efficienza e l'ottimizzazione, ignorando che non sia umano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A completare il quadro ci sono i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           social media
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , un'imbarazzante vetrina che mostra una visione distorta della realtà, creando confronti esasperati e deformi. Palcoscenici globali, le più importanti piattaforme social mostrano come dovrebbe andare il mondo. Il mondo dei folli, che trascinano moltitudini di seguaci a seguire trend e mode, per monetizzare o semplicemente perché è la tendenza del momento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Queste vetrine creano un'esperienza parallela che induce a distorcere la realtà, cercando di modellarla su quella dei social media.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Insomma, una società incentrata sul risultato e nient'altro
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+6.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un esperienza personale: da sempre "in ritardo".
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi sono sentito da sempre un "ritardatario" e, di fatto, me lo sono sentito dire molto spesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In ritardo sugli appuntamenti, in ritardo con le diverse tappe della vita, in ritardo soprattutto nelle cose che sentivo non mi appartenessero affatto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ad esempio, per quanto riguarda gli appuntamenti relativi alla mia sfera personale, ero costantemente in ritardo. Me la prendevo con calma, con molta calma. Indipendentemente dal tipo di appuntamento o dalla sua importanza, a meno che non fosse grave, me la prendevo sempre con calma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per quanto riguarda le fatidiche tappe della mia vita, è stata la medesima cosa, ma non è stato così facile, né tanto meno immediato comprendere il perché agissi in quel modo. Ho iniziato tardi a giocare a calcio, ho acquistato a 21 anni il mio primo motorino, la mia prima macchina è arrivata invece a 25 anni, e ho iniziato l'università all'età di 28 anni. Non ho acquistato casa (e non credo che seguirò questa mania, accompagnata dai prezzi folli), non mi sono sposato e né tanto meno ho famiglia o figli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, ancora una volta fuori tempo. Eppure sto bene, perché sto agendo con i miei tempi, secondo ciò che credo sia utile e giusto per me.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma, come dicevo, non è sempre stato così semplice accettare tutto questo, vivendo in una società scandita da tempistiche "rigide".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Essere un "ritardatario", in un mondo che ti vuole puntuale e al passo con i tempi, può diventare un impedimento o addirittura motivo di sofferenza, se non si è bravi a gestire la situazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ti guardano come se fossi quella famosa "pecora nera" che, fuori dal branco, decide di non omologarsi a tempistiche che non rispettano le proprie. Piovono giudizi, non solo da chi è lontano, ma a volte da chi ti è vicino, come i familiari. "Loro" sanno cosa è giusto per te, cosa ti farà stare bene, cosa ti occorre, ma la verità è che niente di tutto ciò è reale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Impari a stare bene quando decidi di essere te stesso, di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           prestare fede
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            solo a te e a ciò in cui credi. Impari a raggiungere una consapevolezza stabile e una solida sicurezza, quando decidi di ascoltarti e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           accettare la tua natura
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Solo tu puoi sapere cosa è giusto per te e ricordati che, nel caso in cui non dovessi saperlo, prenditi la libertà di scoprirlo, rimanendo te stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+9.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "Dilatare il tempo": non tutto è priorità.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non tutto è perduto e, se ti dovessi sentire in ritardo, non è detto che tu sia in svantaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Partiamo dal presupposto che,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           per sentirsi in ritardo,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            bisogna paragonarsi e confrontarsi o con gli ambienti circostanti (scuola, palestra, gruppo di amici, ecc.) o con le persone che si hanno intorno (amici di scuola, amici, conoscenti, fratelli e così via). Allo stesso tempo, è inevitabile fare confronti, considerato che noi, in quanto specie, apprendiamo attraverso le relazioni sociali, che comprendono anche il "confronto sociale".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Va tenuto ben a mente, però, che non è necessario andare veloci, come non lo è trasformare tutto in priorità. Non è costruttivo vivere in ansia e in apprensione costante: sarebbe un inutile spreco di energie che non ci fa avvicinare agli obiettivi, né tanto meno ci mantiene in salute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le strutture che ci circondano, la nostra cultura, l'ideologia e la narrazione suggeriscono che andare veloce sia l'unica via. Una corsa contro il tempo che non vinceremo mai; un tempo serrato, irrequieto e scandito da tempistiche rigide.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            O si va a quel passo, altrimenti, se in ritardo, ci percepiamo come se vivessimo con un handicap, una debolezza o come veri e propri
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           falliti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, non vengono quasi mai valutati alcuni aspetti, addirittura i vantaggi che si celano dietro "l'essere in ritardo".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi viviamo nell'era della FOMO (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fear Of Missing Out
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), ovvero la paura costante di essere tagliati fuori. Ottimizzazione e multitasking frenetico, per cercare di non restare indietro, rischiando di perdersi il meglio. Ma se per un attimo ci interfacciassimo con la vera realtà, capiremmo che non ci sono sempre caselle da spuntare né obiettivi da raggiungere, e avremmo come risultato un'improvvisa dilatazione del tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo passaggio cognitivo è cruciale per sbloccare e liberare energie mentali ed emotive utili alla nostra crescita ed evoluzione. Le nostre azioni subirebbero miglioramenti e, allo stesso modo, anche le nostre giornate e la nostra vita. Ma quali potrebbero essere nel dettaglio questi vantaggi?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per prima cosa, "essere in ritardo" vuol dire implicitamente "andare più lentamente"; quindi, questo si traduce in maggiore ascolto e osservazione di sé, sia per ragioni temporali sia energetiche. Di fatto, la consapevolezza rifugge dalla corrente delle aspettative sociali. La consapevolezza ci permette di comprendere meglio noi stessi, i nostri interessi e i nostri limiti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Andare più lentamente (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.google.com/url?sa=E&amp;amp;q=https%3A%2F%2Fwww.orientatibenessereesalute.com%2Fpraticare-lentezza-e-non-azione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/praticare-lentezza-e-non-azione
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ) o fermarsi completamente ci permette di interrompere questo meccanismo continuo, allevia "i rumori" e porta con sé una maggiore capacità di discernimento. Questo ci permette di comprendere meglio ciò che davvero conta per noi e ciò che invece è semplicemente standard sociale. In questo spazio che si viene a creare si inseriranno scelte autentiche, che rispecchieranno il vero sé. Ad esempio, iniziare un percorso di studi a 30 anni implica una scelta matura e non dettata dalla classica tappa post-diploma. Questo vuol dire una maggiore maturità nella scelta e nelle possibili conseguenze per il futuro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Proprio a proposito delle scelte mature, "il ritardo" coincide con una maggiore
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           maturità cognitiva ed emotiva nella scelta
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel pratico, questo avviene perché l'esperienza accumulata, anche attraverso fallimenti intermedi o percorsi non lineari, affina la capacità di valutazione, la gestione delle emozioni e la comprensione delle conseguenze a lungo termine delle proprie azioni. 'Fuori tempo' vuol dire scelte
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           meno impulsive
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Aver navigato nelle incertezze, gestito delusioni o semplicemente osservato le esperienze altrui dà una prospettiva leggermente "distaccata". Tecnicamente, la corteccia prefrontale, responsabile della capacità di giudizio e della pianificazione, è più matura in quanto arricchita di esperienze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutto questo si traduce in qualcosa che tutti vogliamo, ma che molto spesso bistrattiamo o facciamo passare in secondo piano:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           salute e benessere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fisico e psico-emotivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Esporsi meno, o non esporsi affatto, a quelle che sono le pressioni sociali e alle continue presunte scadenze ci permette di evitare lo stress cronico. Insieme a esso, anche il confronto sociale continuo, la sensazione di inadeguatezza, la competitività, la performance e le ansie scompaiono completamente. I vantaggi diventano molteplici: ritmi più naturali e vicini ai "nostri", pause appropriate e rigenerative, maggior tempo per sé e per le proprie attività, maggior tempo per attività rigeneranti. Insomma, si esce da quella forma di schiavitù, vivendo appieno il proprio tempo. In tutto questo, anche le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           relazioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ne traggono enormi vantaggi. Avere più tempo vuol dire avere modo di scegliere relazioni in maniera consapevole. La scelta delle nostre relazioni sulla base della consapevolezza ci orienta verso rapporti autentici, forti e soprattutto sani. La costruzione sostituisce la continua sostituzione, come la stabilità elimina il ricambio continuo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            So cosa ti stai chiedendo: e in tutto questo,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           la carriera professionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche in questo caso, il successo non sarà come quello di una guerra lampo. Chi segue i trend o le mode, se lo si osserva attentamente, ha spesso un tempo di vita professionale breve: raggiunge un picco elevatissimo, per poi cadere in caduta libera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quando invece si seguono tempistiche diverse, il successo non è immediato, ma viene costruito passo dopo passo. Si fa tesoro del proprio percorso, senza focalizzarsi esclusivamente sull'obiettivo. La crescita a quel punto diventa
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           graduale e duratura
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tutto diventa una maratona ben gestita e non uno sprint esauriente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Stare ai propri tempi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Probabilmente verrà spontaneo dirsi: "Però non è facile". Ma è anche vero che non esistono obiettivi veri, duraturi e sani che siano facili. Non è facile, perché operare una scelta diversa in un mondo "tutto uguale" richiede coraggio e impegno costante. D'altronde, però, alla fine non abbiamo molta scelta, se non fare quella più sensata: scegliere noi stessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1.jpg" length="159382" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 11 Apr 2025 11:11:16 GMT</pubDate>
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      <g-custom:tags type="string">lentezza,al proprio tempo,tempo per sè,consapevolezza,mente ed emotività,tempo,imeddiato,salute,lento,performance,scelte consapevoli,scelte,al proprio passo,ritardo,puntuale,bassa qualità,tempo per sè stessi,emotività</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Incertezze. L'illusione della certezza</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/incertezze-l-illusione-della-certezza</link>
      <description>Il posto sicuro del lavoro sicuro, il mutuo dai tassi sicuri e affidabili, quel marchio sicuro, questo è quello che cerchiamo costantemente: sicurezza. La cerchiamo spesso fuori di noi, e a volte dentro. D'altronde però, la vita è incertezza.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una ricerca continua
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+5-fdef9e59.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una ricerca continua della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sicurezza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Come in un labirinto, tentiamo di definire strade che, alla fine, si rivelano impossibili da definire, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           data 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l'unica certezza: l'incertezza. Vivevamo in un mondo dove credevamo di poterci affidare alle istituzioni: la politica, la religione, l'istruzione, il denaro, la legge, il lavoro, lo stato e le organizzazioni, pensando
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fossero sicure e certe. Ma guardiamo il panorama oggi: crisi energetica, crisi immobiliare, crisi finanziaria, emergenza sanitaria globale, decadenza e inefficacia degli organi politici e statali, crisi religiose, guerre e crisi culturale e sociale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, nessuna certezza, eppure continuiamo a inseguire illusioni, miraggi di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           qualcosa che non è mai stato
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            sicuro come credevamo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un innata propensione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'incertezza è una condizione di "non conoscenza" per definizione. È sostanzialmente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           qualcosa
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che non solo non conosciamo, m
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           a che non possiamo in alcun modo prevedere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È un'assenza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di certezze e per l'appunto, si manifesta
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nel fatto che
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non abbiamo nulla di sicuro, nulla che possiamo definire in qualche modo. Solitamente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           assume
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un'accezione negativa, se guardiamo ad esempio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alla
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nostra cultura. Ma è davvero 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           così? E se l'incertezza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            fosse una certezza? E se il mistero fosse uno dei lati belli della vita, che non abbiamo compreso fino in fondo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma prima è importante comprendere che non tutti gli aspetti dipendono direttamente da noi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si fa riferimento alla psiche umana e al desiderio di certezza, caratteristiche tipiche dell'uomo. Sono elementi tipici della specie umana, in quanto affondano le loro radici nella biologia stessa. Ad esempio, la ricerca continua di certezze (l'evitamento delle incertezze) è un aspetto rassicurante e quindi fondamentale per il nostro benessere emotivo e psicologico. Questo è dato dal fatto che la prevedibilità delle cose ci permette di avere un senso di stabilità, riducendo l'ansia che deriva proprio dalla paura di ciò che non conosciamo. Ed è proprio l'ansia uno degli aspetti neurobiologici di base. Di fatto, il senso d'incertezza attiva determinati circuiti neurali che coinvolgono strutture come l'amigdala, responsabile della gestione delle emozioni e dei comportamenti legati alla paura. Il senso di certezza e di sicurezza, invece, attiva neurotrasmettitori come la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dopamina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Abbiamo ampiamente trattato della dopamina nell'articolo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.google.com/url?sa=E&amp;amp;q=https%3A%2F%2Fwww.orientatibenessereesalute.com%2Fblissing-point-food-il-gusto-della-dipendenza" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/blissing-point-food-il-gusto-della-dipendenza
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dove quest'ultima è associata al sistema di ricompensa. Quindi, cerchiamo continuamente sicurezze perché questo ci dà un senso di soddisfazione e appagamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo meccanismo è legato anche al cosiddetto "senso di agency", ovvero il senso di controllo. È un modo per aumentare quel senso di gratificazione che viene indotto dal rilascio di dopamina. Per tale ragione, è chiaro
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'evitamento delle incertezze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , in quanto fa scomparire completamente il senso di controllo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A rafforzare questa illusione ci sono anche bias cognitivi e una biologica avversione alla perdita. Il bias di conferma, ad esempio, consiste nella tendenza a ripetere le stesse azioni e dinamiche sulla base di considerazioni passate. Quindi, se in passato abbiamo agito in un certo modo ottenendo buoni risultati, continueremo a ripetere le stesse azioni per "riconfermare il successo". In questo modo si escludono tutte le possibili azioni incerte, in quanto considerate fallimentari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per quanto riguarda invece la nostra naturale avversione alla perdita, essa deriva da una specifica modalità di elaborazione e di calcolo del nostro cervello. Evitare le perdite diventa più importante dell'ottimizzazione dei guadagni. In poche parole, abbiamo una sorta di attaccamento verso cose, persone o situazioni per evitare di perderle, tralasciando l'opportunità di poter migliorare od ottimizzare. Quindi si rimane ancorati alle certezze presenti, evitando ancora una volta le incertezze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In sintesi, tendiamo a ripetere lo schema, il "pattern". Infatti, la ricerca del pattern deriva dal fatto che il nostro cervello è strutturato in questo modo. È una tendenza fondamentale per l'apprendimento e per la sopravvivenza, ma può essere dannosa in altri casi. Si tratta di "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           apofenia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", ovvero la tendenza a voler proiettare conferme in situazioni dove in realtà non ci sono. Quindi, proiettare schemi laddove non esistono diventa controproducente e disfunzionale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche le narrazioni e le ideologie che riguardano l'incertezza hanno un'origine biologica. Ma che cosa vuol dire tutto questo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Significa che la società e le culture sviluppano narrazioni e ideologie basate su sistemi di credenze, in modo tale che ci sia un quadro di riferimento da seguire. In poche parole, non è altro che un "grande schema sociale" che dovrebbe servire a ridurre le incertezze esistenziali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una maschera che occulta la verità?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+6.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La coesione e il gruppo sono importanti dal punto di vista evolutivo. Le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           narrazioni e le ideologie
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            rafforzano la comunità, instaurando un legame sociale comune. Quindi, "pensare allo stesso modo" è una specie di convenzione sociale che ha radici proprio nell'evoluzione umana. Di conseguenza, le fonti di sicurezze sociali servono a creare un senso di unità, spingendo ad assecondare quel tipo di idea o narrazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come già anticipato, grazie al sistema di ricompensa attivato dalla dopamina, le credenze comuni attivano questo stesso meccanismo, promuovendo così una gratificazione. In poche parole, se tutti stanno investendo nella finanza come unico futuro economico possibile, allora anche io, facendolo, mi sentirò appagato, sicuro e giustificato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo è legato anche al 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sense Making
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , termine inglese che indica la forte tendenza del nostro cervello a creare significati e coerenze. Di fatto, le ideologie, così come la narrativa, ci permettono di dare un senso e un significato a tutto ciò che è incerto. Non solo: questo avvalora ancor di più quanto affrontato in precedenza. Se tutti investono nella finanza secondo un'idea considerata giusta, ciò rende coerente la decisione di fare investimenti in quella direzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In sintesi, il nostro bisogno di conferme e sicurezze è profondamente legato alla nostra biologia, o meglio, al nostro "modo di essere". Siamo stati plasmati dall'evoluzione e dagli adattamenti affinché ricercassimo sicurezze che garantissero la continuità della specie. Quindi, nel tempo, abbiamo sviluppato meccanismi psicologici e adattamenti emotivi che ci hanno permesso di creare idee e narrative tali da
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           farci sentire al sicuro
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Illusioni che tutt'oggi inseguiamo, dalle quali facciamo fatica a distaccarci per abbracciare una modalità più costruttiva ed ecologica (in linea con i nostri valori).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+7-99f3dee8.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'unica verità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quali sono gli aspetti che fino a qualche tempo fa ci rendevano sicuri e protetti? Idee come la famiglia, la casa, il lavoro, l'economia, la politica, le istituzioni, le grandi compagnie, i grandi marchi, le banche, gli investimenti finanziari sicuri, lo stato. Non solo: anche altri elementi facevano parte di questa sfera, basta pensare al cibo e alla sua abbondanza, all'acqua, alle risorse energetiche, alla stabilità climatica, alle stagioni e così via. Progresso, ma soprattutto futuro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vivevamo in un mondo dove tutto era assicurato e certo. Soprattutto vivevamo in un mondo dove si poteva scorgere il futuro. Mentre ora? Cosa è cambiato?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ci sono ancora certezze valide e vere?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un disincanto, un grande rammarico, il crollo completo delle certezze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ci affacciamo alla finestra ed eccoci catapultati nei vicini anni '90, immersi in un mondo dove in lontananza si potevano scorgere sogni e realizzazione. In poche parole, futuro. Eravamo ancora avvolti in quella bolla, creduta realtà, ma che altro non era se non una solida illusione, destinata a sgretolarsi ai piedi di sognatori che ignoravano la vera realtà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Muro di Berlino echeggiava come un inno a una nuova era di democrazia, uguaglianza, parità di diritti e benessere capitalistico. Proprio il capitalismo cavalcava l'onda del progresso tecnologico, che prometteva di migliorare la vita di ognuno di noi, di portare non solo innovazione, ma un benessere mai visto prima. Le innovazioni erano tante, così come le propagande al loro seguito che, come serpenti a sonagli, incantavano ancora una volta i sognatori. Un'epoca in cui parole come "sicurezza", "stabilità" e "garanzie" avevano un peso specifico: erano i fondamenti di ogni tipo di istituzione. Insomma, erano sulla bocca di tutti, e tutti promettevano fedeltà a questi principi saldi. Principi solidi, solidi più che mai, tant'è che quella solidità ben presto si è trasformata in rigidità, che poi è diventata inamovibilità. Questa sicurezza era diventata un oggetto inamovibile di fronte a un vento del cambiamento inarrestabile, che oggi conosciamo sotto forma di crisi. Una crisi generale di un sistema che è andato completamente in crash, proprio a causa dell'incapacità di accettare il cambiamento, fonte inesauribile di incertezze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dall'ideologia del posto fisso all'economia della performance effimera
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Trent'anni fa, il posto fisso non era solo una posizione professionale, ma un'identità sociale ben definita. Di fatto, questo non dava solo vantaggi intrinseci, legati alla stabilità economica del lavoro, ma anche estrinseci, in quanto permetteva di programmare a lungo termine, di investire capitali in case, nella costruzione di una famiglia e in altri progetti esterni al lavoro stesso. Un percorso di carriera lento e solitamente prevedibile, scandito dagli scatti di anzianità, che donava una certa stabilità, in quanto i margini di precarietà erano bassi. Le grandi aziende o le multinazionali promettevano garanzie e sicurezze, sulla base della loro produzione, forte e convincente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la situazione è stata completamente ribaltata. La verità è uscita a galla, anche se gli antichi sognatori narrano ancora di un mondo che non esiste più. La precarietà è endemica ed è ormai parte del tessuto sociale. L'imprevedibilità lavorativa e la poca credibilità delle nuove aziende, che sono alla mercé di ingranaggi anch'essi instabili (energia, risorse, politica, guerre, dazi, finanza e così via), sono accettate come certezze. Contratti a termine, collaborazioni occasionali, partite IVA "forzate", gig economy (lavoro su piattaforma) sono la norma per intere generazioni che, costrette da una parte e succubi dall'altra, accettano incondizionatamente la situazione. La figura dello stagista e del praticante sottopagato o non pagato viene vista come via di redenzione a peccati inesistenti, o come i sognatori la chiamano ancora "gavetta". Una sorta di sottomissione forzata per ottenere qualcosa che spetta di diritto a tutti: la libertà di poter lavorare e guadagnarsi da vivere. Il mercato è flessibile, quasi informe, e richiede abilità straordinarie, come 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           upskilling
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            e 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           reskilling
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ogni tipo di crisi minaccia la stabilità, così come le nuove automazioni, inclusa l'IA. I contratti sono deboli e le sicurezze si sono trasformate in incertezze, che alimentano l'ansia per un futuro non chiaro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Istituzioni e politica. Dalla presunta affidabilità allo smascheramento, fino a noi venduti come schiavi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nonostante qualche magagna qua e là, come ad esempio Tangentopoli (che fu rivisitata come condizione necessaria per un ritorno alla normalità e all'equilibrio), la politica ha sempre rappresentato un baluardo di sicurezza e affidabilità. Partiti storici come DC, PCI/PDS, PSI ecc. rappresentavano blocchi ideologici e sociali che trasmettevano presunti valori sicuri, tra cui la stabilità. Era la famosa stabilità politica che avrebbe garantito una certa tranquillità al popolo. Scuola, sanità e giustizia: i magnifici tre della politica, argomenti su cui ruotava tutta la loro narrativa. La successiva nascita di organismi soprannazionali come la CEE, l'UE e l'ONU doveva garantire maggiore protezione e affidabilità ai governi, presentandosi come organizzazioni autorevoli, fatte da uomini eletti in cui credere. La politica, pur essendo da sempre criticata, era tuttavia vista come il principale mezzo per garantire quella tanto attesa stabilità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Al contrario,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , tutta quella fiducia e speranza riposta nella politica e nelle istituzioni si è trasformata in disaffezione e sfiducia completa. I partiti nascono, crescono e poi scompaiono nel nulla o vengono assorbiti da altri partiti. Il populismo e il populismo mediatico sono la nuova frontiera della propaganda politica, che ha come unico scopo quello di incattivire gli elettori contro uno specifico gruppo o partito e di accaparrarsi chiaramente voti e consenso per sé. La polarizzazione politica viene alimentata da campagne social che hanno come fondamento la disinformazione e slogan vuoti. Emotivamente instabili e dai valori discutibili, gli esponenti della politica odierna alterano e deformano il "fare politica", trasformandolo in un palcoscenico dove si esibiscono clown da circo. La razionalità e il dibattito sono diventati puntate di soap opera o di talk show alla "Uomini e Donne", con tronisti e contendenti che cercano di accaparrarsi il grande piatto dove abbuffarsi come "magnaccioni". La politica è oggi una vecchia istituzione, volatile, derisa e con pochi frequentatori attivi ormai rimasti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Famiglia e relazioni, dalla norma sociale alla svendita del mercato dei sentimenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Circa trent'anni fa, il matrimonio rimaneva un momento importante da raggiungere nella vita di qualsiasi individuo "rispettabile". Non era solo un sacramento religioso, ma anche una sicurezza affettiva ed economica. I significati che si celavano dietro questa unione erano pratici e quindi spesso "strategici", affinché si stabilisse un contratto sociale che permettesse alle parti di trarre vantaggi dall'unione. Le unioni nascevano in diversi contesti e modalità. Ambienti come scuola, lavoro e comunità sociale portavano a far incontrare le parti. Le modalità, spesse volte, erano dettate non da scelte consapevoli, ma da decisioni prese sul momento o influenzate dal contesto sociale che si viveva; in altri casi si era veicolati dalla famiglia di provenienza. Le relazioni erano più durature, ma non per forza funzionali e sane. Spesso il divorzio era visto e vissuto come uno stigma, quindi era difficile essere rivoluzionari di fronte a qualcosa che la società non vedeva come "buono".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il panorama è completamente cambiato. Partiamo proprio dalle basi: le relazioni. Il termine, come anche il concetto, è stato modificato per essere quindi svenduto, rispondendo così alle leggi del mercato materialista e capitalistico. Interessi ed egoismo, uso e benefici diventano le uniche priorità personali. Non vi sono compiti, diritti e doveri, ma solo vantaggi personali. Quando una relazione non funziona, si tende a "gettare" via la persona che si ha dall'altra parte, in quanto si pensa di poter trovare di meglio nel mercato delle relazioni a basso costo: insomma, relazioni di convenienza. Sulla base di questa ideologia nuova e neoliberista nascono la maggior parte delle nuove unioni matrimoniali. Da una parte c'è il sogno e l'immagine del matrimonio alla vecchia maniera, dove ci si giura amore; dall'altra, la non conoscenza e l'incapacità di saper praticare l'amore, che altro non è se non una scelta quotidiana. Aumento di divorzi, separazioni, app di dating, social network e piattaforme come OnlyFans hanno creato un vero e proprio mercato con la sua logica: scelta ampia, valutazione rapida, scarto facile. I legami, da indissolubili, sono passati a liquidi, dove non c'è connessione, ma interessi e valori diversi: bellezza, immagine, apparenza, sesso e soldi. Si preferisce rimanere in superficie, in una sorta di New Age relazionale superficiale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Abbondanza di risorse e acqua. Un'ingorda e cattiva gestione che ci ha portato a una scarsità tangibile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un'insensata e mal riposta logica, in questi trent'anni, ha fatto sì che ci fosse uno sperpero di risorse e acqua potabile, pensando che fossero infinite. Forse più che gestione cattiva, c'è stata una non-gestione. La scarsità e la carestia, lasciate alle spalle dopo le grandi guerre, non ci avevano insegnato a gestire meglio, ma a consumare, strafare, a sperperare e a usare più di quanto si avesse effettivamente bisogno. Insomma, una storia lasciata ai libri, come anche l'insegnamento che avrebbe dovuto portare con sé. La possibile finitezza delle risorse e la loro probabile scarsità futura erano viste come mera teoria di fanatici ambientalisti che cercavano di sovvertire anarchicamente le solide leggi del mercato: produci e consuma. Di fatto, l'obiettivo di consumare le risorse è stato raggiunto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ci si accorge che l'obiettivo è stato raggiunto, proprio dai prezzi che siamo costretti a pagare, in tutti i sensi. Costi elevati per risorse che prima costavano il 20% o addirittura il 50% in meno. La pandemia ha tolto il coperchio all'enorme vaso di Pandora, mostrando la vera fragilità sottostante. La guerra in Ucraina ha fatto lievitare i costi di risorse come gas e grano, portando bollette e pane a costi folli. La crisi climatica, dall'altra parte, ci rende partecipi di un "grande regalo", lasciato proprio da chi ancora non riesce a comprendere le proprie responsabilità: ovvero la scarsità di acqua potabile e le sempre più gravi condizioni di siccità in alcune zone del globo. La certezza di avere accesso illimitato a risorse energetiche e alimentari, come cibo e acqua, è solo un lontano ricordo di quei "vecchi sognatori". Illusioni che svaniscono, di certezze mai esistite.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Combustibili ed energia. Dall'era del fossile alla critica transizione energetica
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Petrolio, carbone e gas sono stati i re incontrastati per quanto riguarda l'energia. Nessuna preoccupazione sul fatto che fossero altamente inquinanti e che il loro impatto sul nostro clima fosse duplice. Spesso la loro estrazione incide sul clima e sugli ecosistemi, così come il loro utilizzo. Eppure, nonostante queste informazioni, non ci si è preoccupati. Tutti abbiamo sentito la storia del papà che "alla tua età" aveva già acquistato la macchina. Ecco un modo per dimostrare l'inconsapevolezza e l'ignoranza di una generazione che ha sperperato tanto negli ultimi soli trent'anni. Le tecnologie e le risorse rinnovabili erano per un mercato di nicchia, per chi non apprezzava il caro vecchio petrolio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Guarda invece la situazione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica di scala globale. C'è ancora chi sostiene che non sia così, chi nega l'evidenza e chi chiude un occhio di fronte all'evidente impatto dei combustibili fossili sul pianeta, prima causa del cambiamento climatico. Un cambiamento che, si diceva, mai e poi mai sarebbe arrivato, o che quantomeno non sarebbe toccato a noi. Ancora oggi, nonostante le evidenze non siano solo scientifiche ma reali, ci sono ancora i filocapitalisti che negano. Le forti tensioni geopolitiche e i nuovi assetti che ne stanno derivando stanno modificando anche la concezione e l'idea di energia. Se da una parte abbiamo la crisi, dall'altra abbiamo una delicata transizione energetica necessaria, ma che non ci dà quella sicurezza già assaporata con il fossile. Verità, menzogna? Elettrico o non elettrico? Nessuna certezza, solo dubbi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Stabilità climatica e stagioni. Dal ritmo naturale al caos più totale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il clima era percepito come lineare e regolare, uno sfondo che faceva da copertina alla vita sicura e certa dei sognatori. Di fatto le stagioni erano alquanto regolari, con inverni freddi e nevosi, estati equilibratamente calde e accompagnate da sporadiche precipitazioni estive. Le mezze stagioni, a dispetto del detto, esistevano e permettevano di percepire il passaggio intermedio da una stagione calda a una fredda e viceversa. Gli eventi meteorologici estremi (alluvioni, siccità prolungate, ondate di calore intense) erano considerati anomalie, eccezioni che confermavano la regola. Il cambiamento climatico era una preoccupazione per scienziati e attivisti, ma faticava a entrare nella coscienza collettiva come minaccia imminente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la crisi climatica non è più teoria, ma è diventata una realtà sempre più evidente. Evidente è anche il danno causato da una mancata diligenza e premura nei confronti del pianeta sul quale viviamo. Abbiamo percepito il pianeta come nostro, come se potessimo fare ciò che volessimo senza nessuna conseguenza. I risultati? Le mezze stagioni sono praticamente scomparse, sostituite da passaggi bruschi dal caldo al freddo e viceversa. Soprattutto per quanto riguarda il caldo, sintomo del riscaldamento del globo, le ondate diventano sempre più violente e durature. Gli inverni, al contrario, sono caldi e brevi, creando così conseguenze disastrose: ghiacciai che si sciolgono a velocità innaturali, innalzamento del livello dei mari, alterazione del pH e acidificazione degli oceani. Le previsioni meteorologiche, persino quelle a breve termine, sono diventate inaffidabili. Nessuna stagionalità familiare e nessun ciclo naturale caldo-freddo. Un'incertezza climatica che porta con sé la certezza di sempre più stravolgimenti ambientali, con futuri eventi catastrofici.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Finanza e risparmio, dal risparmio al Casinò globale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il piccolo risparmiatore e sognatore aveva le sue certezze finanziarie solide. Bastava investire in Bot e CCT (titoli di stato italiani) per assicurarsi investimenti sicuri e solidi. Le banche, seppur con scandali locali sparsi qua e là, restavano un'istituzione affidabile dove riporre i propri risparmi. La finanza globale era in crescita, così come il marciume che da lì a poco avrebbe eroso il mercato. Il mattone era visto come un investimento sicuro e affidabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma le cose,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , sono completamente cambiate. La grande crisi finanziaria del 2008, innescata dai mutui Subprime americani ma propagatasi a livello globale, ha incrinato irreparabilmente la fiducia nella stabilità del sistema bancario e finanziario. Ha dimostrato come l'interconnessione globale potesse trasformare crisi locali in catastrofi sistemiche. Da qui in poi i mercati sono diventati sempre più volatili, facendo aumentare così la bolla speculativa. Nuovi mercati e criptovalute aumentano le opportunità, ma offrono poche garanzie e sicurezze, proprio quelle che inseguivano i sognatori trent'anni fa. La certezza del risparmio "tranquillo" è crollata come il mercato finanziario, portando con sé l'illusione della certezza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Geopolitica. Dall'apparente ordine al disordine multipolare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La caduta dell'URSS segna un momento storico in cui la "pax americana" e la sua egemonia economica e capitalistica dominavano incontrastate. La NATO si espandeva, l'Europa seguiva il modello democratico statunitense, mentre la Russia, apparentemente indebolita, rimaneva in disparte. La Cina era vista come la fabbrica dell'Oriente, dove ogni azienda investiva per produrre a basso costo e ricavare poi alto guadagno. I conflitti e le guerre sembravano per lo più regionali, facili da gestire, facili da programmare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Lo scenario
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           oggi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è irriconoscibile. Un mondo multipolare, governato da disordine e conflitti che estendono il loro eco a livello globale. Gli Stati Uniti rimangono ancora una potenza primaria, ma ci sono altri pretendenti ugualmente forti da poter minacciare quel posto. Un assetto che ricorda un gioco tra bambini che cercano di accaparrarsi il potere. La Cina è diventata una superpotenza globale, assertiva militarmente, tecnologicamente avanzata e proponente un modello alternativo a quello occidentale. La Russia è tornata a essere un attore aggressivo e revisionista, capace di scatenare guerre su larga scala in Europa (Ucraina). Potenze regionali (India, Turchia, Brasile, Iran) giocano partite sempre più autonome. Le alleanze sono più fluide, mentre le tensioni si sono alzate. Oggi i vecchi equilibri sono scomparsi e la certezza di un futuro sereno è alterata dalle incertezze politiche dei vari paesi nel mondo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, ci sono bastati solo trent'anni per cambiare, stravolgere e annullare tutte quelle finte illusioni di quella generazione di sognatori che ha davvero creduto di poter andare avanti sempre nello stesso modo, senza mai evolversi. Propensi solo alle certezze esterne, che si sono sgretolate, mostrando così tutte le incertezze interne. Già, una volta si era sicuri fuori e incerti dentro; oggi invece la verità è che siamo sempre stati in balia dell'incertezza, ma abbiamo cercato di aggrapparci a cose per sentirci più sicuri e protetti. Dal lavoro alla famiglia, dal clima alla geopolitica, ciò che appariva solido si è liquefatto, ciò che sembrava prevedibile si è rivelato caotico. Oggi non ci resta che accettare che, probabilmente, l'unica certezza è l'incertezza. Non perché ci tocca sposare il caos, ma perché è importante guardare lucidamente la realtà e la natura delle cose. Tutto è mutevole, e anche le nostre azioni richiedono "un passo" diverso dal passato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+13.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una nuova configurazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per meglio comprendere l'entità del problema, è importante identificare le origini di questa ideologia della certezza/sicurezza. Non si tratta di una questione di vedute di pensiero o di polemiche verso una modalità conservatrice che permane ancora oggi; è una vera e propria esigenza individuare la colonna portante che, dal secondo dopoguerra, ha plasmato il mondo occidentale, portandolo alla situazione che oggi tutti conosciamo perché la viviamo: la crisi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quattro sono gli elementi portanti di questa ideologia della sicurezza:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            La natura come entità da dominare.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Non si tratta solo dell'ambiente circostante e di ciò che ne fa parte (le altre specie), bensì il dominio sulla specie stessa, sulla propria natura, che non va gestita ma governata, pilotandola come padroni assoluti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Progresso lineare e inevitabile.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             La convinzione, che a sua volta proviene dal pensiero illuministico, che l'uomo sia destinato a svilupparsi, a progredire secondo parametri di razionalità che lo portano al controllo assoluto, alla certezza e al benessere a essa legato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Razionalità strumentale come guida suprema.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Pensare che sia possibile spiegare tutto attraverso calcoli, numeri, scienza e logica razionale. La stessa idea che tutto sia spiegabile è, ancora una volta, una forma di razionalità legata all'idea di trovare certezze assolute.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Lo Stato-Nazione come garante ultimo.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             Appellarsi allo stato come garante di sicurezza. Un'entità che sta al di sopra e che può e deve garantire protezione, sicurezza ma soprattutto certezze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa "grande narrazione" delle certezze ha plasmato il nostro modo di vivere e quindi le nostre vite. La nostra stessa esistenza è costantemente influenzata da questa idea della sicurezza e dalla sua ricerca continua. Tutto questo però si è trasformato in disfunzionalità sistemiche, che il XXI secolo ci ha mostrato in maniera molto chiara e decisa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il rigido mondo del lavoro.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il lavoro è un tema caldo nei nostri giorni: emblematico, complesso e dall'intreccio difficile. Certo è che l'attuale strategia sta risultando ormai da decenni fallimentare. Perché? Perché è semplicemente racchiusa nella sua rigida logica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Garantire un reddito base universale o parziale potrebbe diventare un passaggio fondamentale. Ovvero creare un circuito, locale e interno, dove ogni attività possa maturare nel tempo, con passaggi facilitati sia sotto il profilo burocratico e legislativo, sia sotto il profilo della tassazione. Insomma, vantaggi veri che vengano monitorati, affinché la possibilità di frode si avvicini allo zero. Un welfare che sia svincolato dal tipo di contratto. Malattie, disoccupazione e formazione potrebbero diventare legati direttamente all'individuo e alla sua personale situazione, piuttosto che legare il tutto alla tipologia di contratto. Personalizzazione e intensi investimenti nelle risorse umane, i collaboratori. Formarli al cambiamento attraverso metodi basati sul 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           reskilling
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           /
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           upskilling
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : in questo modo, la polivalenza diventerebbe un'opportunità di crescita per tutti (azienda e collaboratore). Infine, la possibilità di accedere a crediti agevolati e a passaggi burocratici più leggeri per chi decide di avviarsi alla creazione di una nuova attività. Comprendere che il fallimento o le deviazioni aziendali sono parte del processo e non dovrebbero segnare la fine o il fallimento, ma un invito a soccorrere chi è in difficoltà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dalla crescita economica lineare a un'economia rigenerativa circolare.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Un altro grande limite della nostra attuale società è proprio la sua economia. Insostenibilità ambientale, crisi finanziarie e disuguaglianze stanno frammentando il nostro mondo in due fazioni: poveri che diventano sempre più poveri e ricchi che continuano ad accumulare sempre più ricchezze. Una forbice che aumenta sempre di più il divario tra le parti, accrescendo quella sensazione di instabilità e incertezza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Attualmente la nostra economia prevede metriche numeriche che si rifanno sul PIL e sul suo eventuale andamento. L'introduzione di altri parametri per misurare la qualità dell'economia potrebbe dare una grossa mano e, allo stesso tempo, una spinta. Indicatori ambientali, sociali, di salute e di felicità nella valutazione del progresso, accettando che la crescita materiale infinita è un'illusione. Riformulare l'economia della super produzione capitalistica, trasformandola attraverso politiche di riuso, riciclo e rigenerazione. Anche la durabilità dovrebbe essere un concetto base per la produzione, sostituendo l'"obsolescenza programmata" (o "finità programmata", 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ndt
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ) per aumentare il consumo sfrenato. Accettare che l'incertezza finanziaria è una realtà; quindi, intervenire cercando di limitare le possibili scommesse dell'alta finanza, che speculano su situazioni economiche difficili. Situazioni economiche difficili si traducono in disgrazie e sofferenze di altre persone. Evitare di "prezzare" i rischi potrebbe salvaguardare una parte dell'attuale economia. Supportare economie locali, cooperative, imprese sociali e piccole imprese potrebbe garantire grandi benefici per tutti. Questo perché, non essendo interconnesse al grande circuito economico, subirebbero meno lo "shock" delle fluttuazioni economiche globali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Anche i sistemi pensionistici rigidi attuali potrebbero essere sostituiti da percorsi previdenziali flessibili
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ad esempio, potrebbe essere integrata una parziale pensione insieme a un lavoro part-time, per diminuire l'incidenza del carico di lavoro con l'avanzare dell'età. Quindi, piuttosto che arrivare ad età assurde dovendo ancora lavorare, questa potrebbe essere una soluzione conveniente per entrambe le parti. Introdurre una condizione e un'idea di responsabilità personale, attraverso una gestione previdenziale privata e personalizzata, aiutata da strumenti e fondi pubblici, affinché possa alleggerire il carico economico di tutte le parti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche il sistema politico dovrebbe subire una sostanziale rivoluzione, passando da un'amministrazione paralizzata a una che mira alla risoluzione dei problemi, puntando a risultati concreti. Innanzitutto, servirebbe una classe politica degna di questo nome, in cui il senso del bene comune e i valori siano centrali. Gli interessi personali dovrebbero essere al servizio del popolo e per il popolo, non per scopi personali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Successivamente si può parlare di interventi pratici, come l'introduzione di metodologie utili ai servizi pubblici e per la comunità, che mirino all'individuo ai fini del bene collettivo. La semplificazione dovrebbe essere un elemento radicale, raggiungibile per mezzo della digitalizzazione, affinché sia i tempi sia le modalità possano diventare facili e pratici. Invitare a responsabilizzare i funzionari attraverso interventi non legati alla burocrazia, ma direttamente proporzionali ai risultati. La capacità di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           problem solving
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            dovrebbe sostituire la conformità formale. Si dovrebbero accettare margini di errore come possibilità di apprendimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Infine, ma non meno importante, è necessaria una riconfigurazione psicologica e culturale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : passare dalla resilienza emotiva all'accettazione creativa dell'incertezza come fonte di apprendimento ed evoluzione. Siamo costantemente condizionati ad "incassare i colpi", spesso senza riconoscere gli schemi e le configurazioni che applichiamo costantemente e che, seppur inconsciamente, hanno effetti sulla nostra vita quotidiana, sulle scelte e quindi sull'intera esistenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La tendenza non è difficile da spiegare: come già detto, non siamo predisposti ad andare verso le incertezze. A maggior ragione in una società che millanta sicurezze assolute. Quali possono essere le soluzioni a quest'ansia diffusa e alla mania del controllo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il riconoscimento è il punto di partenza. Poche sono le cose sicure in questa vita, come la morte e il cambiamento (anche se la prima non si può citare). Quindi, riconoscere che non c'è nulla di sicuro è un ottimo punto di partenza. Dopo aver compreso ciò nella teoria, va applicato nella pratica. Come? Con l'accettazione. Accettare che niente è sotto il nostro controllo; quindi, niente è realmente sicuro. Questo non vuol dire che io non possa gestire ciò che mi accade, non vuol dire che non sia io a dare i significati a ciò che mi sta intorno. Un altro aspetto fondamentale è proprio l'educazione. Non la scegliamo, ma la scelgono per noi i nostri genitori o il sistema. Ma, se ne siamo consapevoli, possiamo sempre educarci all'ascolto di noi stessi, al riconoscimento delle emozioni, alla selezione dei pensieri e quindi intraprendere uno dei percorsi più importanti: la conoscenza di sé stessi. Al contrario, oggi, l'evitamento è verso se stessi, attraverso lo slalom tra situazioni e persone che incontriamo durante il nostro percorso. In questo modo sarà possibile decostruire l'ideologia dell'incertezza, insieme alla sua cultura infondata. Non solo: si dovrebbero promuovere narrazioni che prevedano una rilettura dell'incertezza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+13-dc11c531.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non si tratta di certezze, ma  di opportunità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cercare di "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           afferrare certezze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " che ci consolino non ci offre né possibilità né opportunità. Ci fa rimanere ancorati a un'idea, un'illusione, che la realtà presto o tardi smonterà. Al contrario, un'esistenza piena si basa appunto sulla crescita, sull'evoluzione e sull'apprendimento che solo il cambiamento può darci. Il cambiamento viene da scelte incerte, da quelle di cui non conosciamo l'esito, ma che ci permetteranno di offrirci qualcosa di diverso, nuovo, più adatto a noi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al contrario, percorrere la strada che già conosciamo, quella che ci porta verso luoghi familiari, ci fornirà quella sorta di sicurezza che, al primo "tremolio", franerà su sé stessa, facendo crollare quelle illusioni di certezza. La valuta per queste due scelte che ci troviamo a operare è energia e tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sta a noi decidere che tipo di vita scegliere: se una "sicura" o un'altra ricca di opportunità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1.png" length="1755436" type="image/png" />
      <pubDate>Wed, 02 Apr 2025 13:35:43 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/incertezze-l-illusione-della-certezza</guid>
      <g-custom:tags type="string">certezze,valori,ricerca,emozioni,conoscere,posto sicuro,umano,paura,incertezza,abitudinari,ignoto,non conoscere,verità,vita,abituati,scelte,sicurezza,illusione,affidabilità</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Blissing Point Food. Il gusto della dipendenza</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/blissing-point-food-il-gusto-della-dipendenza</link>
      <description>Cibi in scatola, trasformati, ultra-processati, resi irresistibilmente gustosi e appetitosi. Gusto perfetto e impeccabile, tanto che non ne riusciresti a farne a meno. Ma quanto sono sani per la nostra salute?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il concetto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Con il termine "blissing point" generalmente non si fa riferimento a qualcosa di univoco o universalmente conosciuto. Tuttavia, ha un'origine specifica: venne infatti coniato dal ricercatore Howard Moskowitz, specialista in psicofisica del cibo, per descrivere il prodotto dal perfetto equilibrio che oggi l'industria alimentare propone sul mercato. Un equilibrio perfetto tra zuccheri, grassi e sale, per garantire il massimo godimento e piacere. Ma non tutto ciò che è gustoso è anche
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           genuino
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+4.webp" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dietro il sipario
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il concetto del blissing point food ruota sostanzialmente su un concetto base:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           buono non vuol dire sano
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Sembra facile, eppure realmente non lo è. Siamo di fatto così immersi in una società capitalistica e devota al guadagno, che ormai ogni cosa, ogni aspetto che la riguarda, ne viene "infettato". Lo stesso vale anche per il cibo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Apparteniamo a un'epoca dove ormai il prodotto di qualità vero è difficile da trovare. Ma prima, sappiamo davvero quali caratteristiche ha un prodotto di qualità? Quale cultura alimentare ci viene trasmessa fin da piccoli? Quanto ne sappiamo veramente?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il concetto di blissing point legato al cibo si pone proprio questo obiettivo: smascherare falsi miti e mostrare un po' di verità in un mondo apparentemente "buono".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dall'inizio del XX secolo, l'industria alimentare ha ben compreso che per attrarre
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           consumatori (dipendenti)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fosse importante dare importanza al gusto e alla consistenza del
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           prodotto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che mettevano sul mercato. È importante fare una netta distinzione tra alimento e prodotto. I prodotti sono tutti quegli alimenti che sono stati processati, ricevendo diverse trasformazioni sia fisiche che chimiche, per ottenere appunto un prodotto da forno finale (prodotto industriale). Gli alimenti invece sono cibi che si trovano nella loro forma naturale, o lievemente trasformati (molto vicini alla loro forma originale), come ad esempio il pane, che si ricava da farina, acqua e lievito con una cottura moderata. Ma ritornando alla storia del grande inganno, fin da subito si è compreso che combinando zuccheri e grassi si potevano ottenere cibi più appetibili rispetto a quelli di partenza. Quindi snack, biscotti e dolciumi sono stati prodotti seguendo questa "filosofia".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma la vera rivoluzione dell'industria alimentare avviene nella seconda metà del XX secolo, quando le maggiori aziende come General Food, Kraft e Nestlé iniziano a investire massicciamente nella ricerca del gusto e nella food science. Psicologi e chimici sono stati assunti da queste aziende per creare cibi che fossero super buoni e che creassero sostanzialmente una cosa sola:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dipendenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Negli anni '70/'80 Howard Moskowitz diventa una figura chiave di questo processo. Quest'ultimo ha individuato dei metodi e delle strategie per individuare il blissing point. Infatti, anziché chiedere ai consumatori cosa preferissero, li esponeva a decine di varianti dello stesso prodotto, con diverse quantità e quindi combinazioni di grassi e zuccheri. Questo tipo di analisi dati permetteva di individuare "il punto" del massimo piacere complessivo da parte del consumatore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo porta a una sola conseguenza: l'aumento del consumo di prodotti da forno (industriali), trasformati e pensati per raggiungere quel punto di massima libidine. Studiati a pennello per essere resi irresistibili. Ci sono statistiche globali che mostrano per l'appunto l'aumento dell'utilizzo di diverse combinazioni tra grassi, zuccheri e sale, affinché si possano ottenere prodotti "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           blissful
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " (che portano massima felicità e appagamento). Molte ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che i cibi altamente palatabili, con alte concentrazioni di zuccheri, grassi e sale, attivano alcuni centri neurali che ci permettono di vivere la sensazione di ricompensa, felicità e serenità. In questo modo, questi prodotti creano una relazione di dipendenza per via della continua ricerca di queste sensazioni, e le industrie alimentari lo sanno molto bene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Uno dei concetti chiave dell'argomento è il "Sensory-Specific Satiety", ovvero la sazietà sensoriale specifica. Il nostro cervello, se sottoposto per un periodo medio-lungo a un determinato gusto o consistenza, "si stanca". I cibi della cerchia del blissing point hanno diversi aromi e diverse consistenze, studiate appositamente per eludere il senso di sazietà dato proprio dalla caratteristica studiata precedentemente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dietro quel mondo goloso c'è un altro mondo studiato, migliorato e perfezionato nel tempo da chi studia a tavolino "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           come poterti prendere per la gola
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+6.webp" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sei ciò che vogliono che mangi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi l'industria alimentare, ormai da decenni, studia ed elabora in maniera sempre più accurata prodotti alimentari in grado di essere super palatabili. Creati per attirare l'attenzione e per far leva sui nostri presunti bisogni, li acquistiamo per vivere quel momento di libidine, "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           un attimo di pace
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Sono tanti gli aspetti sui quali si punta per rendere questi cibi estremamente irresistibili. Comprendere quali sono ci permette di raggiungere una maggiore consapevolezza, aiutandoci a fare scelte sicuramente più sane.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Capiamo prima il perché "cediamo biologicamente" alla trappola del blissing point.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La trappola della dipendenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ha prima di tutto delle ragioni biologiche ben precise, legate ad altri fattori che ci permetteranno di "chiudere il cerchio" alla fine dell'articolo, in quanto nessun elemento è lasciato al caso, ma è tutto ben congegnato. Ritornando ai fattori biologici, possiamo dire che il blissing point non è sempre mancanza di volontà o una debolezza morale o psicologica; bensì, la dipendenza da questi cibi super palatabili è un meccanismo complesso e multifattoriale che tocca elementi come la componente psico-emotiva e sociale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il nostro cervello
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            possiede una serie di circuiti specifici, tra cui quello della dopamina e della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Neurobiologia della ricompensa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Ovvero, il nostro intero sistema nervoso, controllato da questo complesso organo, è cablato in maniera tale da ricercare e ripetere sempre gli stessi comportamenti che ci portano piacere e soddisfazione essenziali per la sopravvivenza (mangiare, bere, riprodursi e così via). Questo sistema è mediato da neurotrasmettitori come la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dopamina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Essa viene rilasciata dai neuroni dal momento in cui sperimentiamo una sensazione piacevole, provando subito un senso di appagamento, euforia, rilassatezza e soddisfazione. Che ruolo giocano
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           grassi, zuccheri e sale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in tutto questo?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questi tre elementi, se combinati in modo sapiente come nei cibi del blissing point food, sono dei super stimolatori di questo sistema. Sono cosiddetti dopaminergici, cioè stimolano proprio i recettori che producono dopamina, la quale darà a sua volta un senso di soddisfazione e piacere. Di fatto, questi alimenti super gustosi, chiaramente innaturali viste le alte concentrazioni di zuccheri, grassi e sale, stimolano alte concentrazioni di questi stimoli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa alta concentrazione di stimoli porta a una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dipendenza neurochimica
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : l'esposizione continua a questa stimolazione da parte di questi cibi ha fatto registrare cambiamenti a livello cerebrale molto simili a quelli che avvengono in altre dipendenze da sostanze come droghe, nicotina e alcool (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.orientatibenessereesalute.com/vizio-o-dipendenza-l-alcool" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/vizio-o-dipendenza-l-alcool
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ed è proprio qui che entrano in gioco dei fattori determinanti dei cibi che appartengono al blissing point food:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tolleranza.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Con il tempo il nostro cervello si adatta ai sapori e alla sua conseguente stimolazione a livello recettoriale, e si ha come conseguenza una ricerca di concentrazioni sempre più elevate affinché possano essere replicate le sensazioni di soddisfazione, appagamento e piacere. Tradotto, si tende a mangiare quantità maggiori di questi prodotti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Craving e astinenza.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se si provasse a ridurre o a privarsi del consumo di questi cibi, si cade in una condizione che ci permette di sperimentare il craving, ovvero quella incontrollata e inarrestabile voglia di consumare cibi altamente palatabili. La famosa voglia di dolce serale, presente ogni sera, ad esempio. Un desiderio che non ci fa dormire la notte o che ci fa pensare tutto il giorno a determinati tipi di prodotti (non è fame, ma blissing point food). Simile è l'astinenza, dove in caso di mancato appagamento di quel desiderio, siamo irascibili, nervosi, irritabili, ansiosi o addirittura depressi. Questo si verifica a causa dei livelli di dopamina artificialmente alti indotti da questi prodotti industriali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sensibilizzazione.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In altri casi, per alcune persone, l'esposizione continua ad alti contenuti di prodotti dopaminergici derivati dal cibo fa sì che diventino sempre più sensibili, con conseguente sensibilizzazione del sistema di ricompensa, intensificando così la reattività e il desiderio di prodotti alimentari industriali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Destabilizzazione ormonale.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I prodotti con alti contenuti di grassi, zuccheri e sale sono in grado di interferire con alcuni ormoni che regolano il senso di sazietà e di fame. È il caso della grelina e della leptina. In effetti, i cibi blissing point possono interferire con il loro segnale, portando a una disregolazione del segnale e inibendo, ad esempio, il senso di sazietà.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Come nella fiaba...
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La fiaba di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Hansel e Gretel
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            racconta la storia di due fratelli abbandonati nella foresta dai genitori, incapaci di sfamarli. Dopo un lungo vagare, i bambini trovano una casa fatta interamente di dolci e zucchero: un’attrazione irresistibile che li porta a cedere alla tentazione e iniziare a mangiarla senza pensare alle conseguenze. Tuttavia, dietro questa delizia si nasconde una strega malvagia, che ha progettato la casa proprio per attirare e intrappolare i bambini con il cibo, per poi divorarli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ed ecco come è possibile spiegare cosa sia l'industria alimentare oggi, come funzioni il meccanismo del blissing point food: una strega (l'industria) che sfrutta tutto questo per attirare i bambini (i consumatori) e farli diventare dipendenti dai suoi prodotti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La casa dei dolci
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            potrebbe essere ben paragonata al cibo processato. Di fatto, i due bambini nel racconto sono assuefatti da questa casa fatta di dolci; anche oggi assistiamo a una vera e propria dipendenza da snack, sostanze zuccherate, ricche di grassi e così via.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il caso del caramello salato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è un prodotto perfetto per dare dipendenza, perché è dolce e salato allo stesso tempo per quanto riguarda il sapore. Mentre per quanto riguarda i suoi valori nutrizionali, è alto in zuccheri e grassi, ed è anche salato. Ha una consistenza morbida, ma è spesso associato a elementi croccanti per creare così un contrasto perfetto. Insomma, una vera droga!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Così come la casa della strega, questi cibi devono ultra-stimolare e indurre a una produzione elevata di dopamina, al fine di farci sentire in paradiso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ed è così che si cade nella trappola del consumo compulsivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            : i bambini (i consumatori) mangiano, mangiano e mangiano ancora, credendo di soddisfare la fame e quel senso di piacere momentaneo. Ma di fatto, più mangiavano e più ne volevano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il craving
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è esattamente questo: un consumo continuo e compulsivo, dove non si è pienamente coscienti delle quantità di cibo che si stanno ingerendo. Questo effetto è dato solo da questa tipologia di prodotti, non dal vero cibo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Lo scopo non è nutrire, ma spremere il consumatore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non è così diverso dalla storia di Hansel e Gretel, in quanto anche la strega non aveva nessuna intenzione benevola nei confronti dei bambini. Infatti, "li faceva ingozzare" affinché diventassero grassi per poi essere mangiati. In un modo molto simile, oggi aumenta il numero di persone in sovrappeso e obese a causa proprio di questi prodotti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa fiaba, in questo caso, ha l'intento di smascherare e mostrare il vero volto dell'industria alimentare. Il modus operandi di queste grandi aziende è sempre lo stesso: utilizzo di ingredienti a basso costo (olio di palma), massicce campagne pubblicitarie e ingenti investimenti nel trovare prodotti "blissing point". Il problema più grosso ricade proprio sui consumatori:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'obesità è in aumento a livello globale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2016, oltre 1,9 miliardi di adulti di 18 anni e più erano in sovrappeso. Di questi, oltre 650 milioni erano obesi. Le cifre continuano a crescere. In Italia, secondo dati ISTAT più recenti, circa un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso e oltre il 10% è obesa. L'obesità infantile è anch'essa un problema significativo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le MCV (malattie cardiovascolari) sono la principale causa di morte a livello globale. L'OMS stima che nel 2019 siano state responsabili di 17,9 milioni di decessi, pari al 32% di tutti i decessi a livello globale. In Italia, le MCV rappresentano ancora una delle principali cause di mortalità e morbilità. Alcune stime suggeriscono che fino all'80% delle malattie cardiovascolari potrebbe essere evitato con cambiamenti nello stile di vita, tra cui una dieta sana. Sebbene non quantificabile precisamente per i soli "bliss point food", è chiaro che il loro contributo attraverso diete non salutari è significativo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il diabete di tipo 2 è una pandemia globale in crescita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'International Diabetes Federation
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (IDF) stima che nel 2021 circa 537 milioni di adulti (20-79 anni) in tutto il mondo convivessero con il diabete. Si prevede che questo numero aumenterà drasticamente nei prossimi decenni. Anche in Italia la prevalenza del diabete di tipo 2 è in aumento. Alcune stime suggeriscono che fino al 90% dei casi di diabete di tipo 2 potrebbe essere evitato o ritardato con cambiamenti nello stile di vita, tra cui una dieta adeguata. Anche in questo caso, i "bliss point food" contribuiscono in modo significativo attraverso il loro ruolo nelle diete non salutari.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il cancro è una delle principali cause di morte a livello globale. L'OMS stima che nel 2020 ci siano stati circa 10 milioni di decessi per cancro. L'incidenza e la mortalità per alcuni tipi di cancro sono in aumento in molte parti del mondo. Si stima che una percentuale significativa dei tumori sia prevenibile attraverso modifiche dello stile di vita, inclusa l'alimentazione. Le stime variano, ma alcune fonti suggeriscono che circa il 30-50% dei tumori potrebbe essere prevenuto con cambiamenti nello stile di vita, inclusa una dieta sana. Il contributo specifico dei "bliss point food" è indiretto, ma rilevante attraverso il loro ruolo nel promuovere diete non salutari e obesità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questi prodotti appartenenti ai "blissing point food" presentano dei meccanismi specifici attraverso i quali influenzano l'aumento del rischio di malattie:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Eccesso Calorico e Obesità:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Sono progettati per essere iper-appetibili e portare al consumo eccessivo, favorendo l'eccesso calorico e l'aumento di peso, fattore di rischio per tutte le patologie elencate.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Squilibrio Nutrizionale:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Sostituiscono alimenti nutrienti con cibi poveri di vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, ma ricchi di calorie vuote.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Picchi Glicemici e Insulino-Resistenza:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             L'alto contenuto di zuccheri semplici provoca picchi glicemici, che nel tempo possono portare a insulino-resistenza e diabete di tipo 2.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Aumento del Colesterolo LDL e Trigliceridi:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             L'alto contenuto di grassi saturi e trans può influenzare negativamente il profilo lipidico, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Infiammazione Cronica:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Diete ricche di zuccheri raffinati e grassi saturi possono promuovere l'infiammazione cronica di basso grado, un fattore che contribuisce a tutte le patologie menzionate.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Alterazione del Microbiota Intestinale:
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             I cibi ultra-processati possono influenzare negativamente la composizione e la funzione del microbiota intestinale, con possibili effetti negativi sulla salute metabolica e immunitaria.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Buono, ne sei proprio sicuro?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+12.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Alimentazione sana, per un corpo sano
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Snack, cioccolata, bibite gasate, caramelle, dolci confezionati, hamburger, patatine fritte, confezionati e processati. Abbiamo modificato completamente il nostro modo di vedere, procurarci, assumere cibo e di pensare al cibo stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi, quando pensiamo agli alimenti, la mente tende a essere dirottata verso ciò che possiamo acquistare al supermercato o nelle grandi catene di distribuzione alimentare, che nel tempo hanno sostituito punti vendita più a misura d'uomo e, si potrebbe dire, a misura di cibo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sì, perché l'offerta di queste grandi catene è costituita da prodotti già pronti, inscatolati, a lunga conservazione, modificati ed elaborati per essere resistenti e appetibili ai diversi palati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cibi ultra-processati, con aggiunta di sostanze utili a stabilizzarli e a conservarli per mesi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non più un cibo, ma un prodotto di consumo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi, cos'è il cibo per noi oggi? Negli ultimi due secoli è stata introdotta un'idea di nutrimento diversa, alterata e quindi pilotata proprio da questi grandi marchi industriali, che non ci hanno venduto solo i prodotti stessi, ma ancor prima un'idea.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo dimenticato, o forse barattato, il vero cibo con questi prodotti che sono lontani dall'esserlo. Ma quali caratteristiche dovrebbe avere un cibo per essere definito tale?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Freschezza.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Teoricamente, un alimento dovrebbe essere raccolto, prodotto od ottenuto in un lasso di tempo relativamente breve, per poi essere consumato. Con la freschezza si ha anche un altro elemento determinante, ovvero una maggiore quantità di elementi nutritivi di qualità, senza nessuna aggiunta artificiale. Con la freschezza, anche il sapore diventa autentico, vero e quindi equilibrato per il nostro organismo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Origine naturale.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Proviene direttamente dalla natura, ed è minimamente trasformato, in modo tale che conservi l'integrità massima delle sue proprietà nutritive. Frutta, verdura, uova, latte, cereali, pesce, carne, legumi: sono questi gli alimenti che generalmente mantengono la loro origine naturale. Sono esposti al massimo a processi "lievi", come l'essiccazione, la fermentazione, la macinazione o l'esposizione a basse temperature.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Aspetto e forma.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dovrebbero riflettere la loro origine naturale, "imperfetta". Non mele senza buchi o imperfezioni, ma magari leggermente ammaccate e non "belle" da vedere. Non pomodori traslucidi, ma con forme irregolari e forse anche un po' ammaccati. Forme che non sono state modificate artificialmente, ma che riflettono la loro origine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tempo di deterioramento.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sono soggetti a deterioramento naturale. La frutta ammuffisce, la carne cruda si deteriora, il pane rafferma e così via dicendo. Il tempo è breve per quanto riguarda la conservazione del vero cibo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Valori nutrizionali elevati e ben bilanciati.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I macronutrienti sono presenti in un certo equilibrio. Non alti grassi, zuccheri e proteine in un solo prodotto, ma carboidrati complessi (dai cereali integrali, verdure), proteine di alta qualità (da carne, pesce, legumi, uova), grassi sani (da avocado, olio d'oliva, frutta secca, pesce grasso). Questi alimenti non presentano solo buoni macronutrienti, ma tantissimi micronutrienti necessari al nostro organismo: vitamine (A, C, D, E, K, gruppo B), minerali (ferro, calcio, magnesio, potassio, zinco), antiossidanti e fitonutrienti. Questi composti sono cruciali per la salute cellulare, il sistema immunitario, la funzione neurologica e la prevenzione di malattie croniche.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fibre alimentari.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Contengono una buona quantità di fibra alimentare, importante per la salute digestiva, il controllo della glicemia, la sazietà e la salute del microbiota intestinale. La fibra si trova principalmente in frutta, verdura, cereali integrali e legumi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Trasformazione limitata.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Subiscono processi di trasformazione minimi che mirano a renderli sicuri per il consumo, più digeribili o conservabili per un breve periodo, ma senza alterare drasticamente la loro composizione nutrizionale o aggiungere ingredienti artificiali in modo significativo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ingredienti naturali e riconoscibili.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se hanno subito qualche processo di trasformazione, gli ingredienti utilizzati sono naturali, semplici e facilmente riconoscibili (es. farina integrale, acqua, sale, lievito madre per il pane). La lista degli ingredienti è corta e comprensibile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sazietà naturale.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Inducono una sazietà naturale e appropriata, aiutando a regolare l'appetito e prevenire il consumo eccessivo di calorie. La combinazione di fibre, proteine e grassi sani contribuisce a questa sazietà.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sapore Autentico e Soddisfacente.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Offrono sapori autentici, complessi e soddisfacenti che derivano dalla loro composizione naturale e freschezza, piuttosto che da aromi artificiali o esaltatori di sapidità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il mito del "fit e del proteico"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se da una parte abbiamo i blissing point food, che spingono per indurre al consumo sfrenato di questa tipologia di prodotti, dall'altra parte abbiamo invece una vasta gamma di prodotti soprannominati fit e/o proteici. Dovrebbero rappresentare i "buoni" del racconto, ma in realtà non sono altro che prodotti ultra-processati, con la maschera da buono.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sostanzialmente non sono altro che un'altra trovata commerciale, dove ci viene venduto come salutare e benefico (quando in realtà non lo è), ma non sono altro che prodotti trasformati, processati e con aggiunta di elementi nutritivi che in realtà non avrebbero. Sono tante le varianti presenti sul mercato, tra polveri e integratori di tutti i tipi, tra prodotti proteici e altri venduti come tali, quando in realtà sarebbero naturalmente ricchi di proteine. Insomma, un giro d'affari che promette bene, visto che abbiamo anche l'acqua proteica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La strategia del "protein Boosting"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è un metodo che l'industria alimentare utilizza su prodotti che originariamente erano scarsi o privi di proteine, in seguito arricchiti artificialmente di questo micronutriente per mezzo di proteine sintetizzate dal siero del latte. Di fatto, questa aggiunta viene valorizzata come un plus per la salute e il benessere del corpo. In tutto ciò, nessuno sa o conosce fino in fondo la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           qualità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           biodisponibilità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           delle proteine aggiunte. Spesse volte la loro qualità è inferiore rispetto a quelle reperibili naturalmente. Di fatto anche la loro biodisponibilità è diversa, visto che nel processo di estrazione si utilizzano passaggi chimici e fisici che influiscono su questi fattori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un altro aspetto di questi alimenti "fit" dà un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           focus complessivo nutrizionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            completamente distorto. Di fatto, a livello commerciale sono prodotti venduti come leggeri e magari proteici. Di fatto i valori nutrizionali dicono tutt'altro: alti grassi e zuccheri aggiunti, con un quantitativo di proteine moderato. Ma la cosa interessante è questa: quali zuccheri aggiunti? Di quali grassi stiamo parlando? Proteine naturali o aggiunte?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Insomma, sono ancora prodotti processati, venduti sotto il nome di "fit" o "proteici", ma che in realtà hanno poco di entrambi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'altro aspetto curioso è che, spesse volte, alimenti già di per sé proteici sono venduti a costi superiori perché "proteici".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Abbiamo quindi una mistificazione di questi prodotti proteici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Si tende a fare leva sulla consapevolezza "proteica". Fonti come uova, yogurt, formaggi, carni e così via vengono venduti come prodotti che hanno questo plus, le proteine. Nei fatti, essi sono alimenti già di per sé proteici. Quindi ancora una volta, le campagne pubblicitarie conquistano ancora i loro seguaci. Perché seguaci? Perché queste campagne pubblicitarie non vendono in sé per sé il prodotto, ma il bisogno. Inducono a pensare che tu abbia bisogno di proteine perché sei carente e, soprattutto, perché non le troveresti in altri alimenti come macronutriente già presente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Con che cosa coincide tutto ciò?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un aumento del prezzo ingiustificato e non equiparato al prodotto stesso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Yogurt naturale venduto a un prezzo maggiorato solo perché sulla confezione campeggia la scritta "Alto contenuto proteico".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, la strategia non è puntare sul prodotto, piuttosto sull'idea che c'è dietro quel prodotto. Ed è così che funziona anche per gli integratori, come proteine in polvere e associati: vitamine, integratori di minerali, polveri che aumentano la forza, altre la virilità, altre ancora che incrementano il testosterone, chi invece promette un recupero veloce con assenza di fatica. A chi sono rivolte queste promesse? A tutti coloro che seguono l'idea di un corpo sempre perfetto, sempre in forma, con assenza di fatica o di imperfezioni (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.orientatibenessereesalute.com/corpo-perfetto-o-stare-in-forma" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/corpo-perfetto-o-stare-in-forma
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ); ai cultori della palestra che vedono in essa l'unico vero riconoscimento sociale:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           essere esteticamente perfetti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chiaramente dietro tutto ciò si cela una grande verità: quelle polveri non hanno grossi effetti e il più delle volte sono nulli. Chi le promuove sono aziende e industrie che sfruttano volti e personaggi che, a loro volta, utilizzano non polveri, ma sostegni chimici per essere "aesthetics" ogni giorno, tutti i giorni. Non c'è un equilibrio fisico, mentale ed emotivo dietro tutto questo, ma una sorta di visione deforme che condiziona chi la segue alla sudditanza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Quindi da una parte promesse e insistenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            per ottenere corpi e performance inesistenti (se non per effetto placebo), dall'altra parte elevati costi per
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "polveri" al vento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fuori dalla cultura, fuori dagli schemi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per meglio comprendere il meccanismo del "blissing point food", è necessario analizzare il modello sociale su cui attualmente poggia la nostra società. Viviamo in tempi veloci e stressanti. Questi due elementi, insieme, sono chiave, in quanto uniscono i pezzi mancanti del puzzle.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo analizzato in un altro articolo come viviamo tempi difficili, dettati da scadenze, obiettivi e performance inumane (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.orientatibenessereesalute.com/praticare-lentezza-e-non-azione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/praticare-lentezza-e-non-azione
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ), che aumentano i nostri livelli di stress. Ed è proprio qui che entra nuovamente in gioco il fattore "Blissing Point Food". Ovvero, tra i due elementi esiste una strettissima correlazione, si richiamano tra loro e, chi ne è consapevole, sfrutta tutto ciò a proprio vantaggio. Abbiamo visto come il blissing point food entra in gioco nel momento in cui il nostro sistema nervoso ricerca elementi, o in questo caso alimenti, che riescono a stimolare o sovra-stimolare la produzione di dopamina, la quale a sua volta ci permetterà di percepire quel senso di appagamento, soddisfazione e benessere (fittizio).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           In condizioni di stress
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , il nostro corpo (sistema nervoso) ci spinge a ricercare proprio tale condizione di appagamento e soddisfazione, per mantenere alto quel senso di benessere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando siamo stressati, infatti, il nostro corpo rilascia ormoni come il cortisolo e l'adrenalina. Questi ormoni hanno effetti diffusi sul cervello, inclusa la modulazione del sistema dopaminergico. In condizioni di stress, alcune ricerche suggeriscono che il cervello può diventare più sensibile agli effetti della dopamina nel circuito di ricompensa. Questo significa che stimoli che normalmente genererebbero una certa quantità di piacere potrebbero ora produrre una risposta dopaminergica più intensa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In particolare, lo stress ha un effetto inibitorio sulla funzione della corteccia prefrontale. Quest'ultima può interferire con il funzionamento ottimale della PFC (corteccia prefrontale) in diversi modi. Va ricordato che la corteccia prefrontale (PFC) è la parte più evoluta del nostro cervello ed è responsabile delle funzioni esecutive come la decisione, la pianificazione, la gestione degli impulsi e la regolazione emotiva. Inoltre, gestisce appunto la modulazione del circuito dopaminergico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutto questo vuol dire che:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           più sono stressato, minori saranno le mie capacità di gestione e decisione, mentre maggiore sarà il flusso di dopamina, in quanto ormai la PFC è "corrotta" dagli ormoni dello stress
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Conseguenze? Si va alla ricerca continua di elementi che tengono alto questo "flusso", per sentirmi appagato e "ricompensato". Più mangio alimenti con alti zuccheri e grassi, maggiore sarà il livello di soddisfazione. Maggiore sarà il livello di soddisfazione, maggiore sarà il livello di consumo di prodotti "blissing point food".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, diventa un cane che si morde la coda. Al contrario, in condizioni normali, questo meccanismo funziona in maniera equilibrata. Di fatto, quando facciamo qualcosa di gradevole (mangiare, socializzare, raggiungere obiettivi ecc.) l'VTA (area tegmentale Ventrale, considerata il centro di comando del circuito di ricompensa) rilascia dopamina nel NAc (nucleo accumbens, il recettore dopaminergico cruciale per sentire le sensazioni di soddisfazione), rilasciando una sensazione piacevole che ci porta a ripetere quell'azione o comportamento. La PFC interviene per valutare le conseguenze a lungo termine e modulare la nostra risposta immediata alla ricompensa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo per dire che le cose principali da sapere sono queste:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Lo stress è un innesco.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Tra le varie risposte fisiologiche e neurochimiche, troviamo l'aumento del rilascio di dopamina, insieme a ormoni dello stress.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Indebolimento del "freno" PFC.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Lo stress agisce come effetto inibitorio sulla corteccia prefrontale, che a sua volta riduce la sua capacità di agire come freno sul circuito di ricompensa. La PFC, in condizioni normali, ci aiuterebbe a valutare se una gratificazione immediata sia o meno una scelta costruttiva a lungo termine (mangiare sempre zuccheri, la valuterebbe come una scelta NON sana).
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Ricerca impulsiva e compulsiva di cibo.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Con "il freno" fuori dai giochi, la dopamina scorre come un fiume in piena. Si ha così come risultato una ricerca continua e smodata di stimoli che possono appagare e soddisfare, e quale altra cosa facile da reperire e a "basso costo" (rispetto a droghe o altre sostanze) come i blissing point food?
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Attenzione sulla ricompensa immediata.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Si tende così a privilegiare sensazioni di piacere e di appagamento immediate e intense, rispetto a forme più fisiologiche. Ed è questo uno dei modi in cui si casca nella trappola dei blissing point food, che promettono un rapido sollievo dallo stress attraverso il rilascio massiccio di dopamina.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Finché seguiremo una logica sociale collettiva dove tutti, in maniera ugualitaria, seguiamo "regole" sociali che a loro volta sono schiave di logiche capitalistiche e consumistiche, non ci sarà mai nessun cambiamento rivolto al benessere. Di fatto, il concetto di blissing point food è intrecciato in maniera indissolubile con il concetto capitalistico di vendita:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           conta solo vendere, non la salute o il benessere degli utenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . L'intento stesso della produzione è quello di omologare il gusto, rendere e vendere come buoni prodotti costruiti artificialmente, ideati per toccare punti che ci rendono più simili a tossicodipendenti che a persone libere di scegliere. Tutto questo viene pompato da una fase di commercializzazione ben studiata accuratamente, strutturata in modo tale da vendere prima di tutto il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bisogno fittizio
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di quel prodotto. Innescano una serie di idee che ti portano a pensare di volere quel determinato prodotto, di averne necessariamente bisogno, quando in realtà molto probabilmente non è nemmeno così.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Velocità, bisogni immediati da soddisfare. Non vogliamo aspettare, nemmeno se si tratta di piacere. I cibi appartenenti alla categoria del blissing point food rispondono perfettamente a questo bisogno immediato. In questo modo, si è orientati verso prodotti di bassa qualità che inducono indirettamente una svalutazione del cibo sano e nutriente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Confusi e ammaliati da cibi gustosissimi e dal senso di piacere esagerato, tendiamo a scartare invece alimenti sani, nutrienti ed equilibrati per la nostra forma fisica e salute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tutto viene alimentato da un senso di comfort e appagamento emotivo che deriva dal cibo e in particolare da questi prodotti. Questo però ci dice un'altra cosa: traiamo piacere dal cibo non per il piacere del cibo stesso, ma per via della nostra profonda insoddisfazione, rabbia, angoscia, tristezza e stress, data dalla vita che conduciamo e che probabilmente non ci appaga.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Mangiamo oltre il limite, scegliamo prodotti come questi perché NON siamo soddisfatti.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+13.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+18.webp"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Mangiare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Esiste solo un modo per rendersi liberi, ed è diventando consapevoli. Consapevoli del mondo che si ha intorno e della società che abbiamo costruito intorno a noi. Raggiunta la consapevolezza, diventa importante
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'azione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Agire e successivamente cambiare. Rivolgerci a scelte più sane nella selezione degli alimenti. Cambiare le fonti di origine, di produzione e di distribuzione dei prodotti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ritornare a scegliere qualcosa che sia locale e di origine certa, piuttosto che rivolgersi a grandi catene di distribuzione e multinazionali del settore alimentare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Introdurre l'auto-produzione dei cibi, come pane fatto in casa, pasta e coltivando cibi come frutta e verdura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma per fare tutto ciò serve energia e tempo,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tocca a te scegliere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+9.webp" length="250886" type="image/webp" />
      <pubDate>Tue, 18 Mar 2025 09:17:11 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/blissing-point-food-il-gusto-della-dipendenza</guid>
      <g-custom:tags type="string">dipendenza,bene per se stessi,cibi sani,fuori forma,industrie alimentari,cibi processati,salute,cattiva alimentazione,dolci,blissing point food,abitudini sane,abitudini alimentari,in forma,dannoso,cibo,alimentazione,salati</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+1.webp">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Vivere con "il pilota automatico"</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/vivere-con-il-pilota-automatico</link>
      <description>Abitudinari, comodi, impostati a fare sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo. Monotonia che abbraccia la sicurezza di ciò che ormai conosciamo. Insoddisfazione, perché ci precludiamo la possibilità di scoprire, cambiare e "crescere".</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abitudini
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo sognatori intrappolati dalle nostre abitudini, in routine che si ripetono all'infinito. Mascheriamo paure e insicurezze, mentre continuiamo a fare "sempre allo stesso modo".  Abituati a condurre una doppia fatica, una contraddizione che ci divide in due: restare o cambiare?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.4-03155db4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Abitudinari
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Diversi sono gli elementi che intervengono a favore delle abitudini e della loro "sedimentazione" nel tempo. Di fatto, spesso nemmeno ce ne accorgiamo, ma siamo condizionati da questa modalità schematica, ripetitiva e consolidata in cui trascorriamo le nostre giornate, come in un carillon senza fine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un vero e proprio "pilota automatico" che ricerchiamo sempre più, perché nella routine troviamo, in un primo momento, sicurezza, stabilità, equilibrio e così via dicendo. "Lo facciamo a occhi chiusi", è facile, perché la conosciamo forse da anni, senza mai cambiare. Una serie di azioni e schemi comportamentali "installati" come un programma dentro di noi, che ci permettono di agire all'interno di quel solido "perimetro".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un perimetro sicuramente sicuro, perché non permette in alcun modo di far "entrare" nulla dall'esterno. Il punto è che esso non permette solo di non far entrare, ma anche di uscire al di fuori di esso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli elementi che portano a stazionare all'interno delle abitudini sono molteplici e con molteplici conseguenze. Sicuramente, tra gli aspetti più comuni, c'è proprio la paura: la paura del cambiamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il suo termine tecnico è metatesiofobia, ed è una reazione emotiva, solitamente intensa e diffusa, che si manifesta proprio in seguito alla possibilità di un cambiamento oppure di fronte a un cambiamento stesso. Siamo "progettati" biologicamente per essere avversi e restii quando si presenta un cambiamento, giustificando così la paura e la staticità che contraddistingue la mente. Il cambiamento è, di fatto, qualcosa di ignoto che la mente non conosce e rifugge in tutti i modi, in quanto lo percepisce come una potenziale minaccia. È programmata per "sostare" in dinamiche familiari e che può controllare, dandole l'impressione di stabilità e sicurezza. Minor dispendio energetico, in quanto le abitudini, essendo collaudate nel tempo, permettono di svolgere azioni automatiche "senza pensarci", facendo sì che ogni cosa sia automatizzata in maniera efficace ed efficiente. Temiamo, inoltre, di non riuscire più a manifestare quel controllo che ci contraddistingue, in quanto il controllo ci dà quella sensazione di sicurezza e appagamento. Non solo, anche i margini di errore o la possibilità di fallimento vengono ridotti ai minimi termini, in quanto ormai sappiamo tutto e conosciamo tutto all'interno della nostra consolidata routine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo un vero e proprio attaccamento familiare, in quanto siamo animali abitudinari per natura; nel mix non poteva mancare anche un'innata resistenza alle novità (neofobia), che genera resistenze alle novità in sé.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo cocktail di elementi genera una comodità imbattibile, stabile e, ahimè, duratura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché vivere ansia, stress, preoccupazione, dispendio energetico, spostamento degli equilibri, rischio di blocchi emotivi o di ripercussioni somatiche, quando si può stare tranquillamente beati all'interno delle nostre care abitudini?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo la "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           comfort zone
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ", uno spazio mentale, una condizione cognitiva che ci fa sentire sicuri di noi stessi e delle nostre azioni. Porta i nostri comportamenti a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fare scelte familiari, prevedibili, dalle performance stabili e caratterizzate da bassi livelli di ansia e stress
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insieme, paura del cambiamento e comfort zone formano una relazione forte, un'interconnessione bidirezionale in cui il cambiamento diventa il motore che ci spinge a sviluppare e rafforzare questi due elementi. Le due sfere, essendo interconnesse, si influenzano a vicenda:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la paura del cambiamento alimenta la comfort zone, in quanto, di fronte all'ansia e allo stress che si genera in vista di un cambiamento, la comfort zone rappresenta invece quella zona sicura, un rifugio dove ci sentiamo protetti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la comfort zone rafforza la paura del cambiamento, in quanto l'atteggiamento, così come la domanda, diventano: perché rischiare? Perché lasciare il sicuro per l'incerto? Abituati dalla comfort zone al certo e al prevedibile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, preferiamo sicuramente la comodità della sicurezza, delle abitudini e della routine, ma quale tipo di sicurezza stiamo scegliendo? Quali sono le ripercussioni?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+5.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "Comodoni"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quante volte abbiamo sentito questa frase? Direi una predica, un invito, ancora una volta, a rimanere esattamente dove si è, presumibilmente al sicuro da ogni pericolo proveniente da ciò che non conosciamo. Ma chi stabilisce che al di là di ciò che conosciamo ci sia un pericolo? Anche lo stesso detto potrebbe essere interpretato non come un monito a non abbandonare la vecchia via, ma solo come un avvertimento: nel lasciare il vecchio per il nuovo, l'ignoto ci attenderà. E allora perché, partendo proprio da questo detto popolare, la nostra interpretazione è sempre stata la medesima? “
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Rimani dove sei, al di là del tuo perimetro di 'sicurezze' si nasconde il male”.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le ragioni sono molteplici e si intrecciano tra caratteristiche biologiche che ci appartengono e fattori di tipo sociale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un progresso, statico
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sedimentare nelle abitudini e rimanere statici e fermi in esse non è sempre solo un atteggiamento o una scelta; vi si nascondono diverse ragioni, anche biologiche, che ci portano a essere predisposti a tutto questo. È vero anche che, oltre a ciò, intervengono importanti fattori sociali, psicologici ed emotivi che ci inducono a consolidare questo meccanismo. Un meccanismo che non è innocuo come pensiamo, ma che comporta ripercussioni che non valutiamo attentamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ragioni biologiche
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutto parte dalla “programmazione” del nostro cervello, un organo strutturato per ottimizzare e risparmiare, un organo conservatore che tende al risparmio energetico. Insomma, un “processore” che mira alla massima efficienza. Di conseguenza, istituire delle abitudini è un’azione fisiologica che serve proprio a ottimizzare le energie, dal momento che si presentano azioni quotidiane ripetitive. Infatti, quando un’azione viene compiuta più volte, i circuiti neurali coinvolti diventano via via più efficienti, richiedendo meno energie o attenzioni. In principio, tutto questo è fisiologicamente vantaggioso, poiché permette di liberare nuove energie disponibili per altre aree cognitive, che consentiranno di affrontare nuove sfide e nuovi stimoli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I gangli della base sono una regione profonda del cervello, cruciale nella formazione delle abitudini. Essi collegano segnali ambientali (“cue”) a routine comportamentali che, a loro volta, conducono a ricompense. Una volta che si consolida il processo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           cue-routine-reward
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , l’abitudine si innesca quasi automaticamente, come un meccanismo predefinito. Ed è qui che entra in gioco la dopamina, in questo caso un neurotrasmettitore chiave nel processo di costruzione delle abitudini. Abbiamo detto che i comportamenti abitudinari portano a ricompense, date proprio dalla produzione di questo neurotrasmettitore. Quando impariamo una nuova abitudine, rilasciamo dopamina in dosi importanti, che, facendoci sentire un senso di ricompensa, benessere e appagamento, ci pone nelle condizioni di ricercare la medesima azione, per rivivere le medesime sensazioni. Tuttavia, con il tempo, la risposta dopaminergica si sposta: anziché essere rilasciata dopo l’azione abitudinaria, viene rilasciata prima, in seguito allo stimolo ambientale (“cue”) che precede l’abitudine. Ecco come si spiega uno dei motivi della dipendenza (psicologica) dalla sigaretta. A un certo punto, fumando una sigaretta, la dopamina viene rilasciata ancor prima di fumarla; quindi l’abitudine, il gesto stesso, ci induce a produrre dopamina in partenza. Di conseguenza, da un punto di vista psicologico, mettere una matita in bocca potrebbe fornire lo stesso rilascio di dopamina. Questo meccanismo porta così a fortificare in maniera significativa le abitudini, facendo sì che la persona faccia sempre più fatica a sperimentare altri stimoli. Abbiamo una vera e propria predisposizione biologico-evolutiva per la routine e per la prevedibilità, poiché in principio offrono stabilità e sicurezza in ambienti potenzialmente pericolosi. Infatti, conoscere percorsi sicuri, fonti di acqua e cibo e ambienti favorevoli allo sviluppo aumentava la possibilità di sopravvivenza. Questo tipo di predisposizione conservatrice può essere più forte in alcune persone, probabilmente a causa della sensibilità allo stress derivante dal cambiamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ragioni sociali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le ragioni sociali hanno un impatto significativo su di noi. L’ambiente definisce in maniera significativa l’animale umano, e lo stesso accade a noi in una società con molte norme e aspettative sociali. Infatti, sono numerosi i messaggi, impliciti o espliciti, che riceviamo ogni giorno nella nostra società. Stabilità, conformità e prevedibilità sono alla base degli incoraggiamenti sociali che riceviamo quotidianamente. Siamo incoraggiati a “sistemarci” nella vita, con un lavoro stabile, una famiglia, una casa, la macchina, le vacanze, il parrucchiere di fiducia, la spesa del sabato mattina e così via. Li chiamano percorsi di vita, “tradizioni” culturali e sociali, retaggio di un passato obsoleto e palesemente poco armonico e costruttivo. Questi indirizzi possono derivare da pressioni sociali implicite o esplicite, da ambienti come la famiglia, gli amici, la scuola, il posto di lavoro, i media, i social e così via. Questo perché ci viene insegnato che una deviazione da questi percorsi è chiaramente sbagliata, non conforme a ciò che è socialmente accettato come giusto e costruttivo. Il che non significa che sia giusto e costruttivo dal punto di vista personale. Temiamo così tanto la pressione sociale perché temiamo anche il giudizio in seguito a un possibile fallimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Quindi la paura di fallire e di essere giudicati ci impedisce di fare scelte più affini a noi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , rischiando così di accontentare gli altri piuttosto che rendere soddisfatti e felici noi stessi. Ma il limite non è solo nostro: in una società dove non “segui lo schema” vieni facilmente emarginato o escluso, in nome di una presunta normalità. In un modello sociale strutturato e costruito per aderire all’omologazione, è facile sentirsi “tagliati fuori”. Come già analizzato nel precedente articolo “Senso di comunità &amp;amp; Bene per sé stessi” (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.orientatibenessereesalute.com/senso-di-comunita-bene-per-se-stessi" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://www.orientatibenessereesalute.com/senso-di-comunita-bene-per-se-stessi
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ), l’uomo è un animale sociale che tende naturalmente a trovare approvazione e riconoscimento attraverso le relazioni affettive, all’interno della comunità in cui vive. Quindi il peso sociale non dipende solo da una mancata o scarsa gestione delle proprie insicurezze, ma anche da fattori prettamente biologici e antropologici. Le strutture sociali vigenti, come un lavoro stabile, una casa di proprietà, relazioni a lungo termine, i matrimoni e così via, danno appunto quel senso di sicurezza e, allo stesso tempo, di identità, proprio perché conformi a quegli aspetti accettati come “giusti” dalla società. Infatti, chi tende a invertire la tendenza e a scegliere di cambiare questi aspetti viene definito anarchico, sbagliato, in poche parole, non ben accetto. A sostegno di queste strutture sociali ci sono tradizioni e narrazioni culturali che delimitano in maniera chiara “come si è sempre fatto”. Questo instilla, fin dalla nascita, false credenze sul come dovrebbe essere condotta la vita, anche se questa non ci appartiene realmente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fattori psicologici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si guadagnano il primato in classifica, come già anticipato, la paura del fallimento e dell’ignoto. La possibilità di non gestire il mancato raggiungimento di un obiettivo, e quindi un possibile fallimento, così come il timore di ciò che non si conosce e l’incertezza del futuro, paralizzano completamente le possibili azioni e, di conseguenza, le iniziative verso nuovi orizzonti e cambiamenti. A seguire, una bassa autostima e la scarsa fiducia in sé stessi non permettono di sostenere la possibilità di un cambiamento. Infatti, non credere in sé stessi e nelle proprie capacità fa sì che non si creda nemmeno nella possibilità di poter cambiare. Tra gli elementi che influiscono negativamente sulla possibilità di cambiare, troviamo due bias cognitivi. Il primo è il bias di conferma, che porta a trovare solo conferme su esperienze che non sono andate bene, rafforzando così l’idea che cambiare non sia necessario. Il secondo è il bias dello status quo, ovvero preferire la situazione attuale, rifiutando il cambiamento, anche se potenzialmente vantaggioso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fattori ambientali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un tema che ricorre spesso sui media è che i giovani non si muovono, sono statici, spenti e demotivati già in partenza. Spesso interventi o dibattiti fuori luogo e inappropriati non considerano una delle ragioni di questa incapacità giovanile. Ad esempio, le risorse sono cambiate in termini di disponibilità. Non si parla di strumenti, ma di risorse sia ambientali che sociali. Se ci riferiamo a quelle ambientali, possiamo dire che stiamo vivendo una profonda crisi energetica e delle diverse materie prime, che prima si credevano inesauribili. Se ci riferiamo a quelle sociali, un ragazzo vissuto nel 1990, all’età di venticinque anni, aveva a disposizione la possibilità di costruirsi una carriera, basata magari su un’attività gestita in proprio oppure attraverso una filiera di aziende che offrivano margini di crescita professionali non da poco. Salari diversi, moneta diversa, assenza di crisi, una politica forse più efficace e meno scellerata di quella attuale: insomma, una catena di fattori che favorivano crescita e sviluppo. Oggi la paura di cambiare, di uscire dalle proprie abitudini e reinventarsi deriva anche da questo fattore, che incide profondamente nelle nuove generazioni, mentre quella vecchia, continua ancora a giudicare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le conseguenze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Immagina di avere una pentola piena d'acqua fredda. Prendi una rana e mettila dentro. L'acqua è piacevole, alla temperatura ideale per una rana. Ora accendi il fornello sotto la pentola, molto lentamente, a fuoco bassissimo. All'inizio, la rana si gode l'acqua fresca. Nuota tranquilla, si rilassa. Mentre l'acqua inizia a scaldarsi, in modo molto graduale, la rana si adatta lentamente al cambiamento. La temperatura sale impercettibilmente, di grado in grado. La rana continua a nuotare, pensando che tutto vada bene, senza percepire un pericolo immediato. Il suo corpo si adatta al calore crescente, senza che scatti alcun allarme. Ma l'acqua continua a scaldarsi, sempre di più. A un certo punto, la rana inizia a sentirsi a disagio: l'acqua è troppo calda e comincia a stancarsi di nuotare in quell'acqua che non è più piacevole. Tuttavia, a questo punto, la rana è diventata troppo debole, assopita dal graduale aumento di temperatura. Non ha più l'energia, la forza di volontà o la lucidità per saltare fuori dalla pentola. Ha sprecato le sue energie adattandosi a un cambiamento impercettibile, invece di reagire a un pericolo crescente. Alla fine, l'acqua diventa bollente. La rana non riesce più a sopportare il calore, ma è troppo tardi. Sfinita e incapace di reagire, muore bollita"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa storia, seppur semplice, esprime in maniera diretta e chiara il concetto delle possibili conseguenze di una mancata capacità o volontà di adattamento: un processo graduale che porta inevitabilmente al malessere, o alla morte (e ci sono diversi modi di morire). Di fatto, viviamo in una società che ha raggiunto un certo progresso tecnologico e scientifico, ma che, sotto l'aspetto sociale, economico e morale, ha subito una vera e propria involuzione. Una società
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           decadente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che si rifà a vecchi modi di fare e di pensare, stagnante in abitudini obsolete e inadeguate. Non si tratta di progresso o di cambiamento in nome di una tendenza, ma della necessità di cambiare per non affondare, per non raggiungere quel limite a cui ci stiamo pericolosamente avvicinando. Passivi e mai attivi, con le zavorre ai piedi, affrontiamo le nostre giornate, illudendoci di essere salvi all'interno delle nostre routine perfette. Una mancata crescita personale, un'insoddisfazione perenne derivante proprio dalla mancata opportunità di conoscere sé stessi; e allo stesso tempo, nessuna abilità, nessuna competenza, nessuna evoluzione relazionale, sociale, economica e così via. Tutti fattori che contribuiscono a creare una società che ormai ha mancato il vero obiettivo alla base: evolvere per mezzo di persone intellettualmente, emotivamente e socialmente evolute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.7-d91fa222.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un mo(n)do nuovo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Immaginarsi in modo diverso: una rivoluzione concettuale, e non solo. Agire, muoversi e stare al passo con l'unica vera verità: tutto è soggetto a cambiamento. Non siamo rocce inamovibili, ma piume destinate a farci trasportare dal vento. La necessità è racchiusa in due passaggi significativi:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           comprendere il concetto di cambiamento e agire con azioni costruttive ed efficaci, al passo con esso.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "Panta rei", non c'è abitudine che tenga
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             È una locuzione greca che si traduce letteralmente con "tutto scorre". La filosofia di Eraclito si incentra esattamente su questo concetto, analizzando il continuo mutamento, l'eterna evoluzione, anche in cose che potrebbero sembrare sempre uguali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Divenire e mutamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : due elementi distintivi della realtà. L'invito del celebre filosofo è molto chiaro: vuole risvegliare ogni individuo dall'apparenza dei sensi, che ci fanno percepire ciò che viviamo in maniera statica e immutabile. Un'illusione, una nostra errata percezione delle cose. Cose che ci appaiono solide, definite, permanenti e immutabili, in realtà sono soggette a un cambiamento perpetuo, in cui nulla rimane uguale al momento precedente. Il cambiamento è visto come un fiume che scorre ininterrottamente. Ed è proprio da qui che Eraclito estrapola la sua metafora più celebre, per illustrare il concetto del Panta Rei: "Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sostanzialmente, il filosofo afferma che, se getto ad esempio un sasso nel fiume, esso non verrà bagnato mai dalla stessa acqua e lo stesso sasso non sarà mai lo stesso. Qui, di fatto, viene messo a confronto un oggetto apparentemente immutabile e la forza perpetua del fiume che cambia continuamente. Il sasso fermo nel fiume, pur non essendo bagnato dalle stesse acque, subirà cambiamenti continui. Da questa filosofia dovremmo apprendere e interiorizzare molto. Potremmo essere rappresentati anche noi come pietre, inamovibili e ferme, in un mondo che cambia, e che lo fa anche velocemente. La situazione vede due parti nettamente divise: da una parte il cambiamento e una rivoluzione continua in ambito tecnologico, informatico, tecnico e della conoscenza; dall'altra, dal punto di vista culturale, sociale, climatico e del benessere, stiamo vivendo un'involuzione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           che ci porta a non avere le giuste capacità per gestire tutto questo progresso. 
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutto ciò lo possiamo vedere chiaramente oggi, attraverso una cultura tramandata dalle generazioni precedenti che "ci ha insegnato" a investire in cose che ormai hanno un valore diverso, un significato diverso e che a volte non esistono affatto. Parlare ancora di lavoro sicuro, del famoso posto fisso, cioè di una posizione lavorativa e redditizia che permette di garantire stabilità finanziaria e sociale come conseguenza, o di investimenti nel "mattone", in case e mutui per ottenere immobili e proprietà, non è nient'altro che indice di sicurezza, prosperità e garanzie future. Ma oggi non è più così. Anche a livello relazionale le cose sono cambiate. Non si tratta di genere, etnie o religioni, ma di questioni che vanno propriamente alla base. Un tempo, la scelta del proprio compagno o compagna di vita avveniva sulla base di una scarsa conoscenza di sé e delle relazioni stesse. Questo, di fatto, ha portato le vecchie generazioni, e anche le attuali, ad avere una certa incapacità gestionale della relazione stessa. Se prima si restava insieme per obbligo, senza comprendere la libertà di essere sé stessi all'interno della relazione, oggi si assiste invece a un fenomeno "consumistico" delle relazioni: se non va bene cambio, se non funziona lascio e, a ogni prima avvisaglia di difficoltà,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           si fanno “resi”, poiché il nuovo acquisto non soddisfa più le esigenze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Perché accade questo? Perché non siamo abituati a cambiare, non comprendiamo che il cambiamento avviene all'interno delle relazioni stesse, dove muta chi è all'interno della relazione, mutano i significati e muta il modo di vivere la relazione stessa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma la verità è sempre una sola: non esiste una condizione che non sia soggetta a cambiamento o mutamento. Ma cosa vuol dire cambiare? Vuol dire cambiare ogni volta posto di lavoro, partner, casa, macchina, vestiti e così via? O piuttosto chiedersi se dovremmo cambiare noi stessi, magari il nostro modo di vedere le cose, il modo in cui le pensiamo o il modo in cui stiamo vivendo la nostra vita? Guardare dentro e non sempre fuori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il cambiamento arriva per mostrare semplicemente una cosa:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           che hai bisogno di far evolvere te stesso o qualche parte di te
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non è una punizione o uno sbaglio, come spesso ci capita di pensare, anzi, è una vera e propria benedizione, poiché ci porta verso uno stato migliore, in cui c'è una condizione di equilibrio e consapevolezza maggiore. Lo sbaglio è invece impegnare molte delle nostre energie nel combatterlo, nel non accettare che le cose possano cambiare. Solitamente, quando arriva un cambiamento, si ha la tendenza a trovare solo una parziale forma di adattamento, in cui si "limano" solo parti superficiali, quando in realtà il cambiamento è profondo e a volte sconvolgente. Non esiste una condizione che non sia soggetta a cambiamento e, una volta che arriva, non si torna più indietro. Prima lo si accetta, prima arriveranno i benefici del cambiamento stesso. Mentre, cosa accade quando non lo si fa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un impossibile rifiuto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rifiutare il cambiamento è impossibile, ma impegnando molte energie è possibile rimandarlo. Questo rimando porta, chiaramente, a delle conseguenze:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Stagnazione, ignoranza e mancanza di crescita personale.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Questi tre elementi, insieme, rappresentano la morte di ogni possibile opportunità futura, e quindi per sé stessi. La vita che si basa sull'apprendimento continuo richiede, di fatto, una crescita personale costante.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Ridotta adattabilità e assenza di evoluzione.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Chi rifiuta il cambiamento, rifiuta una sfida che la vita pone per poter migliorare, evolvendo in altro. Negare tutto questo porta a diventare sempre meno abili rispetto alle sfide e alle difficoltà che il cambiamento comporta.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Noia e insoddisfazione.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Spesso il cambiamento è uno stimolo, e allo stesso tempo è fonte di nuovi stimoli. Rimandare o rifiutare il cambiamento ci pone, di conseguenza, in una condizione di assenza di stimoli, che porta a noia e profonda insoddisfazione.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Pigrizia.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             La pigrizia, oltre a essere una componente del possibile rifiuto del cambiamento, è anche la matrice delle nevrosi. Con il termine nevrosi si indica l'insieme dei disturbi psicopatologici (dispnea, ansia, depressione, ecc.).
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Rimpianti.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Rifiutare il cambiamento vuol dire precludersi ogni tipo di possibilità a nuove opportunità, personali o professionali che siano.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Isolamento sociale.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Chi non cambia, fatica a stare al passo con i diversi cambiamenti che avvengono anche all'interno della società. Di conseguenza, anche la partecipazione alla vita sociale diminuisce, in quanto ci si ritrova "fuori dai giochi".
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Difficoltà nelle relazioni.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Chiaramente, il conseguente isolamento sociale dato dal rifiuto del cambiamento porta a inevitabili difficoltà a livello relazionale. Oltre a questo, il rifiuto del cambiamento spesso genera incomprensioni e conflitti che, a loro volta, conducono a “asimmetrie relazionali”.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            A livello psicologico.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Il continuo rifiuto del cambiamento porta anche a disagi a livello psicologico. Ansia e stress sono i primi due fattori che entrano in gioco, poiché le resistenze al cambiamento portano a uno stato di tensione continua. Il tutto è spesso contornato da una mancanza di autostima, in quanto, in assenza di cambiamento, si interiorizza un'immagine di sé rigida e limitata, incapace di adattamento. A livello cognitivo si diventa sempre più rigidi, inibendo così la sfera creativa, che si atrofizza. Tutto ciò può portare a disturbi o vere e proprie patologie legate alla salute mentale.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.9-345857bd.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La scelta
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nonostante il cambiamento sia una condizione inevitabile e irreversibile, è allo stesso tempo anche una scelta. Chi lo affronta consapevolmente, sceglie di gestire il proprio "veliero", non la vita. Immagina di essere il capitano di una nave (la tua vita) in mezzo al mare (gli eventi). Chiaramente, non hai potere sulla forza del mare, ma puoi governare la tua nave, scegliendo rotte (le scelte) che ti porteranno a nuove scoperte (il cambiamento) e isole paradisiache (l'equilibrio consapevole).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.3.jpg" length="199577" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 04 Mar 2025 17:07:42 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.3.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il mito della caverna</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/il-mito-della-caverna</link>
      <description>Un "ritorno" al mito della caverna, dove gli "uomini" non distinguono più il mondo delle apparenze, illusioni e bugie, rispetto alla verità: non siamo realmente liberi come crediamo.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non solo un mito
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Così come nella celebre opera di Platone, oggi si osserva una condizione umana prigioniera dei sensi, delle apparenze e delle illusioni. Senza mai metterle in discussione, si osservano le ombre al muro della caverna, scambiandole per verità. È proprio questa "verità" che ci sta costando la libertà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.8.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un'antica storia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel libro VII della Repubblica, Platone illustra nella sua narrazione la sua personale visione della realtà: una critica aperta al mondo delle apparenze rispetto al mondo delle idee. Di seguito, una sintesi tratta dal mito che vuole rappresentare la condizione umana secondo il filosofo, dove viene ben illustrata la sua idea di conoscenza e della realtà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La caverna e i prigionieri
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una caverna buia, abitata da prigionieri incatenati fin dalla nascita e costretti a guardare il fondo, dove delle ombre vengono proiettate sul muro. Queste ombre sono rappresentazioni di oggetti reali che si muovono dietro di loro, illuminati da un fuoco posto alle loro spalle. Così, basandosi sulle ombre e sulla flebile luce del fuoco, i prigionieri, non avendo mai visto altro, credono che quella sia l'unica e vera realtà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La liberazione di un prigioniero
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un prigioniero, però, riesce a liberarsi dalle catene e, seppur con difficoltà, si avventura al di fuori della caverna. Le difficoltà che incontra sono chiare ed evidenti: la paura di ciò che non conosce e l'ignoto lo spaventano. Essendo nato prigioniero e costretto a osservare ombre proiettate da una flebile fiamma scambiata per luce, fatica a capacitarsi che tutto ciò fosse solamente apparenza, illusione, un inganno. Man mano che risale la caverna, si avvicina alla luce, quella vera, che non aveva mai visto. Nonostante non vi fosse abituato, pian piano i suoi occhi iniziano ad adattarsi, finché ciò che prima era accecante, diventa chiaro. Nell'osservare la nuova e vera realtà, si rende conto che le immagini proiettate erano solo pallide imitazioni, create da una debole luce finta, se paragonata a quella del sole.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il ritorno alla caverna
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il prigioniero, ormai liberatosi dalle catene e dalle illusioni della caverna, decide di tornare indietro affinché anche gli altri possano liberarsi da quella doppia schiavitù. A spingerlo sono la verità e la volontà di liberare i suoi simili, in modo da non essere il solo a poter contemplare il vero, apprezzandone i benefici. Tuttavia, il suo ritorno non viene gradito né compreso; anzi, viene deriso e criticato con scetticismo, in quanto "gli altri" non credono alle sue parole. I prigionieri, ormai abituati e assuefatti dalla "comodità" della caverna e dalla sua oscurità, giudicano pazzo l'unico che ha potuto contemplare la realtà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il mito del celebre filosofo vuole rappresentare la condizione umana. Come già anticipato, una condizione umana schiava dei sensi e delle apparenze, rappresentati appunto dai prigionieri nella caverna. Le illusioni e le apparenze sono a loro volta rappresentate invece dalle figure che vengono proiettate come ombre sul muro. Uomini succubi che non vogliono mettersi in discussione. Il prigioniero sfuggito alle catene rappresenta la scoperta filosofica, che richiede un grande coraggio: mettersi in discussione, destituendo le proprie convinzioni e credenze. La liberazione, nel mito, rappresenta la conoscenza; la ricerca del vero è a sua volta simboleggiata dalla luce del sole, la vera luce. Il percorso richiede una serie di sforzi, sviluppo di capacità e coraggio, tutti elementi difficili da mettere in pratica. La luce, che all'inizio è accecante, rappresenta la difficoltà nell'accettare il vero, che conduce però all'unica autentica realtà. L'esterno della caverna, per Platone, è rappresentato dal mondo delle idee, un regno di perfezione e verità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ma, nel nostro caso, e se invece il mito della caverna rappresentasse la vita che viviamo ogni giorno? E se fosse solo un'illusione quella che oggi consideriamo vita, dove ci crediamo liberi, ma in realtà anche noi abbiamo catene che non "riusciamo" o che non vogliamo vedere?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "Forse" viviamo ancora come se stessimo nella caverna buia.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.9.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ombre moderne
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come nel mito, viviamo le nostre vite credendo di essere liberi. Nasciamo, cresciamo e conduciamo un'intera esistenza all'interno di una realtà che ci è stata presentata come unica e vera. Schiavi del lavoro, delle scadenze e delle tendenze – illusioni del nostro tempo – siamo intrappolati, proprio come i prigionieri incatenati nella caverna.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ci accontentiamo delle ombre.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La caverna e i prigionieri (oggi)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una caverna buia, illuminata solo da un'apparente luce artificiale, che profuma di libertà ma non è vera libertà. Nasciamo e cresciamo in buchi che chiamiamo case e, una volta cresciuti, lavoriamo in altri buchi, che chiamiamo uffici. Viviamo rinchiusi in scatolette che siamo costretti a inseguire tra mutui, tassi e affitti, i quali ci rendono schiavi, incatenati. Ci accontentiamo delle ombre, di una finta libertà rappresentata dai fine settimana e dagli aperitivi, in attesa di vacanze che ci donino quel senso di libertà che tanto desideriamo. Crediamo che sia questa la vita, un'antica illusione che ci tiene incollati qui. Ombre e illusioni, ormai scambiate per verità, si muovono dietro di noi, create appositamente per noi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Materialismo e consumismo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            appagano la nostra momentanea e fittizia felicità. Rincorriamo i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           piaceri del corpo e dei sensi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            con cibo, alcol, sesso e droghe, pur di anestetizzarci e anestetizzare ogni possibilità, ogni tentativo di fuga. Mentre i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           social
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ci fanno vivere realtà alternative per sfuggire alla propria, la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           falsa comunicazione e il controllo dell'informazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da parte dei media ci pilotano verso le loro certezze: profitti e guadagni. Non importa quante teste saltino o quanta gente muoia, fa tutto parte dello spettacolo, all'interno della confortevole caverna delle illusioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La liberazione di un prigioniero
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pochi, coraggiosi, si rifiutano di accettare le illusioni di una realtà creata per confondere, illudere e guidare verso direzioni che non sentono proprie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Persone che non accettano la corruzione in alcuna forma, che perseguono il proprio bene attraverso la luce della verità e della scoperta di sé. Individui che non si limitano alle apparenze e ai soli piaceri sensoriali, ma che abbracciano una rivoluzione del pensiero, una ricerca interiore di sé stessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Conoscere chi sono, il proprio potenziale e la vera libertà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esseri che conoscono il bene per sé, senza confonderlo con quell'egoismo che offusca e prevarica il bene altrui. Elementi "silenziosi" della società, che lasciano parlare le proprie azioni quotidiane, piccoli gesti potenti capaci di offrire a tutti la possibilità di cambiare. Centrati, equilibrati e decisi nella loro missione e visione del mondo: un mondo libero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il ritorno alla caverna
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un processo, una trasformazione graduale: è ciò che intraprende chi, "risvegliato", cerca di illuminare anche gli altri prigionieri nella caverna. Diversi, e non si tratta di eccentrici divulgatori di verità, né tantomeno di personaggi da palcoscenico. Persone vere, che sanno bene che il proprio benessere dipende anche da quello altrui e che la verità è l'unica via autentica in un mondo di illusioni dannose.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La nostra paura più grande non è di essere inadeguati, la nostra paura più grande è di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità, a spaventarci di più. Recitare la parte di piccoli uomini non serve al mondo... Non c'è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sé stessi, così che le persone intorno a noi si sentano insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che è dentro di noi! Non è solo in alcuni di noi, è in tutti noi! Se lasciamo risplendere la nostra luce, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           »
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, un mito che si rivela attuale, dopo 2405 anni. Proprio come nell'opera di Platone, anche noi oggi siamo intrappolati da catene invisibili, che non hanno odore, forma o colore, ma che spesso percepiamo distintamente. Anche noi siamo succubi delle apparenze e delle illusioni, alimentate da strumenti potenti che rafforzano queste catene. Ci illudiamo che la vita sia questa: sottostare a un gioco di sudditanza in cui la libertà è centellinata in pochi, fugaci momenti della nostra esistenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La prima necessità è porsi delle domande, e la principale è forse questa: siamo davvero liberi o ci illudiamo di esserlo? Siamo consapevoli della realtà che viviamo o ci accontentiamo della finta realtà che ci viene proposta quotidianamente? Siamo coscienti o dormienti?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.20.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Azioni inefficaci
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Oggi assistiamo a tanti movimenti, a tante azioni, ma purtroppo poche sono realmente efficaci, visto che hanno un "cratere d'impatto" piccolo o frammentato. Analizzare le azioni per trovare davvero una soluzione risolutiva ed efficace è la chiave del tema principale: la libertà. Perché alcune azioni rischiano di essere potenzialmente inefficaci o addirittura destinate a estinguersi nel nulla?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'esasperazione o la polarizzazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sono due elementi che possono essere decisivi riguardo all'inefficacia di alcuni movimenti sociali, come il movimento femminista, di genere (LGBTQ+), Fridays for Future (lotta al cambiamento climatico ispirato dall'attivista Greta Thunberg), Black Lives Matter (contro la violenza e il razzismo sistemico nei confronti delle persone di colore) e così via dicendo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Perché potenzialmente inefficaci?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'estremizzazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , in cui spesso questi movimenti sociali cadono.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Estremizzarsi vuol dire focalizzare le proprie energie e attenzioni verso un unico elemento, dimenticando l'aspetto più importante che accomuna ogni movimento sociale:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           la libertà di essere e di espressione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fatto, l'esasperazione può portare a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rivendicazioni marginali o simboliche
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , con un'assenza di concretezza come conseguenza. Allo stesso modo, la polarizzazione può portare a divisioni e spaccature all'interno di una comunità, di un paese o di una nazione intera. Questa divisione aumenta le ostilità, creando così parti, fazioni o "minoranze", alimentando i livelli di tensione che possono sfociare in violenza. Prendiamo ad esempio il movimento femminista o quello per la libertà di genere. Si concentrano principalmente su elementi divisivi, cioè marcando le differenze di sesso. Ma entrambi i movimenti non nascevano per ottenere uguali diritti e doveri rispetto a una società orientativamente sessista? Il fulcro è la libertà o marcare le differenze? Non è la guerra dei sessi il punto, ma far vivere in armonia tutte le differenze, comprese quelle del diverso sesso o genere. Il rischio divenuto realtà? Trasformare un movimento dal principio nobile (libertà) in un'arena di conflitti, propaganda, strumentalizzazione politica, sociale e, indovinate un po'?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ECONOMICA
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Di fatto, la maggior parte di queste battaglie sociali non hanno nessun effetto perché manca l'azione (non la violenza).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Terminano per lo più in simbolismi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , "contentini" che illudono di aver ottenuto vittorie di fronte al nulla. Pensiamo, ad esempio, alla modifica del linguaggio in un linguaggio politically correct: quale vero risultato ha ottenuto? Disuguaglianze economiche, politiche, lavorative e sociali sono ancora presenti. Azioni che danno l'illusione di un progresso quando in realtà sono solo un palliativo. Molti pensano ancora alle proteste, ma quante ne hanno portate realmente a cambiamenti politici, economici e sociali concreti? Poche, troppo poche. Questo perché alla fine si sono tramutate in azioni di compravendita tra i poteri forti e chi rappresentava le manifestazioni, oppure, in altre occasioni, si sono dissipate, scomparendo nel nulla. Tra i vari atteggiamenti, nel tentativo di trovare possibili alternative, troviamo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'individualismo esasperato "fai-da-te"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Molti, moltissimi, trovano la loro personalissima soluzione per la ricerca di libertà all'interno di una libertà fittizia ed egoistica. Viviamo in una società interconnessa, oltre a essere per natura animali sociali, quindi provare a risolvere il problema con il "self-help" estremo o con l'isolamento in comunità autosufficienti ignora completamente la dimensione della sfida collettiva alla quale tutti siamo chiamati a rispondere indistintamente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Concentrarsi semplicemente sulla propria crescita personale ed economica, ad esempio, limita fortemente gli altri e, alla fine, anche sé stessi. Non esiste un bene personale senza quello collettivo e viceversa. Le stiamo provando tutte e, negli ultimi 20 anni, stiamo impiegando le nostre energie e speranze nella tecnologia. Ancora una volta, guardiamo la soluzione fuori, mentre è esattamente il contrario. Un'illusione pericolosa, quella dell'evoluzione tecnologica come strumento utile per abbattere le differenze sociali ed economiche. Al contrario, probabilmente a oggi, questo passo evolutivo veloce in ambito tecnologico ha amplificato le disuguaglianze rendendole più evidenti (social), facendo sì che questo strumento potente (la tecnologia) diventi un mezzo di controllo e manipolazione. Crediamo davvero che i "like" o le foto sensibilizzatrici possano realmente cambiare le cose?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Pensiamo davvero che essere social ci permetta di essere socialmente liberi?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una storia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ti racconto una storia, che forse non è solo una storia...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           davvero fuori dal comune... ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Era davvero un bel mistero. Che cosa lo teneva legato, allora?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché non scappava? Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi la domanda ovvia: “Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”. Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente. Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta: l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare. Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Proprio così, Demiàn.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo un po’ tutti come l’elefante del circo: andiamo in giro incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà. Viviamo pensando che “non possiamo” fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, quando eravamo piccoli, ci avevamo provato e avevamo fallito. Allora abbiamo fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio: non posso, non posso e non potrò mai. Siamo cresciuti portandoci dietro il messaggio che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci del paletto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene, guardiamo con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo: non posso, non posso e non potrò mai.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+21.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La libertà
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;blockquote&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La consapevolezza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che bisogna lavorare su sé stessi per liberarsi da tutte quelle idee, credenze e "abitudini sociali" tramandate di generazione in generazione è chiaramente un primo passo. Da sola, però, non basta. Investire esclusivamente su sé stessi, pensando di poter raggiungere la vera libertà in una società fatta di individui, interazioni e relazioni reciprocamente influenzate, è impossibile. L'eremita, così come le comunità indipendenti, hanno fallito, in quanto non hanno centrato l'obiettivo primario: essere liberi in un mondo libero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/blockquote&gt;&#xD;
  &lt;blockquote&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il bisogno di intervenire in ambito sociale, economico e politico si fa sempre più urgente, visti i tempi e le dinamiche correnti. Azioni concrete verso elementi come:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/blockquote&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Garanzia di parità di diritti e pari opportunità per tutti.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Limitazione della concentrazione del potere nelle mani di pochi (soprattutto in ambito politico, sociale ed economico), che, in caso contrario, può soffocare la libertà individuale e collettiva.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Promozione della partecipazione attiva, sia nei diritti che nei doveri civici, da parte di tutti indistintamente.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Valorizzazione della diversità e del pensiero critico.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Centralità dell'intelligenza (in tutte le sue forme), marginalità della stupidità.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Promozione del dibattito aperto e costruttivo.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Impegno concreto nel ridurre le disuguaglianze economiche.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Tutela, prevenzione e attenzione costante verso le risorse.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Tutela e salvaguardia dell'ambiente e delle specie che lo abitano (fauna e flora).
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Promozione di una pratica individuale (crescita consapevole) incentrata sulla conoscenza di sé (emozioni, pensieri e azioni).
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Istruzione non solo didattica, ma anche sociale.
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;blockquote&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa è solo una piccola parte dei compiti che ci toccherebbe affrontare per poter ottenere libertà e uguaglianza, lontani da illusioni, bugie e catene. Riconoscere le azioni potenzialmente inefficaci è il primo passo per orientare le nostre energie verso strategie più efficaci e per costruire un futuro in cui la libertà non sia solo un'aspirazione, ma una realtà concreta per tutti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/blockquote&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.4-89d0a702.jpg" length="56065" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 21 Feb 2025 17:53:52 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/il-mito-della-caverna</guid>
      <g-custom:tags type="string">intrappolati,schiavi delle illusioni,ricerca del vero,mito,schiavi,benessere,ascolto,azioni favorevoli,risveglio,azioni efficaci,realtà,verità,liberi,ombre,illusione,inamovibili,scelta,libertà</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.2-73b441bf.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.4-89d0a702.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Corpo perfetto o stare in forma?</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/corpo-perfetto-o-stare-in-forma</link>
      <description>L'immagine di sé: questo mondo ci vuole in forma, sorridenti e smaglianti, in una sola parola: perfetti.  Una corsa alla performance ci impone corpi scultorei, un mito che, dopo millenni, inseguiamo ancora. Come potremmo migliorare questa epoca?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Immagine di sé
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/3-6956b7b5.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Credi davvero che il tuo star bene passi da quello che vedi allo specchio?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Fatichiamo a stare nella nostra pelle, ci vogliamo sempre sorridenti, performanti e in forma smagliante. Lottiamo contro il tempo e ci affanniamo in palestre per ricercare quella forma perfetta, che non esiste. Social, pubblicità e brand ci propagandano un ideale di bellezza, un ideale che risponde solo a una fame di profitti e che si traduce in una cattiva condotta che va a discapito di tutti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una cultura (culto), trasformata in ossessione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La 'storia' della cultura dell'allenamento e del potenziamento del proprio corpo risale a molto tempo fa. Le radici del concetto risalgono probabilmente ai tempi dell'antica Grecia ed esso aveva diverse sfaccettature, ben lontane da quelle moderne. Le esigenze che spingevano gli individui erano diverse, ma erano accomunate tutte da un modello culturale che le guidava verso una direzione unica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le Ginnasi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            erano le palestre di quel tempo ed erano il tempio della cultura del corpo e dell'allenamento fisico. Non solo, erano luoghi di socializzazione e dibattiti filosofici. Gli stadi erano destinati agli atleti dei famosi giochi olimpici, di cui ancora tutt'oggi 'conserviamo' la pratica. Anche i parchi diventavano luoghi per la pratica dell'allenamento del corpo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli allenamenti, però, non riguardavano solo pratiche 'ricreative' o 'intellettuali'. Infatti, l'allenamento era utilizzato anche nelle forze militari, dove addestravano il loro esercito istruendolo alla battaglia, formandolo e preparandolo a ogni evenienza. Una certa attenzione ricade sull'
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Agōgē
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che, per definizione, era il sistema educativo che mirava a formare i cittadini spartani, educandoli e disciplinandoli per renderli forti, qualora dovessero difendere la città. Un addestramento che iniziava all'età di 7 anni e finiva all'età di 20; un percorso che prevedeva abilità fisiche, vita in comunità e formazione morale. L'addestramento fisico era fondamentale. Gli Spartani praticavano corsa, lotta, uso delle armi e tattiche di guerra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'obiettivo era sviluppare forza, resistenza e abilità marziali. Insomma una formazione militare, incentrata sull'allenamento del corpo e non solo. A ogni modo, l'allenamento del corpo era una risorsa importante all'interno di una società dell'epoca. Esso rappresentava una vera e propria guida per la formazione dei giovani, che ricevevano un'educazione e la conoscenza attraverso l'allenamento del corpo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non solo, non veniva dimenticato l'arricchimento culturale, come già anticipato. La coesione e le relazioni che si instauravano nei luoghi di pratica erano fondamentali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Lo stesso allenamento fisico era visto come un modo per raggiungere un equilibrio mentale ed emotivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , una conoscenza quindi interiore. Lo stesso filosofo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Platone,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nella sua opera 'La Repubblica', d
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           iscute il concetto di una vita armoniosa che integra corpo e anima
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Egli sostiene che la formazione atletica è fondamentale nel processo educativo, poiché la salute del corpo è essenziale per il corretto svolgimento delle attività intellettuali e morali. Platone afferma che un corpo sano contribuisce a una mente sana, indicando così l'importanza dell'esercizio fisico. Ma non è stato l'unico personaggio storico a parlare dell'allenamento del corpo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Aristotele, allievo di Platone, approfondì ulteriormente l'argomento. Nella sua 'Etica Nicomachea', egli enfatizza il concetto di 'arete', o virtù, che comprende l'equilibrio tra le virtù intellettuali e quelle fisiche. Aristotele credeva che l'educazione fisica fosse fondamentale per il raggiungimento dell'eudaimonia (il benessere umano), affermando che corpo e mente devono essere sviluppati insieme.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Friedrich Nietzsche enfatizzò l'importanza dell'affermazione della vita e del potenziamento dell'individuo attraverso il corpo. Nelle sue opere, come 'Così parlò Zarathustra', propone l'idea del 'Superuomo' (Übermensch) che trascende le limitazioni morali e sociali correnti, incarnando una forma di vitalità fisica e fisicità. Utilizzava l'immagine del corpo come simbolo di potenza e libertà, contrapponendo il culto del corpo alla morale tradizionale.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Michel Foucault analizzò le relazioni tra potere, disciplina e corpo nella società moderna. Nelle sue opere, come 'Sorvegliare e punire', esaminò come le pratiche sociali e istituzionali modellano i comportamenti individuali, compresi quelli legati alla salute, al fitness e al culto del corpo. La sua analisi mette in luce come la società contemporanea imponga norme e standard di fitness fisico, influenzando la percezione del corpo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Insomma, quello che oggi noi definiamo 'fitness', per i nostri antichi predecessori era vera e propria cultura. Una cultura che non riguardava solo la cura del corpo, ma la crescita personale attraverso l'analisi di aspetti interiori, che permetteva lo sviluppo di capacità cognitive sane, una morale equilibrata e un'emotività in armonia con tutto ciò.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Cosa è diventato oggi, invece
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ? Quali sono le trasformazioni, o forse le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           deformazioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , apportate da un'ideologia moderna a un concetto nobile come quello dell'allenamento?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.6.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'immagine, "scelta" per te
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi il concetto di allenamento del corpo è completamente diverso da quello antico. Sono tante le cose che sono cambiate a livello sociale e culturale. L'evoluzione ha apportato una vera e propria devoluzione del concetto di pratica o di allenamento corporeo, in quanto sono cambiate le motivazioni e il fine stesso. La cultura è diventata frivola e leggera in molti ambiti, compreso questo, con un focus che si è spostato verso il 'dare la migliore immagine di sé'. Il fulcro principale è divenuto esterno a noi, in quanto il benessere, secondo una concezione generale, sta al di fuori di noi stessi. La relazione con il nostro corpo si è trasformata moltissimo, in quanto esprimiamo una cura maniacale verso ciò che sta 'fuori', tralasciando o abbandonando completamente ciò che sta 'dentro'. A sostegno di tutto questo, abbiamo il 'fitness'. Un macro-mondo che racchiude tutta una serie di aspetti che hanno in comune l'allenamento. Un mondo schiavo di principi egoici, estetici e a tratti narcisistici, dove insicurezze e disagi trovano rifugio. Sì, perché il mondo del fitness di oggi sostiene un'estrema focalizzazione sull'attenzione, quasi perfezione corporea, in quanto parametro di successo e accettazione sociale. Canoni di bellezza sparsi tra social, riviste e televisione propongono l'ultimo 'modello' umano che fa tendenza. Una gran fatica, spinta da un'idea che assilla la mente: avere quel corpo 'perfetto'. Non ci accontentiamo più degli allenamenti duri per raggiungere tali canoni, ma ci serviamo di farmaci e ritocchi pur di essere 'quella bella vetrina'. Per cosa? Per essere visti, per essere accettati, per essere 'felici'. Insomma, un mondo inquinato da false ideologie, modelli estremi da seguire e tendenze malsane da emulare. Analizzare gli aspetti che caratterizzano questa tendenza ci permette di capire come funziona il meccanismo, affinché si possano sviluppare strumenti che ci permettano di contrastare e invertire tale tendenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Influenza dei social media e dei media tradizionali
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una proposta di standard di bellezza irrealistici, a
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rricchiti da filtri, che rendono agli occhi di chi guarda il soggetto 'perfetto'. Piattaforme basate su algoritmi che pompano immagini che rispecchiano solo 'certi standard' per aumentare l'engagement. Editing, corpi modificati, Photoshop, filtri, ritocchi, allenamenti magici e farmaci: questo è il mondo che c'è dietro quella finta bellezza perfetta. La guardi con ammirazione, un inganno in cui si 'casca'. La televisione e le riviste, ormai di contorno, seguono la tendenza per stare al passo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Fitness influencer e allenamenti 'magici'.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si presentano con protocolli segreti, allenamenti specifici per donne, uomini o addirittura adatti a imprenditori di 'successo'. Ti propongono metodi e intrugli speciali che ti promettono di darti tutto ciò che desideri dalla vita. Addirittura, è proprio grazie a loro che potrai raggiungere il 'successo'. Diete, stili di vita e immagini di personaggi che vivono in posti paradisiaci; ancora una volta ti stanno promettendo fama e quindi visibilità a livello sociale, un benessere che si trova 'fuori', ma che non è detto che alla fine ci sia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Confronto e competizione costante.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È tutta una questione di performance, dove alla fine bisogna arrivare prima degli altri. Scala la vetta, supera ogni limite, guadagna di più, ambisci, produci di più, insomma un circolo vizioso alimentato non solo da una cultura accettata come 'normale', ma anche dalla tecnologia e dagli strumenti social, che ti proiettano costantemente ciò che gli altri hanno. Magari vivono in un posto perfetto, in una relazione perfetta, con una casa perfetta, e indovina un po'? Il corpo dei tuoi sogni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Marketing e propaganda.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un lavaggio del cervello, un lavoro lento e costante, un martello che non si stanca mai. L'industria del mondo del fitness ti propone di tutto e in tutti i modi. Diete, prodotti estetici, pillole snellenti, catalizzatori metabolici, chetoni esogeni, creme ringiovanenti, elisir di lunga vita e la lista potrebbe protendersi per un bel po'. Fare leva su tre aspetti principali: insicurezze personali, disagi profondi, paure e tendenze del momento. Studiate appositamente per essere efficaci, ogni colore, ogni parola e ogni immagine è pensata per far sì che tu possa essere il prossimo acquirente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Standard di bellezza.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chi è che decide lo standard di bellezza? In un mondo così vario e variegato, chi ci dice cosa è bello e cosa non lo è? La verità è che la bellezza è soggettiva, in quanto l'oggettivamente bello non è altro che un altro strumento di omologazione sociale. A cosa serve? A inseguire lo standard proposto affinché alimenti la macchina del business. Tratti somatici particolari (labbra pompate come canotti), muscolosità definita (farmaci che fanno da supporto) e magrezze poco sostenibili, messe sul palcoscenico per essere mostrate al popolo, che dovrà far di tutto pur di raggiungere quei risultati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Valore sociale attribuito solo al proprio aspetto.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Unico biglietto da visita: il proprio aspetto. Nella cultura moderna, il solo simbolo di benessere, successo e felicità è dato quasi esclusivamente da come ci si mostra al 'pubblico'. Addirittura, l'aspetto fisico può essere indicatore di virtù e valore personale. La conseguenza è chiara: porta moltissimi a investire una quantità di tempo, energie e denaro per curare in maniera minuziosa il proprio aspetto. Disposti a vendersi pur di apparire belli da morire. Tutto questo sfocia in una cultura narcisistica che enfatizza ciò che sta 'fuori', cercando di raggiungere un canone di bellezza estremo e malato. La propria identità ormai si riflette solo di fronte allo specchio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un aspetto che sta alla base di questo processo è semplice e ha ripercussioni importanti sulla salute fisica e psico-emotiva.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Abbiamo coltivato nel tempo una sicurezza e una stabilità poco solide e probabilmente fittizie, basate appunto su un presunto benessere che dipendesse esclusivamente dall'aspetto esteriore. Questo ha alimentato disagi profondi radicati all'interno della nostra società, accogliendoli come condizioni accettabili. Alcuni di questi aspetti si sono diffusi come una macchia d'olio:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Insicurezza e bassa autostima
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            si sono fatte strada a livello sociale proprio perché ci si è dimenticati di dare attenzioni e cura anche a ciò che sta dentro. Siamo diventati così via via sempre più suscettibili e inclini a creare la propria validazione per mezzo del miglioramento estetico. In alcuni casi, questa bassa autostima e insicurezza tramuta in veri e propri
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disturbi dell'immagine corporea
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . L'ossessione per il raggiungimento di un certo tipo di corpo o idea di corpo porta a possibili dimorfismi corporei, dove si vedono difetti che non esistono, o grassezza o magrezza laddove non c'è. Tutto questo è accompagnato da un certo tipo di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           controllo e perfezionismo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nel tentativo di esercitare un potere su ciò che in realtà non può essere controllato, come ad esempio l'avanzare dell'età e quindi la vecchiaia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Con quali conseguenze? Quali sono gli effetti che porta tutta questa attenzione esclusiva, verso l'aspetto esteriore?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           salute fisica
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è probabilmente la prima parte che viene "lesa", in quanto questa continua ricerca di un corpo perfetto, muscolare e al passo con ciò che lì fuori viene proposto, porta a tutta una serie di infortuni che possono essere lievi o più o meno gravi. Anche nel caso degli infortuni lievi, la cronicità dell'allenamento ossessivo e continuativo, senza un adeguato recupero, porta a un'usura importante (
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           overuse
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ) a livello articolare, data dal lavoro meccanico degli allenamenti e dall'eccessivo carico di lavoro. La tendenza
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dell'esercito del fitness
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , chiamati "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           gym bro
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", si preoccupa di sollevare alti carichi, ignara del fatto che questo porta a un aumento evidente dei rischi, che saranno visibili nel tempo. La disinformazione e l'ignoranza fanno da padrone, in quanto comode a chi non vuole vedere la verità: segui un modello distruttivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Disturbi come i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           DCA
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ovvero
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disturbi del comportamento alimentare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , sono spesso connessi a questo atteggiamento di ricerca ossessiva e compulsiva di un corpo perfetto o in armonia con l'idea che si ha del proprio corpo. La correlazione tra allenamento e alimentazione ricercata, curata e vittima delle regole "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           che ti servono
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            " per raggiungere il corpo proposto sulle piattaforme social, porta a una sola conseguenza: la malattia. Non esiste il controllo rispetto a qualcosa che è un vero buco nero, dove piano piano ti risucchia e, in men che non si dica, ci si ritrova già dentro. Restrizioni alimentari estreme, diete squilibrate, abbuffate e condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso di lassativi) sfociano in disturbi come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           anoressia nervosa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           bulimia nervosa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           binge-eating disorder
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disturbo da alimentazione incontrollata
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quando ci si scontra con la verità, cioè che ciò che viene proposto non è possibile raggiungerlo, in quanto sono condizioni estetiche non sostenibili a lungo termine, si interviene con l'utilizzo di farmaci e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           doping
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che donano il contributo che si stava ricercando. Spesso si ottengono risultati rapidi ed estremi, dove il doping riesce ad aumentare e sostenere le faticose
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           performance
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da sostenere, per raggiungere quell'estetica desiderata. La fase
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           recovery
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (di recupero) viene catalizzata proprio grazie al supporto farmaceutico (doping). I dosaggi e l'uso prolungato non hanno mai portato a risultati salutari
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           NESSUNO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Dove non arriva la chimica, arrivano gli interventi chirurgici. Questa ricerca porta a tutte le possibili soluzioni, compresi interventi chirurgici che sono costosi, a volte invasivi o, in altri casi, mortali. Le complicanze e gli effetti a lungo termine non sono sempre certi e possono portare a complicanze importanti nel tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non solo la salute fisica, anche quella mentale viene presa in causa. Dietro l'angolo troviamo, oltre ad ansia e depressione date proprio dalla costante pressione sociale che induce ad avere un'immagine di sé stessi irrealistica e mai raggiungibile, disturbi dell'umore frequenti che possono aggravarsi fino a portare ad altri gravi disturbi derivanti. L'ossessione compulsiva può essere una delle conseguenze. Controllarsi sempre allo specchio, controllare il proprio peso, pesare ogni cibo in maniera maniacale sono tutti atteggiamenti dati da un disturbo ossessivo compulsivo. L'isolamento sociale, invece, potrebbe diventare un vero e proprio nemico. La vergogna per il proprio aspetto e l'incapacità di accettarsi potrebbero portare chiunque a isolarsi e a rinchiudersi in sé stesso, sfociando così in una solitudine non costruttiva che diventa inevitabilmente malattia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La questione sociale non va sottovalutata.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In una condizione in cui l'aspetto fisico viene
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sovravvalorizzato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , la tendenza delle relazioni tende a essere superficiale, in quanto l'unico aspetto che conta diventa esclusivamente uno soltanto: la propria immagine. Dal momento che questa si deteriora, cambia o cambia il modello di bellezza, anche la persona stessa tende a perdere valore. Dare un valore estrinseco comporta una facile "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           svalutazione sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Discriminazione, giudizio e pregiudizio estetico diventano predominanti in una società tutta "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           facciata
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " e poca sostanza. Giudicare la qualità o le capacità delle persone in base al loro aspetto fisico è diventato socialmente e moralmente accettato come normale. I giudizi rispetto agli altri ci intrappolano ancora una volta in una visione superficiale che, appunto, guarda solo la superficie. Questo limita la coesione e la possibilità di costruire legami e relazioni umane.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.8.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un corpo (visione) da controtendenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per liberarsi davvero, una volta per tutte, di tutti i meccanismi elencati in precedenza, è importante modificare alcuni aspetti: alcuni pratici, altri invece di tipo culturale e cognitivo. Il primo passo è prendere atto, e quindi consapevolezza, che ciò che ci trasmettono la pubblicità, i social e ogni modello d'informazione mediatica è, per la maggior parte, corrotto dal denaro. Ovvero, a chi promuove certi prodotti o modelli estetici importa solo dei profitti e non della tua salute fisica e mentale. Non c'è una vera attenzione verso la persona, ma solo verso i guadagni che possono derivare dalle vendite, per aumentare così il giro d'affari. A loro volta, anche coloro che vendono sono vittime di una grande macchina che ha come unico scopo produrre e guadagnare. I brand sono disposti a tutto pur di arrivare a capitalizzare i loro profitti e manovrano come marionette chiunque sia disposto a svendersi per denaro. Per migliorare, è importante attuare delle vere e proprie pratiche, che potremmo suddividere per comodità in diversi passaggi:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Riconoscere e decostituire i modelli proposti.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Analizzare in maniera critica ciò che viene proposto a livello mediatico da riviste, social media, televisione, radio, film e così via dicendo. Inizia a chiederti se ciò che ti stanno proponendo coincide con i tuoi valori e se realmente quello che ti viene proposto può recare benefici di ogni genere, non solo estetici. Chiediti se ciò che ti viene venduto è una forma di dipendenza o se promuove la salute a 360 gradi. Domandati se, alla fine, i benefici sono reali, duraturi e quindi a lungo termine. Allontana tutto ciò che racchiude un messaggio implicito, come ad esempio: "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fai questo se vuoi questo corpo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           assumi questo per avere certi risultati
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           " o ancora "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           questo è quello che faccio per essere in forma
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ". Tutta vendita e niente arrosto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Limitare l'esposizione a persone o a propagande tossiche.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Selezionare attentamente cosa guardare e ascoltare diventa una pratica fondamentale per distinguere i contenuti sani da quelli tossici. La selezione, o per meglio dire l'essere selettivi, diviene un passaggio vitale per la propria salute. Diffida dall'accettare ogni cosa e ogni persona indistintamente. Di fatto, prestare attenzione anche a chi si segue sui social dovrebbe essere un'azione costante e ben calibrata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ricerca di modelli diversificati e costruttivi.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sostituisci personaggi con corpi surreali e modificati da pratiche poco sane con persone che praticano sport o attività che promuovono la salute. Ricerca la diversificazione di modelli di riferimento con corpi e caratteristiche diverse. Individua persone che operano nel settore del benessere non solo fisico, ma anche mentale e psicologico, abbracciando diversi aspetti della vita e non solo quello estetico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Coltivare la consapevolezza di sé e la conseguente accettazione corporea.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Impara a coltivare i tuoi interessi, focalizzando le tue attenzioni non solo su ciò che sei "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fuori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", ma anche su ciò che sei dentro. Comprendi che il tuo valore non dipende dal tuo aspetto esteriore, bensì dalle tue scelte, dalla tua consapevolezza, dal tuo intelletto, dalla tua conoscenza, dai tuoi valori, virtù e interessi, e così via. Insomma, comprendi che, come persona, non sei rappresentato da un solo elemento come l'aspetto esteriore, ma che c'è molto altro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Praticare un esercizio fisico consapevole.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Pratica allenamenti che, prima di tutto, non siano pensati per enfatizzare solo l'aspetto fisico, che non richiedano l'impiego di una quantità smisurata di energie, ma che soprattutto non abbiano solo mire estetiche. Impara un allenamento consapevole che rivolga il proprio sguardo verso l'interno, riscoprendo le proprie capacità per imparare ad apprezzare anche quelle parti "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           che non ci piacciono
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ", cercando di migliorarle con la pratica. Ridefinisci la pratica del tuo allenamento, convertendola in qualcosa che sia arricchente sotto diversi aspetti: performance fisica, conoscenza del proprio corpo e del proprio carattere, comprensione di alcuni limiti emotivi e psicologici, miglioramento degli aspetti estetici qualora possibile. Insomma, adotta una forma di allenamento sostenibile ed ecologico che risponda a valori veri e costruttivi. Non focalizzare la tua pratica di allenamento solo su un unico aspetto, ma sperimenta diverse discipline unendole per ottenere maggiori benefici e stimoli. Impara ad ascoltare i tuoi bisogni e i tuoi limiti senza mai superarli; riconosci i segnali del tuo corpo quando è necessario riposare o modulare il tipo di approccio, affinché sia equilibrato sia con le tue esigenze, sia con i tuoi obiettivi. L'allenamento, o in generale l'esercizio fisico, è uno strumento di auto-scoperta ed evoluzione: usalo bene e ti renderà soddisfatto e felice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Unica conclusione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il punto non è sostituire, modificando parti di noi stessi, piuttosto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           evolvere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.9-97693195.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/1-7acc829a.png" length="5968035" type="image/png" />
      <pubDate>Sat, 15 Feb 2025 16:28:03 GMT</pubDate>
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      <g-custom:tags type="string">cura del copro,corpo,perfetti,benessere,corpo scultoreo,allenamento,movimento e salute,mente ed emotività,mente,stare in forma,immagine di sé,salute,performance,forma fisica,immagine,in forma,emotività</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/1-7acc829a.png">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Senso di comunità &amp; bene per se stessi</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/senso-di-comunita-bene-per-se-stessi</link>
      <description>Nell'era dell'individualismo, dove profitto e capitalismo dettano legge, siamo indotti a concentrarci esclusivamente su noi stessi. Ma questa visione miope ci impedisce di comprendere una verità fondamentale: il benessere individuale è indissolubilmente legato al benessere collettivo.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto parte dalle proprie azioni
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Come la ruggine che fuoriesce dal ferro fino a corroderlo, anche le tue azioni possono diventare ruggine per il tuo umore, la tua anima
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Conosciamo (forse) l'etica e le buone norme comportamentali, come anche quello che è politicamente corretto, ma solo dal punto di vista teorico. La pratica è ben altra cosa. Le nostre azioni sono lo specchio del nostro benessere, e il nostro benessere diventa lo specchio della nostra società:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           una comunità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.2.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Imparare a prendersi cura di se stessi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le azioni che compiamo ogni giorno, grandi o piccole che siano, hanno un impatto significativo sul nostro umore e sul nostro benessere. Lo sappiamo, a volte lo percepiamo, ma lo dimentichiamo nel trambusto quotidiano. Percepiamo il benessere personale come qualcosa che "sta fuori" di noi, come se prendersi cura di sé stessi passi da quello che possiamo ottenere fuori da noi, ci compriamo "coccole" o ricompense che sono solo materiali. Pensiamo alla vacanza in quel posto paradisiaco, oppure a quel fine settimana indimenticabile in quel fantastico hotel a 5 stelle, alla parrucchiera ogni settimana o al massaggio che ci allevia tutto lo stress della routine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, percepiamo il benessere come esterno, dimenticandoci che quello vero passa per quello che percepiamo e viviamo dentro di noi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma in che modo le nostre azioni possono determinare il nostro benessere? Sicuramente possiamo ben intuire che alcune delle nostre azioni, hanno delle conseguenze nella nostra vita, ed è possibile constatarlo nel quotidiano. Se ad esempio, esagero con le ore di lavoro in ufficio e lo faccio per un periodo prolungato, questa scelta impatterà sulla mia salute fisica e mentale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi, come questo tipo di scelta incide su di noi e sul nostro benessere, anche tutte le altre scelte che facciamo, anche le più piccole, si ripercuoteranno sulla nostra esistenza. Tocca comprendere meglio quindi, cosa ci porta a fare scelte lontane dal nostro benessere e perché tendiamo a scegliere prima tutto il resto e poi cose che sono in linea con noi stessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La chiave per comprendere questo meccanismo, sta in alcuni aspetti educativi, sociali e culturali che agiscono come impalcature delle nostre "credenze". Si, perché la verità è che siamo tempestati da false credenze, che influenzano il nostro modo e di vedere il mondo, così come modo di agire. A loro volta, le false credenze, sono alimentati da meccanismi presenti nella nostra società, che rinforzano poi aspetti cognitivi non costruttivi o sani, sostituiti da quelli disadattivi. Tra questi troviamo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Viviamo in una società consumistica dove il concetto di benessere è spesso associato a beni materiali. Questa mentalità è il fulcro di un sistema che incentiva una produzione smodata, priva di un reale senso del bisogno. Acquistiamo oggetti superflui, vittime di un'epoca satura di messaggi pubblicitari, campagne marketing e promozioni che ci bombardano su ogni piattaforma. Ogni prodotto promette il benessere, inclusa "l'acqua della salute" che ci rende giovani.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cultura dell'apparenza. Non importa come ti senti dentro, l'importante è essere "belli" fuori. Non importa se soffri, l'importante è curare quella maschera che porti addosso tutti i giorni, costosa economicamente ed energeticamente, che prima o poi presenta un conto salato. Domina l'apparenza. Stiamo tutti bene e siamo tutti felici, dietro lo schermo dei social, dove postiamo foto diverse dalla realtà. Siamo ossessionati dal nostro corpo e sostituiamo con "plastica" le parti che non ci piacciono. Schiavi di una ideologia liberista che fa del culto del corpo e della bellezza, una vera e propria ossessione, finché non cadiamo "a pezzi". Siamo matriosche che "marciscono" dall'interno.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Modelli di successo. I modelli di successo proposti sono spesso surreali. Alcuni individui, partendo da umili origini, hanno raggiunto traguardi importanti, ma la maggior parte dei cosiddetti "guru" online sono abili venditori di illusioni. Questi personaggi, che ostentano una vita da sogno, sono essi stessi prigionieri di un sistema che promuove un successo effimero. Il vero successo, invece, risiede nel benessere interiore, mentre fama e ricchezza sono solo conseguenze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Obiettivi e velocità. Corri, raggiungi il target, gli obiettivi, i premi di fine mese e così via dicendo, aumentando così una spasmodica produzione che tende all'infinito, catalizzata da questi tempi veloci, che si basano su una priorità fittizia e che fa "ingrassare" solo la pancia di pochi. Ti è stato detto che dovevi lavorare, lavorare e poi lavorare ancora, perché è cosi che funziona la vita e il mondo. Infatti ti vengono promessi contratti sicuri, per sperperare gli utili con mutui a tassi fissi e folli, o per comprarti quella macchina grossa che tanto desideravi, ma che utilizzerai solo per lavorare la maggior parte dei giorni della tua vita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Mancanza di educazione del vero benessere. Ciliegina sulla torta, possiamo sicuramente affermare, che molto spesso ci confrontiamo con i nostri limiti educativi, in quanto non ci hanno insegnato alcune cose base, o altre volte non ce le hanno insegnate affatto. Non ci hanno mai detto di ascoltare i nostri bisogni. Non ci hanno mai detto prenderci momenti per noi stessi. Non ci hanno detto che il benessere passa per la serenità interiore. Non siamo semplicemente educati all'equilibrio che c'è tra il dentro e il fuori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In buona sostanza, siamo portati a prenderci cura dell'esterno, pensando che questo possa poi portarci reali benefici, in termini di felicità, equilibrio e serenità. Ma la scelta più costruttiva e saggia, sebbene la società intera ci suggerisca il contrario, sarebbe quella di invertire la tendenza, occupandoci prima di quello che c'è dentro e poi quello che sta fuori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Del resto, quando dentro di te "va tutto bene", va bene anche fuori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.3.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non egoismo, ma bene per se stessi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comprendere le differenze tra egoismo e la cura di sé è fondamentale, poiché ci permette di riconoscere quando ci troviamo in una posizione piuttosto che in un'altra. Questa distinzione è cruciale perché spesso confondiamo i due concetti, appiattendo le loro differenze sostanziali e incorrendo in errori di valutazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanti di noi hanno avuto o hanno quell'amico/a che, in un momento difficile, magari relazionale, ci ha consigliato di "fregarcene" ed essere "egoisti"? Ma cosa significa realmente? Quali sono le differenze tra "essere egoisti" e "volere il proprio bene"?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comprendere questa differenza migliora non solo le relazioni con gli altri, ma anche quella con noi stessi, un aspetto fondamentale per il nostro benessere e la nostra salute. Analizziamo più da vicino gli elementi che contraddistinguono una persona egoista da una che ha ben chiaro il concetto del "bene di sé":
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La prima differenza sostanziale è che la personalità egoica mette al primo posto i propri interessi, anche a discapito degli altri. Non importa ciò che succede al di fuori di sé, l'importante è raggiungere i propri obiettivi a qualsiasi costo. Di conseguenza, questa persona tende a prevaricare, minimizzare o ignorare completamente i bisogni altrui, senza considerare le conseguenze delle proprie azioni, poiché la gratificazione personale è il suo unico scopo. Ecco alcuni tratti  distintivi della personalità egoica:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Mancanza di empatia, impedirebbe di compiere scelte che potrebbero ferire o far soffrire gli altri. Questo non vuol dire che se ho di fronte una scelta da fare, che potrebbe far soffrire l'altro, allora essa non deve in nessun modo presa o evitata. Semplicemente l'importante che non ci sia
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'INTENZIONALITÀ
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             nel far soffrire l'altro, per scopi prettamente ed esclusivamente personali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Individualismo, non tiene conto delle conseguenze delle proprie scelte, anche se queste potrebbero danneggiare qualcosa o qualcuno. Insomma, non esiste nessun altro al di fuori di se stessi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Prevaricazione, in sé per sé è un vero e proprio abuso, in quanto sfrutta il potere delle mie scelte, violando i diritti altrui. Un atto di prepotenza e ingiustizia, dove l'unico obiettivo è ottenere ciò che si vuole. Quindi sostanzialmente i bisogni di uno, superano quelli degli altri, senza che ci sia una guida etica o valori che guidino tali scelte.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Mancanza di reciprocità, in quanto una personalità del genere, si aspetta che i suoi bisogni siano sempre soddisfatti, senza mai ricambiare. Quindi non c'è mai un vero scambio con una persona egoista, piuttosto un prendere incondizionato, senza rispetto dei bisogni altrui.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quali sono le conseguenze? L'egoismo non porta a relazioni sane e costruttive. Prevalgono conflittualità e insoddisfazione, che a lungo andare danneggiano anche la personalità egoica, portando a solitudine e malessere, che possono somatizzarsi in disturbi fisici e psico-emotivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Volere il proprio bene e prendersi cura di sé è tutt'altra cosa. La differenza fondamentale è che chi mette in atto questo principio non antepone i propri interessi a quelli altrui, ma si prende cura del proprio benessere interiore ed esteriore, affinché le proprie scelte siano costruttive sia per sé che per gli altri. Non sovrappone il proprio bene a discapito degli altri, ma cerca un equilibrio. Non ha una visione individualista della società, ma si vede come parte integrante di un meccanismo più ampio. Ecco alcuni caratteri distintivi di  questo tipo di personalità:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Consapevolezza di sé. Investe energie, tempo e risorse per conoscere se stesso, superando gli aspetti limitanti per sé e per gli altri. Ha una buona gestione di sé e degli aspetti "fisiologicamente umani" che potrebbero danneggiare gli altri. Fa scelte da adulto, mantenendo una comunicazione e una relazione sana con il suo bambino interiore (teoria degli stati dell'Io di Eric Berne).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Autostima. Comprende il proprio valore prima di quello altrui. Solo chi conosce le proprie capacità e potenzialità può fare lo stesso con gli altri. È importante distinguere l'autostima da forme narcisistiche di apprezzamento di sé, che celano insicurezze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Responsabilità, in quanto chi sa prendersi cura di sé, conosce anche quali sono le proprie responsabilità, riferite non solo alle proprie azioni ma anche ai propri ruoli. Quindi non delega in nessun modo, il perché delle proprie azioni ad altri o altro. Ad esempio: quel giorno ti ho risposto male perché ero arrabbiato. Delego la causa del mio rispondere male, a una emozione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rispetto per gli altri. Chiaramente se sa che il rispetto per sé stessi e una delle basi per volersi bene, comprende in maniera automatica che il rispetto per gli altri è la chiave per vivere in equilibrio nelle relazioni. In questo modo comprende come il rispetto sia vicendevole e qual'ora non lo fosse, sa bene come allontanare quelle relazione che non rispettano questo principio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comprendere cosa vuol dire bene per sé è chiaramente equilibrio, relazione, comunicazione e sintonia con tutto ciò che ci circonda. A differenza della personalità egoica, questo tipo di personalità e ricca di interazioni e relazioni costruttive, dove il bene comune coincide con quelle per se stessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Senso di comunità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È un sentimento di appartenenza e connessione, che un individuo può provare nei confronti di un gruppo sociale più ampio. che può estendersi dal quartiere alla nazione. Questo sentimento non ha solo un'importanza etica o civile, bensì accompagna l'uomo fin dalle sue origini, in quanto "animale sociale", gli
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           appartiene biologicamente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           senso di appartenenza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a una comunità è fondamentale per l'individuo e la sua sana evoluzione, in quanto gli permette di identificarsi e accettarsi. Attraverso questo aspetto c'è un riconoscimento della propria identità personale e sociale, che non potrebbe avvenire se non in relazione agli altri. Quindi le relazioni, che si svolgono all'interno di una comunità, hanno un'importanza vitale e coinvolgono diversi aspetti della salute:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Migliora la salute mentale, è un fattore protettivo verso il fattore solitudine che a sua volta alimenta ansia e depressione. Di fatto, l'appartenenza a una comunità dove ci si riconosce, permette ai singoli individui di rafforzare la propria sicurezza e autostima, dando loro maggiori possibilità di riuscita nei momenti di difficoltà.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Migliora la salute fisica, in quanto migliora e rinforza il sistema immunitario, aumentando le probabilità di salute e longevità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Migliora le relazioni sociali, i valori guida, come rispetto, fiducia e reciprocità, influenzano positivamente le relazioni interpersonali e la relazione con se stessi. La collaborazione per il bene comune diventa lo scopo sociale, coinvolgendo il singolo in un azioni collettive.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Migliora la comunicazione, che diventa attiva ed efficace, ed è ciò che connette realmente le persone all'interno di una relazione. Anche la comunicazione interiore cambia, sostituendo il giudizio con valutazioni oggettive.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come già anticipato, il senso di appartenenza, è un qualcosa di biologico e risiede nel DNA stesso dell'essere umano. L'affiliazione, è un aspetto imprescindibile dalla sua stessa natura, in quanto ci permette di sentirci accettati e amati.  La comunità ci offre "riparo" e sostegno di ogni genere. La collaborazione, permette di minimizzare il concetto di individualismo, senza alterare l'individuo, che continua a preservare la sua identità e diversità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tuttavia una comunità non presenta solo aspetti di tipo biologico, ma
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           etici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           civili
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questi aspetti, oltre a portare vantaggi, comportano responsabilità verso la collettività. A livello etico, troviamo elementi come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           solidarietà
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           cooperazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rispetto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           responsabilità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che coinvolgono l'individuo in una comunità sana ed efficace. A livello civile, troviamo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           partecipazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           impegno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           coesione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           inclusione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Affinché esista il senso di comunità, è necessario che questi elementi coesistano. L'esistenza stessa della comunità è data dalla stretta correlazione tra il senso di responsabilità verso se stessi e verso ciò che ci circonda. Per questo è necessaria la partecipazione, un coinvolgimento attivo nella società.Affinché esista il senso di comunità, è necessario che questi elementi coesistano. L'esistenza stessa della comunità è data dalla stretta correlazione tra il senso di responsabilità verso se stessi e verso ciò che ci circonda. Per questo è necessaria la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           partecipazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , un coinvolgimento attivo nella società.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Spesso è proprio la passività data dal disimpegno, nel quotidiano, che porta a una vera e propria disgregazione sociale. Ogni elemento del tessuto sociale, dovrebbe essere attivo, piuttosto che indifferente, come spesso accade oggi. Partecipare con le proprie opinioni, farsi domande su ciò che fa bene a noi e agli altri, far sentire la propria voce e scegliere responsabilmente di partecipare alle decisioni che riguardano la comunità. Non si tratta di politica, ma di impegno civile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rimanere fuori, e farsi gli "affari propri" è una grossa utopia, o una storia che ci hanno raccontato male.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come si può pensare di vivere in una società fatta da individui e pensare che le scelte altrui non ricadano su di te? Come è possibile pensare di curare solo i propri interessi, rimanendo in disparte, senza conseguenze?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nonostante ciò continua a prevalere una cultura individualista, senza nessuna educazione civica, che crede che possa trarre vantaggi dall'assenteismo sociale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tutto il contrario, in quanto sarebbero maggiori i benefici (di qualsiasi genere), in una società che rema nella stessa direzione: comune.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per avviare una "ristrutturazione" del senso di comunità, sono fondamentali degli interventi concreti, un cambio di cultura è chiaramente essenziale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per "ristrutturare" il senso di comunità, sono necessari interventi concreti e un cambio di cultura. A livello educativo, è fondamentale inserire un modello civico funzionale, non solo nell'istruzione, ma anche all'interno delle famiglie. L'informazione forviante, falsa e di bassa qualità, dovrebbe essere sostituita da una veritiera, che è in grado di trattare con una certa acutezza e sensibilità, quella che è la realtà della situazione. Ogni interesse economico e politico, dovrebbe essere messo al servizio del bene comune, rispettando i diritti di ognuno. Dialogo e confronto, dovrebbero essere i pilastri dell'interazione, sostituendo invece censura e ostruzionismo, tipiche del nostro tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.6.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Prendersi cura di ciò che circonda, vuol dire prendersi cura anche di sé stessi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per garantire un certo equilibrio, non basta solo prendersi cura di sé, ma è importante rivolgere le nostre attenzioni ed energie anche nei confronti di ciò che circonda. Volersi bene, vuol dire esattamente questo, ovvero essere inclusivo nei confronti di cosa e chi ci circonda. Eppure continuiamo a vivere, come se non c'importasse, come se le scelte altrui non ci toccassero.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo modo di agire disinteressato, menefreghista e individualista, non impatta in maniera immediata su ognuno di noi. Non è come lanciare una bomba, dove la sua esplosione coinvolgerebbe tutto e tutti subito. Le ripercussioni sono per lo più a lungo termine, ma questo non significa che non ne stiamo già subendo gli effetti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto questo non è casuale, ma è una direzione voluta. La macchina economica, non sente, non beve e non mangia. I guadagni e la produzione sono l'unica cosa che conta e noi al momento accettiamo tutto in maniera incondizionata, addormentati forse o abbindolati da false speranze da una propaganda che promette fumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A cosa porta tutto ciò? Domande che dovremmo porci, per guardare in faccia la vera realtà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           alienati
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da questa produzione e consumo compulsivo, che ci allontana da noi stessi e dagli altri. Ci identifichiamo in ciò che possediamo e più ne abbiamo, più ne vogliamo ancora e poi ancora. Tutto questo possedere incontrollato, ci porta a un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           confronto sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
              
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            inadeguato e non costruttivo. Misuriamo così il nostro valore, in base a quello che hanno gli altri, rischiando così di cadere nella trappola, quella in cui per ottenere ciò che hanno gli altri, incominci a diventare schiavo delle mode e delle cose, che alla fine nemmeno ti servono davvero. Inseguire l'ultimo trend, comprare la nuova auto che il tuo vicino si è già accaparrato, ti affanni a produrre, sperando di guadagnare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Alla fine ansia e stress
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , diventano le tue uniche compagne. Solo e ormai intrappolato in un circolo vizioso, continui a correre senza una meta e senza un reale perché.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La competizione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            diventa alta e per ricavare utili a buon mercato, rischi di diventare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           precario
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , tu che ti affanni ancora, per poter guadagnare di più, per cose che adesso da precario, non puoi più permetterti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'egoismo che domina le leggi di questo modello sociale, non coincidono con la natura umana. Siamo uomini, animali sociali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'individualismo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ci corrode dentro, e lascia spazio solo a una profonda
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           solitudine e insoddisfazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Facili da controllare, facili da domare, rimaniamo soli.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Soli non siamo forti, soli non siamo nessuno, soli è la parola che commette un delitto silenzioso, ogni giorno.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.7.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 06 Feb 2025 18:21:48 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/senso-di-comunita-bene-per-se-stessi</guid>
      <g-custom:tags type="string">differenze,buone azioni,condivisione,bene per se stessi,società,senso di comunità,comunità,coesione,individualismo,egoismo,solitudine,società che funziona</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Non un momento, ma un processo: l'attesa.</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/vivere-ma-senza-aspettative-l-attesa</link>
      <description>Un evento, una persona o quel qualcosa tanto desiderato, eventi che hanno in comune l'attesa.  Ci catapulta in una dimensione temporale a sé, dove il tempo scorre in maniera lenta e angosciante. E se l'attesa fosse solo un punto di vista?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vivere, non attendere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se dovessimo definire l'attesa, potremmo dire che è principalmente una percezione della nostra mente. Pur sapendo che lo scorrere del tempo è relativo, e che la sua velocità è influenzata da come lo percepiamo, l'attesa si manifesta nel momento in cui ci aspettiamo che qualcosa o qualcuno arrivi, o non arrivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'attesa, quindi, è una dimensione che ci sottrae al presente, impedendoci di viverlo appieno. Ci proietta in una dimensione temporale in cui il tempo sembra scorrere molto lentamente, quasi ingabbiandoci in una prigione che ci impedisce di cogliere le diverse opportunità che la vita ci offre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.+5.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           A volte è attesa, a volte è aspettativa
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi sostanzialmente l'attesa non è altro che una proiezione della nostra mente, rispetto alla dimensione temporale che stiamo vivendo. Questo aspetto è strettamente correlato a un altro, ovvero l'aspettativa. C'è una vera è propria stretta relazione tra l'aspettativa e l'attesa, perché essa l'alimenta a tutti gli effetti. In che modo? Beh quando pensiamo a qualcosa o a qualcuno che vorremmo arrivasse, viviamo di aspettative, ovvero in relazione a quella cosa o persona che desideriamo. Di conseguenza, finché questa cosa o persona non si manifesta nella realtà, viviamo nell'attesa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Fin qui, tutto straordinariamente abituale, ma la verità è che non è proprio così. Per poter meglio comprendere il perché, è necessario conoscere qualcosa in più sull'aspettativa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Essa è un'esperienza prettamente cognitiva
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e ha un processo complesso che porta a generarla, che comprende diverse fasi e meccanismi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Input e informazioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , sono elementi centrali di questo meccanismo, che si genera proprio attraverso 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           esperienze passate, osservazioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           apprendimento sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Per quanto riguarda il primo aspetto, possiamo dire che l'esperienze giocano un ruolo fondamentale, in quanto dal momento in cui viviamo momenti simili a quelli passati, tendiamo a creare associazioni e quindi aspettative, relative all'evento che stiamo vivendo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel secondo caso invece, le persone possono generare aspettative, attraverso l'osservazione degli altri (modello di apprendimento di Albert Bandura, noto come apprendimento osservazionale). Osservare come gli altri reagiscono ai loro eventi genera in noi aspettative su come reagiremmo noi stessi in situazioni simili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Elaborazione cognitiva,
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la seconda fase che caratterizza questo processo e si basa a sua volta su due elementi principalmente: lo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sviluppo di credenze
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e le
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           emozioni correlate
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Le aspettative si intrecciano con le convinzioni personali. Le credenze su se stessi, sulle proprie capacità e sul mondo circostante influenzano profondamente le aspettative che nutriamo su di noi e sui nostri risultati. Dall'altra parte, l'emozioni svolgono un ruolo significativo nel modellare le nostre aspettative. Emozioni positive come entusiasmo e fiducia accompagnano aspettative positive, mentre aspettative negative possono generare ansia o, nei casi più gravi, depressione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un'altra fase importante del processo di formazione sistema, è la parte che riguarda il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           feedback e l'adattamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,  che comprende la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           valutazione degli esiti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'apprendimento dall'esperienza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Dopo aver vissuto una situazione in cui l'aspettativa si concretizza, tendiamo a reiterare gli stessi meccanismi che consideriamo efficaci.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il feedback ottenuto dall'esperienza futura, invece, aiuta a modificare le aspettative; esiti negativi possono portare a possibili rivalutazioni, con una maggiore cautela in future situazioni simili.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Spesso, attesa e aspettativa vengono paragonate o utilizzate come sinonimi per esprimere la stessa condizione cognitiva: la proiezione di un possibile evento futuro. Mentre la prima riguarda un'interpretazione cognitiva del tempo, che interpone la persona tra il momento della
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non-azione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e il desiderio che un evento si verifichi, la seconda è pur sempre una lettura cognitiva legata a una speranza, un desiderio, una credenza o un presunto merito di qualcosa che deve ancora (forse) accadere.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Oltre al tempo, troviamo diversi elementi comuni tra i due atteggiamenti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le emozioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ad esempio, vengono influenzate dalle aspettative e a loro volta hanno un'influenza specifica sull'attesa stessa; conseguenza è che se avrò delle aspettative positive, vivrò emozioni come la fiducia o l'entusiasmo, che miglioreranno il tempo dell'attesa. Un altro aspetto è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il controllo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Di fatto esso potrebbe essere un tentativo della nostra mente, per esercitare il controllo su un evento futuro che in realtà sfugge al controllo stesso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In conclusione, possiamo affermare che entrambi questi aspetti ci proiettano in un momento futuro non ancora verificato, facendoci vivere in uno stato di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non-azione.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non si tratta di attendere, ma di vivere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tra le attese e le aspettative, probabilmente ti starai chiedendo in che modo sia possibile non viverle o evitarle, ma la risposta che si presenta è sempre la stessa: è impossibile. La verità è che non solo siamo abituati a praticarle, ma non è possibile vivere senza sentirne il peso, così come quello delle aspettative. Lo so, adesso starai pensando che quando si è in situazioni difficili, dove ci si sente impotenti, l'attesa come le aspettative diventano inevitabili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comunque entrambi sono aspetti cognitivi che quindi riguardano la nostra mente e il modo in cui elabora le situazioni; di conseguenza, se riuscissimo a intervenire su tale processo, potremmo imparare a vivere diversamente, imparando a gestire i due aspetti apparentemente inevitabili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come? È essenziale, prima di tutto, comprendere che entrambi questi meccanismi appartengono a una dimensione mentale e, come tale, non sono reali in senso assoluto, ma sono solo un modo in cui noi percepiamo la realtà. Una volta fatto ciò, bisogna orientarsi verso pratiche che ci permettono di vivere il momento presente, l'unica vera dimensione temporale. Il passato è un momento temporale che non esiste più e tutto ciò che gli appartiene non c'è, non ci appartiene in nessun modo. Il futuro è sicuramente un tempo che è destinato a verificarsi, ma fino a quel momento rimane un tempo sconosciuto e che non conosciamo minimamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi non ci rimane che il presente, il momento che si identifica con il famoso "qui e ora". Dal momento che viviamo nel qui e ora, possiamo solo raccogliere le esperienze del passato e imparare da esse per non ripresentare gli stessi meccanismi limitanti nel futuro, ma vivendo comunque sempre il presente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Vivere ogni giorno significa cogliere quello che la vita ci offre in ogni momento come opportunità di crescita e di miglioramento di se stessi, ricordando che l'opportunità non è data sempre dal momento favorevole (quando le cose vanno bene), piuttosto dai momenti difficili, dalle crisi o da quei momenti in cui le cose non vanno come vorremmo. È proprio in questi momenti che dovremmo imparare a cogliere le opportunità, nel presente, scegliendo strade diverse rispetto a quelle che magari stiamo percorrendo, oppure apportando modifiche a quelle già esistenti. La chiave non è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           attendere
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il momento opportuno perché le cose migliorino, né tanto meno
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           aspettarsi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            qualcosa o qualcuno che arrivi perché le cose migliorino.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Focalizzarsi sul presente, viverlo, vuol dire impegnarsi su quello che abbiamo già, non su qualcosa o qualcuno che vorremmo arrivasse. Significa impegnarsi in maniera costante sugli aspetti quotidiani che ci appartengono e che non sono efficaci come crediamo, ma che soprattutto non ci permettono nemmeno che ciò che desideriamo e che stiamo così tanto attendendo arrivi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Investire su se stessi, rivolgere i riflettori verso noi stessi senza lasciare che le energie vengano disperse, ma solo investite, è una pratica che ti permetterà di vivere appieno la vita, stando nel presente, minimizzando i momenti di attesa e riducendo le aspettative. Il trucco è molto semplice, ma bisogna avere il coraggio di volerlo davvero;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ci vuole coraggio per scegliere di vivere una vita serena
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/immg.10.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Chi ha stabilito le regole del "gioco"?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché continuiamo a vivere come se stessimo aspettando? L' opportunità migliore, il lavoro migliore, l'auto migliore, la casa più grande e più bella, la relazione perfetta, la donna o l'uomo perfetto e così via desiderando, ci perdiamo alcuni aspetti della vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno di questi è che essa non ci darà quasi mai ciò che desideriamo (solo perché non è realmente ciò che costruttivo), piuttosto ciò che ci torna utile per la nostra vita, per la nostra esistenza o per i futuri progetti che ancora non conosciamo. Tutto ciò che ci accade, anche le situazioni più difficili o alcune persone non adatte a noi, sono comunque parte di un processo, utile per evolverti e per renderti migliore,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           una versione sempre migliore di te stesso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dal momento invece in cui si ha un desiderio o comunque la volontà di ottenere un qualcosa, perché attendere o sperare che questa arrivi a noi in qualche modo? La verità è che siamo profondamente condizionati da un'ideologia, che sta alla base un pò della nostra società: la comodità, senza fatica e senza investimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È necessario comprendere prima di tutto che per ottenere ciò che si desidera, gli investimenti principali e probabilmente maggiore, dovrebbero essere diretti verso le nostre capacità, le nostre energie, salute, conoscenze e competenze, affinché ci possano poi permettere di raggiungere quel qualcosa o qualcuno tanto desiderato (a patto che ci interessi ancora a quel punto). Tutto questo, richiederà una certa scomodità, perché ci metterà probabilmente in una posizione diversa da quella attuale, ed è qui che nascono i primi accenni di fatica. Fatica che aumenterà dal momento in cui ci sarà da praticare o lavorare (in caso fosse necessario guadagnare di più), per ottenere quello che ci siamo prefissati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Terzo aspetto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , ma non meno importante, è che viviamo in un mondo che si basa sul confronto sociale, sull'ottenere di più per produrre di più, su meccanismi di velocità e priorità costante, sul consumo, sul tutto e subito. Tutti questi aspetti che hanno le loro rilevanti conseguenze.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immag.9.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Difficoltà d'attesa, in tempi veloci
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Velocità, priorità e urgenza per tutto, indistintamente. Ogni aspetto della nostra quotidianità è influenzato da questa velocità, perché a sua volta ogni cosa è diventata priorità, anche quando non lo è realmente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            "Coltiviamo" tempi veloci, tralasciando invece la qualità. La qualità non solo di ciò che produciamo e che siamo in grado di generare, ma anche del nostro tempo, delle relazioni, della comunicazione e così via su moltissimi aspetti che riguardano il nostro tessuto sociale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Stiamo perdendo la nostra umanità e la nostra sensibilità, di fronte a una sempre più esigente e produttiva fast-life senza scrupoli. Non riconosciamo più l'essenziale, in quanto la velocità potenzia sempre più un atteggiamento superficiale, poco consapevole, dove porsi domande è una "perdita di tempo". Comprendere quali sono i principali aspetti che influenzano questa velocità, aumentando la difficoltà dell'attesa, potrebbe essere una soluzione per invertire una "rotta che rischia di portarci in porti poco sicuri".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La velocità dei tempi è probabilmente uno dei fattori che dominano il nostro attuale panorama sociale. Un valore, un valore aggiunto a chi promette di fornirti tutto ciò che vuoi in maniera comoda e soprattutto sicura. La produzione, il consumo, i trasporti e ogni tipo di servizio devono rispondere a un parametro di velocità e non di qualità. Un ritmo frenetico e accelerato che altera la percezione del tempo, restringendolo in tempi sempre molto stretti. "Devi correre, se vuoi stare al passo".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un'alleata indiscussa della velocità è sicuramente l'immediatezza, che si promette di offrirti tutto "qui e ora". Elimina il senso dell'attesa e ci induce a processare gli eventi e la loro successione a una velocità che è fuori da ogni logica naturale. Snatura ogni aspetto della quotidianità. Scegli le relazioni con un "click" e con una "scrollata" vivi i momenti della tua vita. Musica in streaming, acquisti veloci e consegne supersoniche.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Velocità e immediatezza non possono che far spazio a una cultura del "tutto e subito". Ogni nostra azione, ogni momento, è diventato una priorità. Non siamo più disposti ad attendere o a lavorare per ottenere ciò che desideriamo. Evitiamo il sacrificio (inteso come un corretto sforzo per ottenere determinati risultati) e abbracciamo una comodità scomodante.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I social media hanno un grosso impatto sulla nostra società attuale e una significativa influenza su molti aspetti, tra questi troviamo proprio l'incapacità di saper attendere. Sono un amplificatore della cultura dell'immediatezza: per mezzo delle notifiche, dei continui aggiornamenti in tempo reale e della possibilità di comunicare in maniera istantanea, creano un ciclo di gratificazione immediata che lavora inconsciamente sulla nostra capacità di saper attendere. Siamo completamente alterati e, allo stesso tempo, ingannati da queste piattaforme, che inducono a non tollerare più le attese. Il confronto con le vite apparenti altrui "decompone" qualsiasi speranza riposta in una "sana attesa".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alla base dei social media c'è sicuramente lo zampino della tecnologia. Essa ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, trasformandolo completamente. Tanto più quest'ultima progredisce, tanto più diventano veloci i nostri strumenti e, al contempo, anche i nostri ritmi. Ci è stato promesso che questi strumenti avrebbero migliorato la nostra esistenza, ma in realtà, per molti aspetti, non fanno altro che peggiorarla. Internet, motori di ricerca, IA e quant'altro sono servizi che stanno demolendo i fisiologici tempi che differenziano l'essere umano dalle macchine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Produzione e consumo. Dobbiamo produrre, ma per produrre dobbiamo consumare. Per consumare dobbiamo acquistare prodotti scadenti, che hanno una vita breve, perché solo in questo modo il ciclo può essere alimentato. Mode e tendenze che sfrecciano a velocità altissime, figlie di questo meccanismo, dove nel mezzo ci siamo "noi" che ci caschiamo in pieno."
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui di seguito alcuni studi allarmanti sul fenomeno:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno studio del 2019 pubblicato sul Journal of Social and Clinical Psychology ha rilevato che limitare l'uso dei social media a 30 minuti al giorno ha portato a una significativa riduzione della solitudine e della depressione in un periodo di tre settimane. Questo suggerisce una correlazione tra l'uso eccessivo dei social media e la difficoltà a gestire l'attesa e il tempo "non produttivo"
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un rapporto di Microsoft del 2015 ha rivelato che l'attenzione media dell'essere umano è scesa da 12 secondi nel 2000 a 8 secondi nel 2015, un calo del 33% in appena 15 anni. Questo è stato ampiamente attribuito all'aumento dell'uso di dispositivi digitali e all'esposizione costante a stimoli rapidi
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo uno studio del 2021 pubblicato su Frontiers in Psychiatry, circa il 39% degli utenti di smartphone a livello globale mostra sintomi di dipendenza dal dispositivo. Questo si traduce in una maggiore difficoltà a tollerare momenti di inattività o attesa senza controllare il telefono.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un'indagine condotta da The Social Habit nel 2020 ha rivelato che il 42% dei consumatori si aspetta una risposta sui social media entro 60 minuti, mentre il 32% si aspetta una risposta entro 30 minuti. Questo evidenzia le aspettative di immediatezza create dai social media.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno studio del 2019 pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine ha mostrato che l'89% degli adulti e il 75% dei bambini hanno almeno un dispositivo elettronico nella loro camera da letto. L'uso di questi dispositivi prima di dormire è associato a una riduzione della qualità del sonno, influenzando negativamente la capacità di rilassarsi e "staccare".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Contrariamente alla percezione comune, uno studio dell'Università di Stanford del 2009 ha dimostrato che i pesanti utilizzatori di media digitali sono più facilmente distratti da stimoli irrilevanti e meno capaci di passare da un compito all'altro rispetto a coloro che usano meno i media digitali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo il Digital 2021 Global Overview Report, l'utente medio trascorre 2 ore e 25 minuti al giorno sui social media. Questo tempo sottratto ad altre attività può contribuire alla sensazione di "mancanza di tempo" e all'impazienza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno studio del 2013 pubblicato su Computers in Human Behavior ha rilevato che il 56% degli utenti di social media sperimenta FOMO, la paura di perdersi qualcosa. Questo può portare a un controllo compulsivo dei dispositivi e a una diminuzione della capacità di essere presenti nel momento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo un sondaggio di Deloitte del 2020, il 54% dei consumatori considera la consegna in 2 giorni come "veloce", mentre nel 2015 era considerata tale solo dal 35%. Questo dimostra come le aspettative di rapidità stiano aumentando nel tempo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È inutile, a questo punto, di fronte all'evidenza, negare che ormai siamo sempre più incapaci di saperci godere il momento e che, anche quando l'attesa si presenta, non la sopportiamo, ma la viviamo come una vera e propria afflizione. Gli aspetti che influenzano l'attesa sono sia esterni, come abbiamo ampiamente visto, sia interni (il nostro modo di percepire le cose e le aspettative).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            C'è solo una scelta sana da fare: comprendere consapevolmente che l'attesa non è altro che un nome che abbiamo dato a un momento che non abbiamo compreso fino in fondo:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il vivere, il processo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.4.jpg" length="313266" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 25 Jan 2025 16:02:47 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/vivere-ma-senza-aspettative-l-attesa</guid>
      <g-custom:tags type="string">aspettative,priorità,social,consapevolezza,ansia,tempo,attesa,consumismo,presente,incertezza,tutto e subito,cultura,attività,velocità,società,frustrazione,pazienza,futuro,psicologia,momento presente,relatività,bassa qualità</g-custom:tags>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Vizio o dipendenza? L'alcol.</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/vizio-o-dipendenza-l-alcool</link>
      <description>"Ogni tanto non fa male" oppure "un bicchiere di vino al giorno fa bene". Tutte dicerie del popolo, basate su un modello culturale che accetta come sana, una sostanza che in realtà è cancerogena: l'alcool.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cosa si cela dietro quel "bicchiere"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.9.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "L'alcol è il miglior antidoto contro la realtà che l'uomo abbia mai inventato. È un balsamo per l'anima ferita, un analgesico per il cuore infranto, un lubrificante sociale per le situazioni più imbarazzanti. Non risolve i problemi, ma li rende sopportabili, e a volte questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno."
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dalle cene tra amici ai festeggiamenti, l'alcol è spesso presente nei momenti di convivialità. Addirittura ci sono campagne che ne promuovono il consumo, invitando a bere responsabilmente. Ci accompagna in molti momenti della vita, sia felici che tristi. Un amico, altre volte un nemico.  Ma quanto si sa davvero sull'alcol? Quante informazioni valide abbiamo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una sostanza, mille sfaccettature
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'alcol, inteso come etanolo (una sostanza incolore, volatile e infiammabile), è una sostanza che si forma naturalmente in natura, attraverso la fermentazione di zuccheri presenti all'interno di alcuni alimenti come la frutta e cereali, ad opera di alcuni lieviti selvatici (funghi principalmente), che spontaneamente avviano questo processo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            È una sostanza che ha origini antichissime, probabilmente le sue origini risalgono tra il 7000 e il 6600 a. C., dove alcune evidenze archeologico hanno rilevato delle tracce di alcol in Cina, in una bevanda fermentata a base di riso, miele e frutta. In Egitto, la birra era già prodotta nel 3400 a. C., mentre in Mesopotamia si registra la produzione di vino nel 3000 a. C..
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma ha origini antichissime e per tale motivazione appartiene a una cultura che ha un intreccio, quasi un legame con l'uomo stesso. La distillazione alcolica, che permette di avere una maggiore concentrazione di alcol, nasce nell' VIII secolo d. C., a opera di alchimisti arabi, ma solo nel 1808, Antoine Lavoisier descrisse il processo chimico della fermentazione alcolica. Da qui in poi, la distillazione alcolica venne progressivamente perfezionata e applicata su scala sempre maggiore, aprendo la strada alla produzione industriale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma per meglio comprendere, il perché l'alcol sia parte integrante della nostra società, è fondamentale conoscere meglio quali effetti abbia tale sostanza sul nostro corpo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Alcol e corpo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'assorbimento dell'alcol
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da parte del nostro corpo, avviene principalmente da parte del tratto gastro-intestinale, infatti dopo la sua ingestione, esso entra nello
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           stomaco
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'intestino tenue
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Di fatto l'assorbimento avviene principalmente nell'intestino, in quanto lo stomaco presenta i succhi gastrici che limitano l'assorbimento; mentre nell'intestino esso viene assorbito rapidamente (pochi minuti), in quanto le pareti sono più ampie e le cellule maggiormente permeabili (permettono facilmente il passaggio). Successivamente avviene la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           distribuzione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di questa sostanza, che rapidamente si diffonde in tutto il corpo attraversando le barriere cellulari, in quanto solubile in acqua. In questo modo, l'alcol può raggiungere facilmente altri organi come fegato, cervello e reni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'organo addetto al suo metabolismo è proprio il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fegato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , per mezzo di enzimi, tra cui l'alcol deidrogenasi (una molecola che riesce a smaltire le molecole di etanolo). Dal momento in cui interviene questo enzima, l'alcol viene convertito in 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           acetaldeide
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           una sostanza tossica che causa i classici sintomi di mal di testa e nausea
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Il secondo passaggio prevede che l'acetaldeide venga convertita in acido acetico, una sostanza meno tossica, metabolizzata ancora una volta dall'enzima deidrogenasi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Infine l'acido acetico viene convertito in anidride carbonica e acqua, che vengono eliminate a loro volta dal nostro organismo, attraverso l'urina e la respirazione (evaporazione). Questo processo metabolico, tuttavia, ha delle conseguenze sull'organismo, che variano a seconda della quantità di alcol consumata e della frequenza del consumo:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale. Mentre inizialmente può causare effetti di euforia e disinibizione, ma con l'aumento delle dosi esso può provocare rallentamento dei riflessi, difficoltà di coordinazione motoria, disturbi dell'equilibrio, difficoltà di parola, visione offuscata e perdita di coscienza. Quindi se al volante di alcuni mezzi, mette a repentaglio la nostra vita e quella d'altri. L'abuso cronico può danneggiare permanentemente il cervello, causando problemi di memoria, difficoltà di apprendimento e demenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il fegato, il principale organo che metabolizza questa molecola. In caso di assunzioni massicce e/o prolungate nel tempo, può causare danni, come steatosi epatica (fegato grasso, condizione reversibile), epatite alcolica e cirrosi epatica, una condizione grave e irreversibile e che può portare alla morte.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sistema cardiovascolare. A basse dosi, l'alcol può avere un effetto vasodilatatore che può portare a un temporaneo abbassamento della pressione sanguigna. Tuttavia, l'abuso cronico aumenta il rischio di ipertensione, malattie cardiache, ictus e aritmie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sistema digerente. L'alcol può irritare le mucose dello stomaco e dell'esofago, causando gastrite, reflusso gastroesofageo e ulcere. L'abuso cronico aumenta il rischio di cancro all'esofago, allo stomaco e al colon.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sistema endocrino. L'alcol può interferire con la produzione di ormoni, causando problemi di fertilità, disfunzioni sessuali e alterazioni del ciclo mestruale nelle donne.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sistema immunitario. L'abuso di alcol indebolisce il sistema immunitario, rendendo l'organismo più vulnerabile alle infezioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Pancreas. L'abuso cronico di alcol è una delle principali cause di pancreatite, un'infiammazione del pancreas che può essere acuta o cronica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Alcol ed emotività
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Gli effetti dell'alcol non si limitano al corpo, ma coinvolgono anche gli stati emotivi. Questo perché l'etanolo, attraverso alcuni processi chimici e biologici, agisce sul sistema nervoso centrale. Le principali ragioni per la quale l'alcol impatta anche sui nostri stati emotivi sono principalmente date da fattori come ad esempio la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           dopamina
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Questo neurotrasmettitore è associato al piacere e al fattore della ricompensa, ed esso viene maggiormente liberato quando questa sostanza è presente nel nostro organismo. L'acido gamma-amminobutirrico (GABA) è un neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale; l'alcol ne potenzia l'azione, rallentando ulteriormente l'attività nervosa. E per finire il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           glutammato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , un neurotrasmettitore eccitatorio, che viene inibito se si assume alcol. Questi sono meccanismi biologici, che influenzano successivamente i nostri stati emotivi:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dopamina, aumenta la momentanea sensazione di euforia e benessere.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            GABA può produrre effetti sedativi o ansiolitici.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Glutammato, inibito in seguito all'ingestione di alcol, che ha come effetto calmante, riducendo eventuali sintomi di stress e di ansia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'alcol e la stretta correlazione con i disturbi dell'umore, tra cui depressione e ansia. Utilizzato spesso come auto-trattamento degli stati depressivi vista la sua capacità di portare un benessere momentaneo; tuttavia a lungo termine aggrava lo stato depressivo, portando ad un utilizzo maggiore che contribuisce anche all'isolamento e alla solitudine. I consumatori di alcol, domano gli stati ansiogeni proprio attraverso il consumo di questa sostanza che a lungo andare può aumentare l'ansia stessa e i sintomi correlati, soprattutto nei periodi di astinenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Automedicazione emotiva. Un atteggiamento che porta un individuo a utilizzare questa sostanza per affrontare stati emotivi negativi. Nel lungo termine, il risultato è quello di peggiorare lo stato emotivo e della stessa salute mentale e fisica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Vulnerabilità. C'è una stretta correlazione tra persone che hanno subito traumi o con disturbi emotivi e l'utilizzo e poi abuso di alcol. Proprio perché il fattore di "vulnerabilità emotiva" aumenta i rischi di utilizzo di questa sostanza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Pressioni sociali ed esperienze traumatiche quotidiane, aumentano la percentuale di utilizzo dell'alcol, anche quotidianamente. Proprio per il suo effetto "districante" a livello emotivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Autostima e fiducia in se stessi. Vista la sua capacità di fornire quel "boost" emotivo iniziale (euforia e benessere), dà l'impressione di poter affrontare situazione emotive difficili. Elimina quelle inibizioni e quei freni che solitamente possediamo, dandoci una iniezione di sicurezza. In realtà crea solo una relazione di dipendenza con questa sostanza, in quanto incapaci di superare i  nostri limiti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Alcol e la mente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'assunzione di alcol esercita una profonda influenza anche sulla nostra mente e sui processi di pensiero correlati, in quanto interagisce con i neurotrasmettitori e con il sistema nervoso centrale. Questo porta a un vasto ventaglio di effetti collaterali, che sono direttamente proporzionali a quantità, frequenza di utilizzo e caratteristiche individuali. Ecco alcuni effetti:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Disinibizione, in quanto inibisce i neurotrasmettitori nelle aree cerebrali responsabili del controllo degli impulsi e del comportamento sociale. Maggiore loquacità, maggiore impulsività e maggiore aggressività in alcuni casi. Diminuisce invece la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alterazione della percezione, compromettendo le capacità sensoriali, come udito e vista, e alterando la percezione di spazio e tempo. La coordinazione motoria viene completamente alterata, e in casi gravi è causa d'incidenti stradali ad esempio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Difficoltà di concentrazione e memoria, in quanto è in grado di interferire con i neuroni e le loro interazioni sinaptiche. Difficoltà nel concentrarsi e nel ricordare, in casi di assunzioni importanti si possono incorrere in veri e propri blackout, dove vengono rimossi parte di eventi accaduti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alterazione dell'umore, non si traduce solo in euforia e benessere, anzi in alcuni casi può portare ad ansia, tristezza e rabbia. In alcuni casi, si possono verificare reazioni emotive intense e incontrollate.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rallentamento dei processi cognitivi, perché l'alcol rallenta la velocità di elaborazioni delle informazioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'abuso cronico e prolungato può comportare effetti gravi come danni permanenti al cervello e aumento del rischio d'insorgenza di malattie mentali:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'alcol può danneggiare diverse aree del cervello, tra cui l'ippocampo (coinvolto nella memoria), la corteccia prefrontale (responsabile del pensiero razionale e del controllo degli impulsi) e il cervelletto (coinvolto nella coordinazione motoria). Questo può portare a problemi di memoria, difficoltà di apprendimento, deficit cognitivi e demenza alcolica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'uso ripetuto,  può portare a dipendenza psicologica, caratterizzata da un forte desiderio di consumare alcol per ottenere piacere o per alleviare stati emotivi negativi. Con il tempo, può svilupparsi anche dipendenza fisica, in cui il corpo si adatta alla presenza dell'alcol e manifesta sintomi di astinenza (tremori, ansia, insonnia, nausea) quando se ne interrompe l'assunzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sindrome di Korsakoff. Una grave condizione neurologica, causata da una carenza di tiamina (vitamina B1) spesso associata all'alcolismo cronico. Provoca gravi problemi di memoria, confusione e difficoltà nell'apprendimento di nuove informazioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In più l'utilizzo di alcol, in casi in cui sono preesistenti dei disturbi patologici come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           depressione, ansia, disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , non fa altro che potenziare queste condizioni, portando ad un netto peggioramento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.13.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un lubrificante sociale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi a tutti gli effetti, l'alcol è una sostanza tossica (cancerogena), che provoca solo danni. I più scettici diranno che ci sono anche dei benefici, mentre gli scienziati di turno diranno che hanno un nonno o uno zio che è vissuto più di 90 anni, perché beveva chissà quale tipo di sostanza alcolica. La verità, ormai comprovata dalle evidenze scientifiche, è che assumere alcol, in qualsiasi quantità o forma, fa sempre male. Quindi se bevo poco farà solo poco male, mentre se bevo tanto, farà tanto male. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Allora perché beviamo, pur sapendo il male e i danni che ci può causare? Pur sapendo che non sarà la soluzione di nulla? Che non ci darà nessuna reale felicità?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le ragioni sono diverse e sono radicate tutte in una cultura che accetta l'alcol come "un male moderato", come se fosse un qualcosa che si può gestire a proprio piacimento, quando in realtà la verità e tutt'altro. La verità è che l'alcol non è altro che un altro strumento, uno strumento utile in una società deforme e che accetta l'inaccettabile. Uno strumento che serve ad alleviare le ferite e le sofferenze date principalmente da una comunità asociale, individualista, egoista, capitalista, consumistica, inefficiente e a volte inaffidabile, divisa, corrotta, poco meritocratica, resistente al vero cambiamento, disuguale e la lista potrebbe continuare così a lungo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Abbiamo puntato su un presunto progresso tecnologico, promettendoci che ci avrebbe aiutato a migliorare la vita di tutti e di tutti i giorni, ma la verità e che le persone soffrono sempre più di disagi, che abbiamo aumentato il divario tra ricchi e poveri, che il nostro pianeta soffre e non stiamo facendo nulla per migliorare la situazione, che le nuove generazioni tanto criticate in realtà vivono in assenza di speranza a causa di un futuro che sembra impossibile scorgere.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fronte a tutte queste problematiche sociali importanti, di fronte ai nostri problemi di vita quotidiana, la maggior parte di noi
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sceglie la via più facile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           berci sopra.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Facile perché il difficile e guardare i propri limiti e disagi e cercare di affrontarli, cercare strumenti che ci supportino nell'elaborarli e poi superarli. Difficile perché accettiamo incondizionatamente quello che ci accade, senza porci domande vere, senza mai chiederci se quello che viviamo ci fa realmente star bene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In poche parole, preferiamo fingere tutto il tempo, portando una maschera pesante. Quando diventa fin troppo pesante, essa esige qualche drink per poterne alleggerire il peso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "Ubriachi e mai sobri"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi l'alcol è una sostanza largamente sottovalutata, in quanto non solo non si sa davvero fino in fondo quali siano i reali effetti, ma non si conoscono nemmeno così a fondo le conseguenze derivanti dal suo utilizzo. Ecco alcuni dati per meglio comprendere cosa succede nel nostro paese:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            66%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli adulti italiani ha consumato alcol nell'ultimo anno, secondo l'Istituto Superiore di Sanità (ISS).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel 2022, il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            60%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli italiani ha dichiarato di aver consumato alcol nell'ultimo mese.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            23,8%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli adulti consuma alcol in modo regolare, superando le soglie consigliate.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La percentuale di chi consuma alcol almeno una volta alla settiman
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a è di circa 40%.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il binge drinking, ovvero il consumo di grandi quantità di alcol in un breve periodo di tempo, è un fenomeno particolarmente preoccupante tra i giovani.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra i 18-20enni, il 72,3% dei maschi e il 62,2% delle femmine consuma bevande alcoliche. Di questi, circa 300.000 bevono secondo modalità a rischio e 279.000 si ubriacano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            13%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli adolescenti italiani tra 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            15 e 19 anni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             consuma alcol in modo problematico, con conseguenze significative sulla salute fisica e mentale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra i 21-25enni, circa 450.000 giovani sono consumatori a rischio (19,9% dei maschi e 10,9% delle femmine) e 424.000 si ubriacano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Gli uomini mostrano tassi di consumo maggiori: circa il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            75%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli uomini consuma alcol, rispetto al 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            57%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             delle donne.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le donne stanno crescendo in termini di consumo, con un aumento del 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            6,4%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             rispetto agli anni precedenti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            57%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli alcolici consumati è vino, seguito dalla birra con il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            24%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             e dai superalcolici con il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            19%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            10.000
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             decessi all'anno in Italia sono attribuibili ad alcol, che rappresenta quasi il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            3%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             di tutti i decessi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'alcol è responsabile di oltre 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            3.000
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             casi annui di cirrosi epatica e contribuisce a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            17.000
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             nuovi casi di cancro legati al consumo di alcol.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            30%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             delle persone con alcolismo sviluppa disturbi mentali correlati, come depressione e disturbi d'ansia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            30%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             degli incidenti stradali in Italia è correlato all'alcol, con quasi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            15.000
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             incidenti annuali attribuiti a conducenti sotto influenza alcolica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             costi sanitari legati all'alcol ammontano a oltre 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            12 miliardi di euro
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             l'anno, comprendendo spese per trattamenti, ospedalizzazioni e assistenza a lungo termine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si stima che il costo della perdita di produttività dovuta a malattie e infortuni legati all'alcol sia di circa 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            7 miliardi di euro
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le problematiche familiari legate all'uso di alcol sono largamente diffuse, con il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            25%
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             delle famiglie italiane che riporta difficoltà nella gestione delle relazioni a causa del consumo di alcol.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           E tu pensi ancora di voler bere responsabilmente?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
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      <pubDate>Fri, 17 Jan 2025 17:00:58 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Sindrome da rientro: l'angoscia post vacanze</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/sindrome-da-rientro-l-angoscia-post-vacanze</link>
      <description>Anche tu probabilmente almeno una volta nella vita, hai provato quella sensazione di angoscia mista a tristezza, rientrando a lavoro o nella "vita di tutti i giorni". Ogni azione o attività, anche le più semplici, diventano quasi impossibili da portare a termine. Svogliatezza e stanchezza diventano l'unica certezza. Imparare a gestire questa situazione potrebbe essere l'unica soluzione...</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un vero e proprio disagio
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.2.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Tristezza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           stanchezza dilagante
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           confusione e disorientamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e uno stato d'animo dove sembra che sia passato un carro armato sopra, sono le tante sensazioni che  riguardano il rientro al lavoro o comunque alla vita di sempre, dopo un periodo medio lungo di vacanza o stacco. Conosciuto come "blues post-vacanza" o anche "sindrome post-vacanza" è a tutti gli effetti un intenso disagio, percepito proprio da chi, ritorna alla routine che aveva lasciato pre-vacanza. In Italia ad esempio 1 persona su 3 (30-35%)  è avvolto da un vero e proprio alone depressivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sarà vero allora, che ci vorrebbero delle vacanze per riprendersi dalle vacanze stesse?!
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Comprendere le ragioni, per trovare soluzioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Insomma una sensazione che capita almeno una volta nella vita ad ognuno di noi. Poche persone rimpiangono la routine quotidiana, fatta di lavoro, impegni e doveri che ci costringono a ritmi frenetici per gran parte della settimana.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma per capire meglio questa sindrome post-vacanze, queste emozioni tristi che ci pervadono in seguito ad uno stacco prolungato dalla routine, è fondamentale osservare quali sono le possibili cause che portano poi a tale condizione. Possiamo iniziare analizzando alcuni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           fattori biologici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che hanno a che fare con il nostro corpo e il suo funzionamento, come ad esempio i "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ritmi circadiani
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ". Prima di tutto va specificato che i ritmi circadiani, si riferiscono a quell'orologio biologico che alberga dentro di noi e che regola alcune funzioni principali, come il ciclo di sonno-veglia. In che modo si alterano questo orologio biologico?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ad esempio in vacanza si ha la tendenza ad andare a letto più tardi del solito orario con una conseguente sveglia più tarda del solito. Questa non è una regola valida in tutti i casi, di fatto in altre persone è comune andare a letto tardi e svegliarsi al medesimo orario di sempre.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           In questo modo si avrà un vero e proprio sfasamento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , una sorta di "jet lag sociale", dove potrebbe avere come conseguenza
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sonnolenza diurna, difficoltà nella concentrazione e uno stato di malessere emotivo generale.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non solo, vanno ricordati altri fattori che possono influenzare il nostro ciclo circadiano:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           movimento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           abitudini alimentari
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Si sa che durante le vacanze o periodi di festa/vacanza, si è più propensi a delle continue "concessioni alimentari" che si traducono in un andare verso un quasi probabile disequilibrio alimentare, diverso da quello che si adotta per la maggior parte del tempo (premettendo che alla base si abbiano delle abitudini alimentari di base buone); non solo, perché se ci dovessimo in un'altra nazione con cibi diversi ad esempio, il nostro equilibrio verrebbe comunque modificato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anche l'assenza di movimento, quindi l'interruzione di una pratica sportiva o del quotidiano allenamento, può influire in maniera negativa sul nostro stato di benessere. Questo perché, oltre ai benefici psico-emotivi che il movimento può portare, dal punto di vista metabolico, esso ci permette di essere maggiormente efficienti. Tradotto, il movimento aiuta ad avere un metabolismo ben funzionante,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           NON più veloce!
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un altro fattore che influisce sulla nostra biologia e gli stessi cicli circadiani è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l'improvvisa alternanza tra
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           stress-relax
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fatto, questo capita spesso o quasi sempre, dove ci vede sommersi da periodi di stress, con alti livelli di cortisolo e adrenalina, dati dal lavoro tassante insieme ai migliaia d'impegni extra lavorativi da portare a termine da una parte, mentre dall'altra invochiamo ferie o pause festive che ci vengano in soccorso. Conseguenza? Ci ritroviamo catapultati da un giorno all'altro nel nulla, mentre il giorno prima eravamo magari full 12 ore al giorno. Questa non gradualità, non permette al corpo di poter "settare" tutti quegli ormoni che durante le fasi di pieno ritmo, hanno sicuramente livelli molto alti e che richiederanno del tempo per ritornare a dei livelli ottimali. Questo non vale solo per la transizione lavoro-vacanza, ma anche il contrario. Effettivamente passare dopo 10 giorni di ferie magari, al giorno dopo "buttati nuovamente nell'arena", crea uno shock fisico e psico-emotivo come conseguenza. Quindi un altro aspetto centrale è sicuramente la mancanza di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           gradualità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di fatto difficile da immaginare nella società degli eccessi. Qui di seguito alcuni dati scientifici:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Studio olandese (2001):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Condotto dai ricercatori Ad Vingerhoets e Maaike van Huijgevoort dell'Università di Tilburg.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Hanno scoperto che circa il 3% della popolazione soffre di sintomi fisici come mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e nausea durante i weekend e le vacanze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questi sintomi erano associati a un abbassamento delle difese immunitarie dovuto al rapido passaggio dallo stress lavorativo al relax.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ricerca dell'Università di Tampere, Finlandia (2012):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha evidenziato che molte persone si ammalano nei primi giorni di vacanza o immediatamente dopo il ritorno.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il fenomeno è stato attribuito a un rapido cambiamento nei livelli di stress, che può temporaneamente indebolire il sistema immunitario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Studio del Dr. Torbjörn Åkerstedt (2002):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha esaminato il "fenomeno del weekend", in cui le persone tendono ad ammalarsi durante i fine settimana.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha trovato una correlazione tra il rilassamento rapido e l'attivazione di risposte infiammatorie nel corpo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ricerca dell'Università di Vienna (2016):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha studiato i cambiamenti nei livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) durante e dopo le vacanze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha rilevato che il brusco calo del cortisolo al rientro può temporaneamente deprimere il sistema immunitario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Studio dell'Università di Aalborg, Danimarca (2019):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha esaminato il fenomeno della "sindrome da rientro" in relazione alla salute fisica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha evidenziato un aumento dei casi di raffreddore e influenza nei giorni immediatamente successivi al rientro dalle vacanze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ricerca dell'Istituto Karolinska, Svezia (2015):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha studiato l'impatto dei viaggi aerei sul sistema immunitario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ha scoperto che il jet lag e la disidratazione associati ai voli a lungo raggio possono temporaneamente indebolire le difese immunitarie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anche
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           le stagioni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            possono avere un impatto e giocare un ruolo da protagonista sull'influenza del blues post vacanza. Di fatto il rientro post-vacanza durante i mesi caldi, può essere mediamente più difficoltoso, rispetto ai mesi invernali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma non ci sono solo aspetti che riguardano solo la nostra condizione fisica. Infatti una delle componenti di questa sindrome, troviamo anche la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           gestione del tempo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esso è una delle risorse più preziose che abbiamo a disposizione, ma non ce ne rendiamo conto finché non ci viene sottratto o ridotto completamente dal continuo fare incondizionato delle nostre routine. Pensiamo che sia infinito, che abbiamo tempo, dimenticandoci che la nostra vita non dura per sempre ed ha una fine. Probabilmente non è politicamente corretto, ma è una verità assoluta. Ma non è questo il punto, piuttosto è comprendere come, passare da giornate piene di impegni e oberate di lavoro a periodi medio lunghi di inattività o bassa attività, crea delle conseguenze da non sottovalutare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Durante le vacanze abbiamo una dilatazione del tempo, ovvero l'impressione di averne di più che durante la quotidiana routine. Quindi si evince una particolare sensazione di libertà durante il periodo di riposo, che viene a mancare invece durante le settimane intense e piene. Esiste quindi una stretta correlazione tra la percezione del tempo e il senso di libertà.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'assenza di doveri da svolgere durante il giorno, allevia la sensazione di pressione temporale, che è costante durante la quotidianità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            assenza di ansie e stato di flow. Ovvero la capacità di vivere il presente, rimanendo concentrati su di esso, senza farci rapire da pensieri ansiogeni del lavoro o di possibili doveri.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il passaggio brusco da lavoro a vacanza e soprattutto viceversa, ci porta ad avere una compressione improvvisa. Privato della libertà delle vacanze, la sensazione di vivere in una prigione è inevitabile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Mancanza di tempo, in quanto durante le vacanze o periodi di stacco, percepiamo l'importanza e il valore del tempo. Usufruiamo di esso per le attività che ci piacciono e lo spendiamo principalmente per noi stessi; differentemente durante gli altri momenti, dove le ore che rimangono durante la giornata sono quelle dei pasti e per dormire.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ci sono aspetti che riguardano strettamente l'approccio alle vacanze, come ad esempio la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           tendenza a mettere completamente da parte le proprie responsabilità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non c'è nulla di male o di sbagliato nel depressurizzare durante le vacanze, allentando la presa un pò su tutto, responsabilità quotidiane comprese. Può però diventare un'arma a doppio taglio, se durante le vacanze, cancelliamo l'idea di avere comunque dei doveri. Un aspetto molto delicato che richiede una particolare attenzione. In molti casi, si ha la tendenza a lasciarsi andare completamente alle vacanze, come se per godersela, bisogna dimenticarsi del resto. In verità il trucco sta nel mantenere un equilibrio, che sta esattamente nel mezzo tra le due cose:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da una parte, lasciare andare completamente tutte le nostre responsabilità come se fossero andate nel dimenticatoio, ci mettono in una condizione di difficoltà al rientro, in quanto può generare ansie, paura e pressioni per il rientro alla quotidianità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dall'altra parte, invece, non avere la capacità di saper "appendere il camice" quando si è in vacanza, mettendo da parte momentaneamente il ruolo professionale e alleggerendo gli altri, il tutto racchiuso in un contesto di leggerezza, non permette di godere del riposo e del momento presente. Saremo rapiti da momenti caratterizzati da ansia, caratterizzata da una pressione di sottofondo costante. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Giocano un ruolo fondamentale, anche aspetti di tipo sociale. Sicuramente
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il confronto con gli altri
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           la condizione sociale della nostra società
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , sono due fattori chiave che possono sicuramente influire su un rientro un pò traumatico, posto vacanze. Andiamo per gradi partendo proprio dal
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           confronto con gli altri
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che avviene principalmente per mezzo di piattaforme social. Ormai passiamo molto tempo sui social, anche se non ce ne rendiamo conto, e scrollando qua e là, osserviamo come "gli altri" passino le loro vacanze in posti bellissimi, a volte da fare invidia. Spesso però, non è l'invidia a predominare, ma rabbia, risentimento, angoscia, tristezza e sconforto, proprio perché inconsciamente o consciamente tendiamo a confrontarci con quello che vediamo intorno a noi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'altro aspetto è la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           condizione sociale della nostra società.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             Tra questi troviamo probabilmente condizioni lavorative disastrose, ambienti di lavoro malsani, posizioni lavorative precarie e stipendi che ti fanno pentire di essere andato in vacanza. Il rientro alla routine, vuol dire principalmente un rientro alla regolare attività lavorativa e quando il posto di lavoro è lo stesso che racchiude tutte queste disastrose condizioni, avere un alone depressivo diventa quasi "normale".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            D'altro canto, vivere tra la moltitudine di persone che non ha ormai nessuna coscienza o consapevolezza della propria condizione, che non bada alla propria sofferenza e malessere e che elargisce la propria rabbia e frustrazione senza preoccupazioni, diventa un bel limite per chiunque ha vissuto le vacanze in maniera serena, lontano da tutto questo caos e disagio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una premessa doverosa, Il vero problema non è la presenza del disagio, ma la mancanza di consapevolezza e di strumenti per affrontarlo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ecco alcuni
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dati possono far meglio comprendere quale sia la reale situazione in Italia:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, circa il 17% della popolazione italiana soffre di disturbi mentali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La depressione colpisce circa il 5,5% degli italiani.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si stima che i disturbi d'ansia interessino circa il 7% della popolazione italiana.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tra i giovani italiani (18-25 anni), il tasso di disturbi d'ansia raggiunge il 10-12%.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Secondo l'INAIL, circa il 25% dei lavoratori italiani riferisce di soffrire di stress lavoro-correlato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il burnout professionale è riconosciuto come un problema crescente, soprattutto in settori come la sanità e l'istruzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Uno studio del 2024 ha rilevato che il 45% degli adolescenti italiani passa più di 3 ore al giorno sui social media, con potenziali effetti negativi sul benessere emotivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il 13% degli italiani dichiara di sentirsi solo "spesso o sempre", con percentuali più alte tra gli anziani e i giovani adulti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 15% dei bambini e degli adolescenti italiani presenta problemi di salute mentale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il bullismo colpisce circa il 20% degli studenti italiani, con effetti significativi sul benessere emotivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nonostante il Sistema Sanitario Nazionale, solo il 50% delle persone con disturbi mentali in Italia riceve un trattamento adeguato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il 60% degli italiani con problemi di salute mentale riferisce di aver subito discriminazioni in vari ambiti della vita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Circa il 10% della popolazione italiana fa uso regolare di psicofarmaci, con un aumento significativo negli ultimi anni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Solo il 20% dei lavoratori italiani si dichiara "altamente soddisfatto" del proprio lavoro, un fattore che influenza il benessere emotivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si stima che i costi diretti e indiretti dei disturbi mentali in Italia ammontino a circa 4% del PIL.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La mancanza di una cultura adeguata che supporti le difficoltà senza discriminarle e l'inefficacia o assenza di un supporto per mezzo di servizi nazionali adeguati, portano ad un aumento inevitabile dei numeri qui sopra elencati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.7.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           I possibili rimedi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È importante, dopo aver compreso meglio i limiti che si possono verificare post rientro dalle adorate vacanze, attuare delle possibili mosse strategiche e ponderate che possano migliorare o evitare del tutto questa condizione comune.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un rientro graduale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non è la prima volta che ritorna il concetto di gradualità. Di fatto essa è uno aspetto veramente importante per gestire non solo una possibile transizione non traumatica, ma essenziale anche nella vita di tutti i giorni e in ciò che le riguarda. Difficile da praticare, in quanto in una società veloce, del tutto è subito la "pretesa" si fa spazio, lasciando poco alla gradualità dei processi. In effetti, sarebbe consigliabile "rientrare" gradualmente nella routine di tutti i giorni, magari pensando di non svolgere esattamente tutto, ma solo lo stretto necessario. Per fare questo però, è fondamentale avere una lista delle priorità ben chiara.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            mantenere alcune abitudini sane durante le vacanze
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Potrebbe essere una scelta che può portare enormi vantaggi, aver mantenuto alcune abitudini sane o propedeutiche, in vista del futuro rientro alla routine di tutti i giorni. Ad esempio praticare attività sportiva o del movimento, che non sia vincolato da programmi o metodiche di allenamento tassanti. Semplicemente muoversi ed evitare di essere sedentari durante il periodo di vacanza. Anche mantenere degli orari che e dei ritmi di dormi-veglia non discontinui, può rendere non sconvolgente le future sveglie, una volta rientrati dalle ferie. Alla stessa stregua delle precedenti, mantenere un'idratazione e delle abitudini alimentari di qualità, aiutano a preservare focus ed energie per il rientro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            introduci attività piacevoli, rilassanti o ricreative
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella fase di rientro, mantenere vivi degli spazi per se stessi, senza farsi travolgere fin da subito da quelli che sono i doveri e le pressioni della routine, aiuta contro bilanciare la bilancia dello stress. Attraverso attività che riteniamo "leggere" e piacevoli, abbassiamo la pesantezza del rientro, rendendolo meno angosciante. Cercare di mantenere più a lungo possibile questa pratica, permetterà di mantenere un certo equilibrio tra il tempo libero e il tempo occupato dagli impegni quotidiani, preservando così uno spazio da dedicare a se stessi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            curare prima di tutto sonno e l'alimentazione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sarebbe meglio mantenere un rapporto con il sonno e un equilibrio alimentare costante. Qualora però non si fosse riusciti ad essere regolari durante il periodo di pausa, diventa necessario al rientro, ristabilire prima di tutta una routine del sonno adeguata e riprendere sane abitudini alimentari. Questo permetterà di raggiungere presto un equilibrio, facendo si che sia il corpo che gli stati emotivi tendano ad essere stabili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tecniche di rilassamento e supporto sociale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esistono svariate tecniche di rilassamento, ma una buona meditazione può essere forse la più efficace, immediata e semplice da praticare. Va ricordato che per meditare, basta anche focalizzarsi sul semplice respiro, cercando di non bloccare in nessun modo, il flusso di pensieri. Queste tecniche possono aiutare a ridurre lo stress o lo shock da rientro, alleviando anche le diverse sintomatologie (ansia, angoscia ecc). Anche comunicare a chi ci sta vicino (amici, parenti ecc) il proprio stato, seppur non grave, può alleviare considerevolmente gli effetti negativi del post-vacanze. Condividere con qualcuno le proprie difficoltà, permette ad ogni modo di alleggerire il carico delle difficoltà, in ogni situazione, dovrebbe essere una pratica costante.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Una reale soluzione
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come abbiamo visto, la sindrome da rientro è influenzata da diversi fattori, tra cui l'alterazione dei ritmi circadiani, lo stress legato al ritorno alla routine e il confronto sociale. Per affrontare veramente questo problema alla radice, non bastano i rimedi temporanei: è necessario un cambiamento profondo nel nostro approccio alla vita. Il fine delle tecniche precedentemente elencate, è quello di mantenere costante una gestione di sé, anche nelle situazioni non piacevoli o difficili, in quanto in caso di perdita di controllo, saremmo in balia degli eventi esterni; una completa perdita di governo di sé.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ad ogni modo però, tali accorgimenti, sono solo rimedi ma non soluzioni. Questo perché il problema si ripresenterà sempre, magari migliora nel tempo, ma comunque sussisterà ogni qual volta si rientri nel turbinio della routine quotidiana. Quale potrebbe essere una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           reale soluzione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ad un problema che si ripresenta ogni volta?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Cambiare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La reale soluzione sta nel cambiamento, nel capire che non c'è un equilibrio sociale nella nostra società. Alternare momenti di corse, stress, doveri tassanti e responsabilità infinite, a momenti di stacco completo, allontanamento dalle quotidiane attività genera un vero e proprio shock. Non solo, anche la noia che si genera, diventa pesante e passiva, perché durante i periodi di piena attività non abbiamo il tempo di costruire nulla per noi, a causa dell'assenza di tempo. Conseguenza? Durante le feste e i giorni di riposo percepiamo un vero e proprio senso di vuoto, misto a inutilità, in quanto percepiamo quel tempo di riposo, non produttivo (anche se non è realmente così).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
          Questo cambiamento non è facile, ma è possibile. Ognuno di noi può iniziare a mettere in pratica piccoli cambiamenti nella propria vita, contribuendo a creare una cultura del benessere che metta al centro l'essere umano, non la performance.
         &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dovremmo imparare a gestire meglio i nostri periodi di piena, "sfoltendoli" e alleggerendoli con momenti di relax e di attività che ci piacciono. Coltivare non solo hobby e passioni, ma costruire qualcosa che sia nostro, un attività che sentiamo che ci appartenga, che sia costruttiva e utile. Dovremmo imparare a meglio comprendere che abbiamo dei tempi diversi da quelli dettati dalla società, che i nostri tempi di adattamento vanno rispettati e non bistrattati. Dovremmo imparare che il fine settimana e le ferie, non devono essere la nostra ancora di salvezza, ma momenti di piacere, godendoceli nel pieno delle forze e salute.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dovremmo ricordarci, che non siamo macchine, ma essere umani
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;a href="/"&gt;&#xD;
    &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.12.jpg" alt=""/&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 10 Jan 2025 12:29:29 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/sindrome-da-rientro-l-angoscia-post-vacanze</guid>
      <g-custom:tags type="string">nostalgia,lavoro,attività,gradualità,vacanze,stanchezza,vita di tutti i giorni,svogliatezza,sindrome da rientro,angoscia,ritmi</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Immg.1.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Un meccanismo comune: "caduta e ascesa dell'eroe"</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/un-meccanismo-comune-caduta-e-ascesa-dell-eroe</link>
      <description>Capita spesso, è veramente molto comune, vivere momenti propizi e momenti di "bassa" nella nostra vita. E se ti dicessi che una parte di questi momenti deriva da una cattiva gestione, ci crederesti?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un Mito che diventa realtà
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/immg.+3.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «E anche Sisifo vidi, che dure pene soffriva: un masso enorme reggeva con entrambe le braccia e, puntando i piedi e le mani, lo spingeva in alto, verso la cima di un colle. Ma quando stava per superare la vetta, allora una forza violenta [kratáiis] lo precipitava all’indietro: rotolava di nuovo a terra quel masso dannato. Ancora una volta spingeva, con il corpo teso, dalle membra scorreva il sudore, dal capo saliva la polvere» (Odissea, XI, vv. 593-600).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel mito di Sisifo, secondo la leggenda, Sisifo fu condannato dagli dei a un’eterna punizione: doveva far rotolare una roccia immensa su una collina, solo per vederla rotolare giù quando raggiungeva la cima, costringendolo a ricominciare in un ciclo senza fine. Si tratta pertanto di una punizione continua, che si ripete incessantemente nel tempo, dove immancabilmente le fatiche investite per raggiungere la vetta vengono vanificate da un unico momento, ovvero da una forza contrapposta che porta il masso nuovamente verso il basso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella nostra società abbiamo un modello sociale, lavorativo e di crescita personale che si basa proprio sul "principio della scalata". Abbiamo sempre una vetta da raggiungere, sempre una sfida posta in alto. Altri modelli propongono invece una serie di vette da raggiungere, vere e proprie tappe sempre più elevate, dove, nel raggiungerle, facciamo rotolare quel grosso masso (le difficoltà del percorso).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che l'intera cultura sociale accetta come visione adeguata quella di raggiungere un determinato obiettivo, pensando poi che sia tutto finito, che ogni fatica cessa di esistere e che, magari, da lì in poi sia tutto in discesa. È ancora meglio per chi si affanna continuamente a fare fatica, scalando "vetta dopo vetta", faticando per tutta la vita senza mai comprendere che la vita non è una sfida, ma un percorso evolutivo dove siamo tutti
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           spettatori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e non piloti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le ragioni di questo modello, di questo modo di vedere lo scorrere della vita, derivano dal fatto che siamo "buttati dentro un'arena" dove siamo tutti eternamente in competizione con il prossimo e dobbiamo raggiungere una "vetta" più alta degli altri. L'obiettivo è superare tutti, arrivare primi e, nel farlo, facciamo rotolare quel masso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma la vita non è questa: non è eterna competizione, non è raggiungere vette insormontabili
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           con difficoltà come macigni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , non è scalare vette sempre più alte. C'è un'altra possibilità per vedere le cose. Quante volte abbiamo pensato, dopo aver raggiunto un determinato obiettivo, che fosse fatta? Come è possibile immaginare che la vita sia comprare e finire di pagare la macchina, costruire una famiglia e pagare un mutuo trentennale? E dopo questi grandi pilastri sociali, cosa c'è? La pace interiore?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un meccanismo che ci vede vivere proiettati verso il futuro, pensando che, una volta raggiunto un determinato obiettivo (la macchina nuova, la casa, il matrimonio, ecc.), saremo finalmente felici e realizzati. Questa è un'illusione, perché la felicità, la soddisfazione e il benessere non sono un traguardo, ma un percorso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . È importante comprendere come per "spezzare" questa maledizione di ascesa e caduta continua, bisognerà interiorizzare il concetto continuità contrapposto a quello della scalata, per mezzo di strumenti potentissimi come la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           disciplina e la perseveranza
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Delle normali montagne russe
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/fortfunabenteuerland-fort-fun-fortfun-abenteuerland-awtRtRF7heXL5m1ns0.gif" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Proprio come sulle montagne russe, la vita è fatta di alti e bassi. Anzi, intraprendere un percorso di scoperta di sé, di evoluzione e crescita personale, significa incontrare questi momenti con maggiore frequenza. Ma a prescindere di quella che è la difficoltà del percorso scelto, comunque non esiste una condizione nella vita in cui  si può pensare di raggiungere una determinata dimensione, per poi stazionare lì.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo perché la vita ha il significato intrinseco della continuità, dell'avanzare con cambiamenti costanti. Per tal ragione non è possibile immaginare di vivere, arrivare a ottenere magari una macchina, una casa e una famiglia e poi benvenuta felicità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Magari, starai pensando che non c'è niente di male, che bisogna vivere la vita con semplicità ed ecco appunto con semplicità non implica racchiudere un'intera esistenza nel raggiungimento di obiettivi "esterni", per poi credere di essere arrivati ormai al culmine, che siano questi i passi evolutivi del tuo percorso. Questo è solo quello che ti dice la società che ti circonda.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fatto l'atteggiamento "lì fuori" è chiaramente l'evitamento, a opera di una cecità voluta e una non consapevolezza cosciente, pur di evitare, schivare continuamente quei momenti in cui le cose non vanno come vorremmo, in cui non va proprio tutto bene. Ci si illude che sia possibile mantenere un trend continuamente positivo, per mezzo di obiettivi esterni come comprare la macchina migliore, poi la casa e dopo ancora la casa più grande e così via dicendo, sposti quel "masso", quando in realtà stai spostando solo l'attenzione dal fatto che ti toccherà fermarti prima o poi a guardare dentro, per scoprire chi sei.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il risultato?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sofferenza, frustrazione, dipendenze, disagi sociali e mentali, insomma chi più ne ha e chi più ne metta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E dopo questo continuo evitamento, quindi, non c'è altro che la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           caduta
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Inevitabile, in quanto quella stessa buca è stata scavata da te e dal tuo non voler comprendere che non era all'esterno che andava ricercata la tua serenità e il tuo benessere, ma dentro di te. Insomma, fare tanto per il lavoro, per la casa, per la famiglia, per quell'auto che tanto volevi, per "cascare" in quel vuoto che ti sei costruito per ottenere tutto ciò.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quindi questo momento, ha origine da quella volontà di non costruire o non proseguire con continuità, quella crescita personale ma impegnare le proprie energie solo in altro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi la visione che sta alla base e che chiamante non funziona è:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Guardare la vita come una scalata, dove portare massi fino in cima
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Guardare gli obiettivi come una serie di vette da scalare, una sempre più alta dell'altra
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Competitiva, un elemento che alimenta questa visione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Evitamento continuo per mezzo di obiettivi esclusivamente esterni (casa, famiglia, macchina e così via dicendo)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una volontà espressa nel NON guardarsi dentro, conoscersi e crescere personalmente come individuo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un ciclo inevitabile tra "alti" e "bassi", la vita
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un ciclo nel quale si può rimanere incastrati a vita: ascesa e caduta continua, tra alti e bassi
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È forse giunto il momento di cambiare prospettiva: anziché concentrarci su come evitare i momenti di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           difficoltà
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , dovremmo imparare a guardarli con occhi nuovi, accettandoli come parte integrante del nostro percorso e cercando di renderli meno
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           duraturi e drastici
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Per fare tutto ciò, la condizione necessaria è che ci sia la volontà di guardare anche a ciò che accade dentro e non pensare solo a ciò che sta fuori. Imparare a crescere personalmente, potenziando se stessi, dovrà diventare un aspetto fondamentale nella propria vita, se l'obiettivo è quello di portare avanti i progetti, vivendo con serenità e armonia ogni momento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le possibili cause
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Prima di capire meglio come intervenire sul miglioramento di questo aspetto, è fondamentale passare a rassegna quelle che sono le possibili cause che ci portano a "cadere" in seguito all'ascesa, raggiunta con tanta fatica:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Manca un piano di mantenimento, spesso e volentieri si pensa a come raggiungere un determinato traguardo, impostiamo una strategia e dei calcoli per arrivare a quel determinato obiettivo ma dimentichiamo di calcolare come "0mantenere" quella determinata condizione. Di fatto, la fase più articolata e di conseguenza più difficile e saper mantenere quello per cui si è lavorato per raggiungere, avere delle strategie che permettano che "il piano" sopravviva e cresca evolvendosi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Soddisfazione e rilassamento, sono due fattori che incidono fortemente sulla continuità dell'obiettivo. La soddisfazione è sopravvalutata, in quanto confusa con una sorta di felicità e soddisfazione che durerà per sempre o per molto tempo. Inoltre, ogni emozione va vissuta si, ma senza che ci trasporti altrove, senza che ci distolga da quello che stiamo facendo; non è una negazione ma una forma di consapevolezza verso le proprie emozioni. Per quanto riguarda il rilassamento, è un vero e proprio accomodamento dopo un impegno svolto costantemente, per poter raggiungere quel determinato obiettivo prefissato. Non esiste "il fermarsi" ma il "decelerare", modulando le proprie energie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Paura del successo, uno degli aspetti più comuni e meno conosciuti. Il più delle volte non siamo consapevoli del fatto che temiamo di più il successo, il riuscire in qualcosa, di raggiungere uno stato di benessere, piuttosto che sottostare continuamente a questo ciclo continuo, che scomodo ma sicuro. Abbiamo paura delle aspettative e di ciò che non conosciamo, continuando a preferire la solita vita, il solito dolore, che invece conosciamo. Ci vuole coraggio per essere felici e stare bene.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ambiente, un qualcosa che lo viviamo tutti i giorni e che tendenzialmente diamo per scontato. La verità però e che esso è fondamentale per la crescita e il cambiamento, in quanto non cambiare un ambiente che non ci supporta, condannerà la nostra riuscita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Consapevolezza, elemento fondamentale per comprendere i nostri schemi, conoscerli a fondo e imparare a non adottarli, per evitare di ricadere nelle stesse dinamiche.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+1.jpeg" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nuovi strumenti, per una nuova gestione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Imparare a gestire la propria vita, in tutti i suoi aspetti, è tanto fondamentale quanto sottovalutato. Fin dall'infanzia non siamo educati in nessun modo a farlo, né dalla famiglia e né tanto meno dalla scuola o da altri strumenti educativi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             ﻿
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
        
            Eppure ricevere delle "istruzioni di base", ad esempio, su come gestire il raggiungimento dei nostri obiettivi e il mantenimento di essi, diventa fondamentale. Qui di seguito si vuole fornire una serie di elementi utili, per imparare a evitare determinate dinamiche e gestirne meglio altre.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Pianificare a lungo termine
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pur non potendo prevedere il futuro, la pianificazione è uno strumento estremamente utile.È utile non perché le cose devono andare secondo la programmazione, ma permette di avere una linea tracciata, che rende più chiaro il sentiero da percorrere. In questo modo, con i dovuti aggiustamenti, sarà possibile non solo raggiungere l'obiettivo prefissato, ma anche avere un adeguato seguito nel gestirlo poi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Consolidamento di una routine efficace
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Trovare una routine efficace, perfezionarla e consolidarla nel tempo, permetterà di avere le energie adeguate e il focus per raggiungere e mantenere gli obiettivi prefissati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Monitoraggio e valutazione dei progressi
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Monitorare e valutare i progressi delle strategie e delle scelte intraprese è fondamentale per comprendere meglio se la direzione sia giusta o se bisogna attuare degli aggiustamenti. Anche se può sembrare un'abitudine antiquata, scrivere (soprattutto su carta) aiuta a concretizzare il proprio percorso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Gestione dello stress e delle emozioni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Durante il raggiungimento e il mantenimento degli obiettivi prefissati, non bastano solo strategie pratiche rispetto al percorso ma diventa fondamentale sviluppare anche delle capacità per imparare a governare le emozioni e imparare a condurre nel migliore i momenti di difficoltà. Perché ogni percorso, ogni obiettivo, si porta con sé "un carico emotivo" importante prima di tutto e in secondo luogo anche le difficoltà sono parte di esso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cheerleaders, il supporto conta
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comprendere una volta per tutte che le relazioni contano e avere delle persone che ti sostengono, diventa fondamentale se si ha davvero intenzione di raggiungere l'obiettivo prefissato e mantenerlo nel tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Apprendimento e formazione
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Formarsi per mezzo dello studio, apprendere ogni competenza utile per il percorso è importantissimo per raggiungere, sostenere l'obiettivo prefissato e non solo. Imparare a sapersi adattare ai cambiamenti del percorso è vitale per non "cadere".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Flessibilità e accettazione
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Due elementi che sono centrali, non solo per il raggiungimento degli obiettivi, ma anche nella vita di tutti i giorni. La flessibilità permette di essere "morbidi" rispetto agli imprevisti, mentre l'accettazione è utile dal momento in cui ci sono piccoli limiti, cambi di percorso o momenti che sono difficili da affrontare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Disciplina
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La disciplina è la capacità di mantenere delle regole che guidano il nostro percorso, adattandole ai cambiamenti senza farsi sopraffare dagli eventi. Differentemente dalla rigidità, la disciplina ci permette di adattarci rispetto ai cambiamenti del percorso, crea una barriera permeabile che filtra e seleziona; al contrario la rigidità non fa entrare ma non fa nemmeno uscire nulla, comprimendo alla fine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Continuità
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La capacità di non generare salti o interruzioni del percorso. Questo non si traduce in una marcia inarrestabile, ma in una certa cadenza con modulazione e pause per gestire al meglio le energie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cambiare il punto di vista delle cose che ci circondano, accedere ad una visione diversa, diventa fondamentale a volte. Prendere consapevolezza degli aspetti che ci portano a ripetere continuamente il meccanismo di caduta e ascesa, è una nostra responsabilità. La gestione, non è controllo ma è capacità di governo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Guida le tue scelte e goditi il viaggio.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/immg.+4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 20 Dec 2024 11:19:59 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/un-meccanismo-comune-caduta-e-ascesa-dell-eroe</guid>
      <g-custom:tags type="string">cattiva gestione,consapevolezza,disciplina,sensazione,momenti,azioni favorevoli,gestione,momenti difficili,praticare,momenti buoni,continuità</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+2.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+2.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Iperproduttività &amp; ozio, due facce della stessa medaglia</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/iperproduttivita-ozio-due-facce-della-stessa-medaglia</link>
      <description>L'iperproduttività che caratterizza i nostri tempi, contrapposta alla sempre più crescente necessità di trovare un modo per staccare la spina, in poche parole "oziare", un paradosso che merita chiarezza.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Divisi tra necessità e bisogni
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/FOTO+2.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Quando non si sa per cosa si vive, si vive così come capita, alla giornata; ti rallegri che è passata un'altra giornata, che è venuta la notte e nel sonno affoghi la stupida domanda perché hai vissuto questo giorno e perché vivrai domani.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Continuamente divisi, da una parte la necessità di dare un senso alle nostre giornate, impegnarle e riempirle per sentirci efficienti e utili; dall'altra parte, in mezzo a quel pienone, tra lavoro e faccende da sbrigare, sentiamo il bisogno di oziare, di fermarci e dedicarci del tempo solo a noi stessi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma una costante ambivalenza che ci allontana da un possibile equilibrio, una possibile condizione di benessere, senza rinuncia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Da quale parte pende la bilancia, oggi?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa società è al momento caratterizzata da un'esigenza sempre più crescente di produrre di più e più velocemente. Le radici di questa produzione eccessiva e sproporzionata, vede le sue radici in diversi aspetti come la globalizzazione, nella sempre più aggressiva competitività economica e nell'innovazione tecnologica. Questi aspetti hanno in comune dei punti, tra cui il "consumo senza ragione" e l'incoscienza generale, che dilaga come una vera e propria infezione, coinvolgendo qualsiasi settore, ambito lavorativo e sociale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per quanto riguarda il "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           consumo senza ragione"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ha origine nello squarcio emotivo profondo che caratterizza proprio i nostri tempi; abbiamo sostituito i valori, gli affetti e il nostro tempo, con i beni materiali. Ci riconosciamo solo attraverso quello che abbiamo e tanto più possediamo, tanto più crediamo di star bene. Questo processo, in atto da oltre un secolo, si è fatto sempre più complesso e impattante, accelerato dal rapido progresso tecnologico. Tutto questo porta a una ormai incoscienza generale, a un "vivere" senza una reale direzione, ma guidati da questo ciclo continuo che si autoalimenta. Quali sono gli effetti di questa relazione tra produzione ed eccessivo consumo?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Stress e Bornout
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'ossessione per la produttività porta a carichi di lavoro eccessivi, ritmi frenetici e difficoltà a staccare. Ne consegue un crescente aumento dei disturbi psico-emotivi legati alla condizione di bornout, come ad esempio ansia, depressione. Nel primo trimestre del 2023 sono aumentate del 17,9% le denunce di malattie professionali legati a disturbi psichici e comportamentali. Le persone che manifestano un disagio rispetto al fronte lavorativo, nel 2024 sono aumentate del 109,7% (dati raccolti da una piattaforma che opera nell'ambito della sanità mentale in Italia). Addirittura di questa percentuale, il 28,3% dichiara di avere delle difficoltà specifiche sul fronte lavorativo, mentre il 57,3% manifesta una sofferenza legata all'ambito lavorativo. Altri dati indicano come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           una persona su due
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            lotta in silenzio contro i problemi che genera questa eccessiva attività lavorativa e circa il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           70% è alle prese con stress e bornout.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Problemi di salute
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'iperprotettività è associata a una lunga serie di problematiche, come ad esempio disturbi del sonno, scompensi e problemi cardiovascolari, disturbi alimentari e un forte indebolimento del sistema immunitario. In Italia meno del 5% dorme 7-8 ore in maniera soddisfacente, mentre il 45% dorme in maniera meno serena con una media di ore di sonno che non supera le 5-6 ore. Lavorare più di 55 ore alla settimana aumenta il rischio di cardiopatia ischemica e ictus rispetto a chi lavora con l’orario settimanale standard di 35-40 ore. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio realizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Si stima che nel 2016 l’eccesso di ore di lavoro, uguale o superiore a 55 ore a settimana, abbia provocato 745mila decessi per cardiopatia ischemica e ictus, con un incremento del 29% rispetto al 2000.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Isolamento sociale (video dedicato in qui sotto)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Viene da sé che passando molto tempo a lavoro, impiegando la maggior parte delle energie, non giova alla vita personale e alle relazioni interpersonali. Relazioni che hanno la tendenza a diventare sempre più superficiali, aumentando così quel senso di solitudine, che dilaga oggi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "E’ il tema del nostro tempo. Una solitudine paradossale, però, perché attanaglia cuore e mente dentro la folla dei social, nella felicità illusoria di Tik Tok, di Instagram, nell’afasia di WhatsApp". Con un aumento del 30% di studenti che rivelano di sentirsi “tristissimi o senza speranza", la solitudine si diffonde a macchia d'olio tra i più giovani, una fascia protetta dicono alcuni, mentre io direi più una fascia da proteggere ed educare. Mancano "basi" che supportano i ragazzi delle nuove generazioni, che sfruttano l'attrattivo potere tecnologico, per sopperire le mancanze che si sono rafforzate a partire dalle precedenti generazioni. Ma non sono solo i più giovani a soffrire di questo isolamento sociale, nel nostro Paese il 55% delle persone si dichiarano a volte o spesso sole. Non è un problema solo di anziani soli come si è soliti pensare. Il 68% delle persone tra i 18 e i 64 anni (popolazione attiva) si sente a volte sola e il 32% soffre di solitudine (1 su 3).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Esaurimento delle risorse naturali:
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La produzione massiccia consuma risorse non rinnovabili a un ritmo insostenibile. Questo consumo dovuto a questi ritmi non sostenibili, hanno come conseguenza un forte inquinamento, che danneggia gli ecosistemi naturali e quindi l'ambiente e la salute umana. Il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           1° agosto 2024
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            segna l’OverShotDay della Terra, il giorno in cui l’umanità avrà ufficialmente consumato tutte le risorse naturali che il nostro pianeta può rigenerare in un anno. Questo evento, monitorato e calcolato annualmente dal Global Footprint Network, mette in luce l’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           insostenibilità dei modelli di consumo e produzione dell’umanità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Di fatto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           l’umanità utilizza le risorse naturali a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione della Terra
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Questo sovra sfruttamento ha conseguenze negative evidenti, come la deforestazione, l’erosione del suolo, la perdita di biodiversità e l’aumento dei gas serra nell’atmosfera. Questi fattori contribuiscono ai cambiamenti climatici che, a loro volta, provocano eventi meteorologici estremi, riduzione della produzione agricola e stress sulle risorse idriche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Disuguaglianze sociali:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L'iperproduttività accentua le disuguaglianze economiche, concentrando la ricchezza in mano di "pochi".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La Caritas, nel 2023
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ha pubblicato il rapporto annuale dal titolo “Tutto da perdere” che ha evidenziato come
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           in Italia il numero di poveri assoluti abbia raggiunto i 5,6 milioni vale a dire il 9,7% della popolazione totale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Infatti, uno dei problemi maggiori è sicuramente l’assenza di lavoro o quel poco che c’è, è precario e sottopagato e questo non fa che aumentare queste disuguaglianze.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Più del 20% del mercato del lavoro è debole.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La ricchezza è nelle mani dello 0,1% dei cittadini
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ed è di 3 volte superiore a quella della metà più povera della popolazione italiana. Quando si parla di ricchezza si intende ciò di cui una persona dispone sia a livello finanziario che non. Anche secondo l'Oxfam, l’Italia è il paese della disuguaglianza e, i
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           n particolare, l’1% più ricco della popolazione deteneva, stando ai dati del 2022, una ricchezza “84 volte superiore a quella del 20% più povero della popolazione”.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quindi sì, abbiamo un grave problema che ormai ha irrimediabilmente danneggiato le basi della società portando ad un vero sfaldamento del tessuto sociale, acuendo le disuguaglianze tra Nord e Sud, tra chi ha troppo e chi ha nulla. I dati negativi rilevati invece dall’OCSE collocano l’Italia ai primi posti in termini di disuguaglianza tra redditi e in Europa le disuguaglianze economiche non sono in calo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           In UE l’1% più ricco detiene l’11,4% del reddito nazionale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Aumento dei disturbi mentali (a livello mondiale):
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'organizzazione mondiale della sanità, segnala un aumento significativo dei disturbi di ansia  e depressione correlati allo stress lavorativo e dagli alti ritmi che derivano da esso. La stessa OMS (organizzazione mondiale della sanità) stima che, del 60% della popolazione impegnata al lavoro, il 15% di essa soffre di disturbi mentali, legati proprio all'ambiente e alle condizioni lavorative. L'impronta che presenta il mondo del lavoro, richiede una maggior consapevolezza e impegno, per creare condizioni favorevoli alla sanità psico-emotiva dell'ambiente e dello stesso personale di lavoro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Insomma, sembra abbastanza chiaro dove penda la bilancia, e si può affermare che questa modalità dell'iperproduttività la quale abbiamo fatto nostra, non stia dando i frutti che speravamo che ci desse. Doveva essere l'evoluzione, il risparmio di tempo ed energie, addirittura una miglioria che avrebbe coinvolto ogni sfera della nostra esistenza e invece si sta rivelando una completa disfatta. Ad oggi il paradosso dell'iperproduttività è "lavorare per dimostrare di aver lavorato", perché senza lavoro ci sentiamo spesso o in altri casi,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           inutili
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Il nostro metro di misura è questo ormai, più lavori e più "ti sbatti", meglio sei visto. Anche nelle nostre conversazioni, dopo il canonico "come stai", arriva in supporto il "come va il lavoro", in quanto strettamente connesso al come può stare una persona.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non siamo solo dipendenti di aziende o datori di lavoro,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ma lo siamo del lavoro stesso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Un rimedio, alla portata di tutti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Partiamo innanzitutto dalla definizione di ozio: Può essere definito come una condizione di inattività, in cui una persona non si dedica a lavori o attività considerate utili e produttive. E chi definisce l'utilità o la produttività delle cose? Tralasciando questo quesito, possiamo quindi sintetizzare la precedente definizione come una completa assenza di impegni o attività legate a essi. Potremmo dire che si può parlare di vero ozio, quando c'è una completa assenza di attività, un tempo libero dedicato al "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           riposo attivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            " e pieno. Quando si parla di riposo attivo, ci si riferisce a quel tipo di riposo che riduce al minimo un pò tutte le attività quotidiane, fatta eccezione per i bisogni principali (mangiare, bere ecc.). In altri casi, l'ozio potrebbe essere associato alla pigrizia. La pigrizia però deriva da una
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           incapacità profonda di agire
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , rispetto a quelle che possono essere le difficoltà che derivano da scelte quotidiane. Quindi in questo caso, l'ozio che deriva dalla pigrizia, è poco sano e non funzionale e spesso diventa un vizio, una abitudine che ci danneggia. Ma non siamo qui per parlare di questo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nell'antichità invece, soprattutto nella cultura Greca, esso assumeva il significato di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           quiete e contemplazione.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A quel tempo, la parola greca
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           scholè
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            indicava un momento dal valore profondamente positivo,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           cruciale per la crescita intellettuale e spirituale dell'individuo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . L'ozio, in quell'epoca, era un momento dedicato alla cura di aspetti fondamentali della cultura, come la frequentazione teatrale, l'interesse per la politica e la pratica sportiva. Queste attività arricchivano profondamente l'esperienza individuale, a livello sia intellettuale che spirituale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Più avanti, ai tempi dell'antica Roma invece, Seneca nel suo dialogo "De otio", rimanda ad una esistenza appartata dalle influenze esterne, lontana dalla corruzione dei costumi contemporanei. Anche lo stesso Cicerone ne coglie degli aspetti simili, invitando ad accogliere e raccogliere i frutti che, giorno dopo giorno, può dare un tempo "libero".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ritornando all'antica Grecia, l'ozio non veniva visto dunque, come  un tempo fine a se stesso, ma veniva dedicato ad attività che accrescevano l'intelletto e lo spirito umano. Ma la partecipazione alle attività politiche e culturali era "cosa esclusiva", riservata ad una cerchia ristretta, un privilegio dell'élite. Infatti la classe operaia, non aveva accesso a questo tipo di pratica nel tempo libero.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non vi ricorda nulla?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Non è così anche oggi?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ritornando all'ozio, permetteva di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           formare il cittadino
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in quanto attivo nella vita politica, consentendo lo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sviluppo dell'individuo e gettando le basi della propria cultura.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo salto nel passato, ci permette di capire ancora meglio, quanto sia importante "oziare", ritagliandosi momenti per sé e per attività che accrescono il proprio spirito e consapevolezze, che operano a favore della crescita personale, garantendo un benessere che non è solo fisico, ma anche psico-emotivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Dacci un taglio, ogni tanto!
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/VIDEO+1+%28GIF%29.gif" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/FOTO+1.jpg" length="205962" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 11 Dec 2024 17:45:10 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/iperproduttivita-ozio-due-facce-della-stessa-medaglia</guid>
      <g-custom:tags type="string">stress,iperproduttività,eccessivo stress,priorità,benessere,ozio,staccare,tempo per sè,necessità,stanchezza,rallentare,tempo</g-custom:tags>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/FOTO+1.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/FOTO+1.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Decompressione, l'importanza del "mettere da parte"</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/decompressione-l-importanza-del-mettere-da-parte</link>
      <description>La "decompressione" un concetto che può essere applicato non solo ai gas, ma anche all'uomo moderno, incapace di "dare un taglio" a quel turnover continuo della vita quotidiana.
Saper mettere da parte il resto e non sé stessi.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Imparare a gestire i propri ritmi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/2-00715455.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se c'è una cosa che è diventata prioritaria al giorno d'oggi, è il tempo. Si perché più del denaro, è la nostra reale valuta nell'attuale società. Di fatto quando compriamo un'auto, una casa o un cellulare, è con il nostro tempo che stiamo acquistando questi beni, in quanto sarà tempo che passero a lavoro per guadagnare soldi per pagare tali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma il punto qui non è il tempo o i soldi, non perché non siano tematiche rilevanti, anzi, ma qui si vuole portare l'attenzione sulle nostre giornate, spesso compresse tra impegni, incastri continui a velocità supersoniche. Quante volte hai dovuto fare salti mortali per terminare tutti gli impegni? Quante volte ti è sembrato assurdo il fatto che non riuscissi mai a starci dietro? Quante volte ti sei chiesto se fosse "sano" questo tram tram continuo? Ma soprattutto, quante volte ti sei sentito/a scoppiare?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Spesso siamo sopraffatti dagli impegni quotidiani e non riusciamo a gestire al meglio le nostre giornate; questo disordine può avere un impatto negativo sulla nostra salute e sul nostro benessere. Andare a dormire a una certa ora, fare
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           SOLO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            i propri doveri, lavorare le "giuste" ore, non eccedere con distrazioni e e non farsi distrarre dalle medesime, praticare un certo tipo di concentrazione, non saltare i pasti, bere acqua a sufficienza, ritagliarsi del tempo per se stessi, puntare sulla propria crescita personale ecc ecc... Questa è una piccola parte della lista, di elementi utili che ti aiuterebbero a vivere sicuramente meglio. È come se ci mancasse una sorta di educazione sulla gestione della propria quotidianità, incapaci di comprendere che gestire meglio la propria routine vuol dire gestire al meglio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           le proprie energie e risorse di tempo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Imparare a ragionare per stimoli
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È solo una passeggiata, è solo una semplice uscita serale, è solo un allenamento, sono tutti presupposti per non considerare che ogni attività, qualsiasi attività che svolgiamo, rimane uno stressor. Cosa s'intende per stressor? Sostanzialmente possiamo definirlo più semplicemente come uno stimolo, che può riferirsi al nostro corpo, così come alla nostra mente o alla nostra parte emotiva. Quindi ogni azione che compiamo, ogni cosa che ci accade durante il giorno, ci conferisce "un carico"; più attività svolgiamo, più vien da sé che avremo più input, più esperienze viviamo (di ogni genere), più ci esponiamo a sollecitazioni di ogni tipo (psico-emotive), conferendoci una serie di agenti stressanti. Da non confondere il termine &amp;lt;&amp;lt;stress&amp;gt;&amp;gt; con &amp;lt;&amp;lt;stressor&amp;gt;&amp;gt;, in quanto il primo si riferisce in chiave moderna a un accumulo di generali tensioni, a un sovraccarico, mentre il secondo fa riferimento al fatto che la nostra intera esistenza e determinata e dipendente da questi fattori stimolanti ai quali veniamo sottoposti. Quindi possiamo dire che questi fattori sono assolutamente importanti, di fatto noi evolviamo, cresciamo e percepiamo la nostra vita per mezzo di essi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il problemi arrivano quando questi stimoli si condensano per lunghi periodi, ovvero quando riempiamo le nostre giornate di cose da fare, senza mai un reale momento di riposo, di stop. Da qui nasce l'esigenza e l'importanza di saper mettere da parte, di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           "DECOMPRIMERE"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi se durante la giornata "ne hai mille da fare", non è un vanto, non ti daranno un premio, anzi piuttosto ricordati che stai affaticando il tuo sistema e prima o poi c'è il rischio che "fondi".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Decompressione, imparare a prendersi cura di sé stessi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se cerchi sul nostro vocabolario il significato del verbo decomprimere, troverai probabilmente come prima voce, un riferimento ai
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           gas
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e alcuni dei loro principi fisici, ovvero &amp;lt;&amp;lt;diminuire la pressione di un gas contenuto in un recipiente&amp;gt;&amp;gt;. Ecco adesso immaginati come un gas, mentre il contenitore è tutti gli impegni, doveri e compiti che dovrai compiere durante il giorno.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tante più cose avrai da svolgere, tanto più il "contenitore" diventerà sempre più piccolo, non perché rimpicciolisce ma perché "espandendoti" troppo con i continui impegni, avrai a disposizione sempre meno spazio. Risultato? Una pressione constante nel tempo, durante la tua quotidianità; stretto/a e schiacciato/a tra le faccende alle quali
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           pensi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di non poterti sottrarre, che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           devi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           necessariamente portare a termine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È importante ricordare che, oltre alle responsabilità, anche la nostra salute fisica e mentale richiede attenzioni. Prendersi del tempo per rilassarsi e dedicarsi alle proprie passioni è fondamentale per il benessere generale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il punto è che NON è assolutamente vero, che  dobbiamo per forza portare a termine tutto, perché non tutto è così prioritario come sembra o come crediamo; quando si è dentro quel "vortice" di cose da fare,  presi dai quei alti ritmi, da quella smania del fare incondizionato,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           incapaci ormai di ascoltarsi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , è difficile comprendere che le nostre esigenze
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           NON
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sono vincolate esclusivamente a lavoro e  doveri. A volte si vedono "campioni" dell'incastro di cose fare, ma rimane una sola verità a cui arrendersi:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non è possibile fare tutto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma allora, come possiamo fare per affrontare questa situazione?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Prima di tutto è fondamentale comprendere che se si vuole davvero vivere bene in modo completo, non  bisogna trascurare se stessi a causa degli impegni quotidiani. Anzi, prendersi cura di sé ci permette di affrontare meglio i nostri impegni. Compreso questo aspetto,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mettere momentaneamente da parte
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non è una perdita di tempo, ne tanto meno un modo per sentirsi in colpa, ma
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           equilibrio
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La seconda cosa è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           imparare a educare se stessi a gestire meglio le proprie giornate, attraverso un elenco delle priorità e praticando una gestione energetica adatta a una routine sana.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si perché non siamo abbastanza educati o non lo siamo affatto, sull'argomento. Pensiamo che le cose vadano a caso o che si sistemino da sole, quando in realtà vanno gestite e organizzate laddove è possibile. Altrimenti? Perdiamo il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           &amp;lt;&amp;lt;governo del nostro timone&amp;gt;&amp;gt;
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , in balia di onde di cui non abbiamo nessuna gestione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E per finire, è importante comprendere e consapevolizzare dei punti fondamentali:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non tutto dipende da noi, ma il come agiamo rispetto alle situazioni si
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Non essere reattivi ci permette di scegliere meglio a quali stimoli prestare attenzione e dove concentrare le proprie energie
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non tutto è priorità, se non la nostra salute e il nostro benessere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Abbiamo sempre una responsabilità rispetto a quello che stiamo vivendo; possiamo scegliere come affrontare le situazioni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Imparare ad allontanarsi da situazioni stressanti o inappropriate è fondamentale
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Selezionare accuratamente le tue relazione può essere una fonte di arricchimento e benessere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutto ciò richiede pratica e continuità, ingredienti fondamentali
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una considerazione che vale "tutto il discorso"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Alla fine, se provi a immaginarti tra 10, 20 o 30 anni quali saranno le cose che conteranno davvero? La tua posizione prestigiosa al lavoro? La tua auto potentissima? La tua villetta? I tuoi abiti firmati e super costosi? Non credo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Desiderai aver avuto più tempo, più tempo da spendere per te, per conoscerti davvero, per costruire legami, per stare con le persone a te care e che ami oppure per viaggiare e scoprire il mondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Spero che quando lo capirai, non sia  troppo tardi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/1-1208d396.png" length="5995753" type="image/png" />
      <pubDate>Thu, 05 Dec 2024 16:37:00 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/decompressione-l-importanza-del-mettere-da-parte</guid>
      <g-custom:tags type="string">fare,decompressione,tempo per sè,quotidianità,abitudini,tempo,senza freno,salute,scelte consapevoli,vita,scelte,rallentare,decomprimere,fare incondizionato</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Uno strumento di consapevolezza, il movimento</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/uno-strumento-di-consapevolezza-il-movimento</link>
      <description>Conoscere a fondo, l'importanza del movimento e del suo reale impatto sulla nostra vita; non il classico dato sul movimento e sui suoi benefici, ma un invito a comprendere a fondo il valore del cambiamento culturale da attuare, rispetto ad una pratica tanto antica quanto importante: l'attività fisica o sport.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il movimento
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tutti conosciamo oramai l'importanza del movimento o della pratica dell'attività fisica , anche solo per sentito dire; eppure è fondamentale conoscere che cosa s'intende con la parola "movimento" e quando realmente possiamo dire di praticare una vera e propria "attività fisica"; conoscere questi aspetti ci da enormi vantaggi, non solo pratici, in quanto già risaputo che, praticare l'attività fisica ci aiuta a mantenere in salute. Ma attualmente abbiamo dei "freni " culturali, delle credenze o delle idee sociali, che  non ci permettono di integrare l'attività fisica, non come un dovere schiacciante e faticoso o un protocollo fisso, ma una "pratica" che ci aiuta a faticare meno; non solo, è un investimento a lungo termine a tutti gli effetti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Inoltre va ricordato che c'è una vera differenza tra una sana attività fisica e le "proposte commerciali"; questo lo si comprende solo quando ci si rivolge a veri professionisti, che a loro volta praticano consapevolmente con esperienza e che offrono un servizio che miri al benessere, prima di ogni cosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ma che cosa vogliamo intendere con la parola "movimento"? Non è solo attività fisica fine a se stessa, non è solo potenziamento, non è solo lo sport che ci piace e che ci motiva ma è qualcosa di più "profondo":
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           è conoscenza del proprio corpo e quindi conoscenza di sé
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Viviamo in una società dalla visione frammentata del corpo, tipica della cultura occidentale, secondo cui corpo, mente, spirito e così via dicendo, sono entità separate tra di loro. Pensiamo di "abitare il nostro corpo", ma il corpo non si abita e non è nemmeno nostro,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           noi siamo il corpo.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi se comprendiamo questa differenza di visione rispetto corpo, verrà da sé che attraverso la conoscenza di esso, per mezzo del "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           movimento consapevole
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ", sarà possibile conoscere se stessi. Aspetti psicologici ed emotivi saranno più chiari e facilmente accessibili, grazie a questo processo di conoscenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Uno strumento dalle molte sfaccettature
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quindi quando pensiamo al
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           MOVIMENTO
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , è importante pensare ad esso come strumento, una specie di "utensile" che non sia utile solo dal punto di vista strettamente pratico, ovvero benessere del corpo e salute, bensì come un "mezzo" utile a crescere, ad evolverci, a migliorare aspetti psicologici ed emotivi. Già perché praticare una qualsiasi disciplina, conoscerla a fondo, utilizzarla nella sua totalità, senza confinarla all'idea che sia fine a se stessa o ad un obiettivo che sta in "superficie" (estetica, appagamento del proprio ego, essere più forte nel senso stretto e via dicendo), ci permette di "accedere" a quelle parti di noi, quel potenziale, quella conoscenza che solo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'ASCOLTO del proprio corpo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ti permette di sperimentare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In poche parole il movimento non è solo corpo e non è nemmeno solo miglioramento psicologico nel senso stretto; è vero, ci sono moltissimi studi che dimostrano quanto l'attività fisica influisca in maniera positiva sul sistema nervoso, sul nostro cervello e su moltissimo aspetti psicologici annessi. Ma il punto è un altro, il movimento dovrebbe essere un qualcosa che ci permetta di migliorare gli aspetti psicologici già esistenti e non una rampa di lancio alternativa a tutte quelle "emozioni tristi" o frustrazioni derivanti dalla stessa mente. Mente che in realtà
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           CI COMUNICA esattamente nel modo in cui scegliamo che ci comunichi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Ritornando al punto precedente, che cosa dovrebbe potenziare il movimento, oltre al corpo? quali aspetti psicologici? quali emotivi?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In sostanza, se sfrutto l'enorme potenziale che l'attività fisica può darmi, potrò accedere a capacità psico-emotive che saranno in grado di permettermi di superare i miei limiti o per lo meno con maggior "facilità", tenacia, resistenza e continuità, rispetto a chi invece non pratica un "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           movimento consapevole"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            o a chi non pratica affatto "movimento". Movimento consapevole perché si basa sulla consapevolezza che ogni gesto, ogni movimento, ogni tecnica, ci permette di arrivare ad miglioramento del corpo, attraverso una conoscenza di esso, che a sua volta ci porta a conoscere delle "altre parti di noi", che verranno anch'esse migliorate.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Facciamo un esempio per dare maggiore praticità e comprensione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           : se eseguo un semplice plank, mettendoci un ascolto consapevole, mi ritorna non solo un miglioramento vero e duraturo, ma mi renderò conto ad esempio, di quanto la mente possa confondermi rispetto alla mia capacità di resistenza alla fatica ad esempio; non solo, anche la mia autostima si potenzia, in quanto prendo coscienza del fatto che sono molto più "forte" di quel che credevo. Tutto questo, ha una valenza anche nella vita esterna, in quanto mi rendo conto che se so scegliere attentamente "la giusta fatica", il corretto stimolo, riuscirò a gestire meglio le situazioni e gli eventi che prima diventavano muri, adesso opportunità di crescita e miglioramento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Le evidenze scientifiche, cosa dicono?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo l'OMS (organizzazione mondiale della sanità) viene definita, attività fisica &amp;lt;&amp;lt;qualsiasi movimento prodotto dall'apparato muscolo-scheletrico dove è previsto dispendio energetico&amp;gt;&amp;gt; .  Nel 2020 sono stati revisionati i parametri di attività fisica da somministrare nelle diverse fasce di età:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Bambini e adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni, durante la settimana dovrebbero praticare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata o intensa; è importante includere includere attività aerobiche e attività di potenziamento muscolare, come esercizi a copro libero o con i pesi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Adulti di età compresa tra i 18 e i 64 anni, dovrebbero dedicare almeno dai 150 ai 300 minuti di attività aerobica moderata, altrimenti tra i 75 e i 150 minuti settimanali di attività aerobica intensa; è consigliato inoltre svolgere attività di rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anziani di età che over 65, è prevista la stessa pratica della fascia indicata precedentemente; dovrebbero eseguire attività multicomponenti, dove viene migliorato l'equilibrio insieme al rinforzo muscolare a media intensità, per evitare "cadute accidentali".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altri studi fanno riferimento alla "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           terapia motoria
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ", facendo riferimento alla capacità dell'attività fisica, nel trattamento di alcuni condizioni psichiatriche e disagi psicologici; ad esempio alcuni
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           disturbi dell'umore
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (per la maggiore depressione maggiore, anche il disordine affettivo stagionale o condizioni anche più gravi), oppure
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sintomi depressivi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           o a
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nsiosi non patologici
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tossico dipendenze
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e altre
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sindromi da abuso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ( gioco d'azzardo ad esempio).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Abbiamo anche una sfilza di benefici di tipo somatico (corpo-fisico) come ad esempio:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Aiuta a mantenere il giusto peso: una delle cause sempre più frequenti sono il sovrappeso e in altri casi l'obesità che sono sempre più legati alle quantità o all'equilibrio alimentare da una parte; dall'altra parte invece sono condizioni legate allo scarso o assente movimento, che chiaramente aumentano l'efficienza metabolica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Aiuta a mantenere i parametri di pressione ematica (sangue), regolari: l'ipertensione ad esempio, seppur non un malattia, può aumentare il rischio di insorgenza di malattie legate ad essa; ictus, infarto, ostruzione delle arterie periferiche, insufficienza renale cronica e danni alla retina. Esempi di possibili insorgenze con un aumento della probabilità del 40%, per chi è sedentario o pratica poco movimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Aiuta a mantenere sano lo stato del miocardio (cuore): l'infarto è in Italia una delle principali cause di morte; si stima che che i casi siano 135.000, di cui 45.000 fatali. Di fatto i recenti studi affermano che ci sia una stretta correlazione tra una riduzione dei casi di cardiopatia ischemica e pratica del movimento intesa come attività fisica regolare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Contribuisce ad abbassare i livelli di colesterolo: il movimento aiuta a mantenere o ad abbassare i livelli di "colesterolo cattivo" o meglio conosciuto come LDL e ad alzare quello "buono" riferendosi all'HDL.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Contribuisce ad una sorta di prevenzione rispetto al diabete: il diabete di tipo 2, è una malattia che si sviluppa in età adulta e a sua volta dipende da un "difetto" metabolico, dato dall'insulina che deriva dal pancreas, dando come risultato l'incapacità da parte delle cellule di utilizzare efficacemente gli zuccheri.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Migliora la digestione: l'attività fisica accelera lo svuotamento gastrico e normalizza la produzione di acidi, garantendo un "normale" funzionamento del sistema digestivo. Aiuta chi ha problemi di digestione come stipsi, bruciore allo stomaco, sonnolenza, nausea, gastriti ecc.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Potenzia il tono muscolare, aumenta le diverse capacità motorie e aumenta alcuni parametri come la forza (lavori con sovraccarichi): postura, gestione dei movimenti del corpo, temperatura corporea, sono alcuni dei parametri che vedono un netto miglioramento dal momento che si pratica attività fisica. La struttura muscolo-scheletrica dipende dall'attività fisica e quindi dagli stimoli dati dal "movimento".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Riduce il rischio di cancro: il cancro è una condizione causata da fattori controllabili e altri no (genetica). L'attività fisica è una di quelle condizioni controllabili, in quanto l'attività fisica riduce notevolmente il rischio d'insorgenza del cancro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Rinforzo e aumento della densità ossea: è stato dimostrato che allenamenti a corpo libero o con i sovraccarichi, permette di aumentare la resistenza meccanica delle ossa, attraverso anche ad un aumento della loro densità. Questo si traduce con la diminuzione delle possibilità di rischio di osteoporosi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/UNO+STRUMENTO+DI+CONSAPEVOLEZZA-+IL+MOVIMENTO.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Costruire una cultura sul movimento
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi i vantaggi del movimento sono tanti, da quelli prettamente legati al corpo e al suo benessere, alla mente e i fattori psicologici, come anche quelli emotivi correlati. Ma l'attività fisica, la pratica di una disciplina non è solo un "fine", ma può diventare "strumento" al servizio della conoscenza di se stessi; tutto questo se si decide di cambiare l'attuale cultura o culto del movimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Perché? perché attualmente, al tempo delle tendenze, delle mode e delle diverse "storture", il suo utilizzo nella maggior parte dei casi, è ridotto a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           banalità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           superficialità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
              
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non solo, altre volte è solo necessità, una pratica obbligatoria per mantenere uno stato di salute.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sei stressato? ti sfoghi in palestra. Ti senti a disagio con il tuo corpo? corri in palestra spendere tante energie per cambiarlo. Sei arrabbiato? ti sfoghi davanti ad un sacco per "spegnere" quella rabbia. Sei insoddisfatto della tua vita, ma c'è la tua palestra salvarti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nulla di sbagliato e va tutto bene finché funziona, finché riesci a focalizzare le tue energie esclusivamente lì, finché dura.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma abbiamo ridotto, nella maggior parte dei casi, l'attività fisica ad un mezzo per appagare il proprio ego o per sopprimere disagi profondi, come la non accettazione di sé e quindi del proprio corpo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Praticare un movimento consapevole è una forma di amore per se stessi, perché non è schiavo di nulla ma libero. Sono energie che vengono investite per costruire se stessi, e non maschere pesanti da indossare tutti giorni. Non è rifiuto, ma accettazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           NON sei solo quello che vedi allo specchio, ma tutte le azioni costruttive che fai; uno specchio non dirà mai nulla sul tuo vero valore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E in Italia, com'è la situazione?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
            E in Italia cosa dicono i dati?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/L-IMPORTANZA+DEL+MOVIMENTO-+LO+SPORT+IN+ITALIA.png" length="4642478" type="image/png" />
      <pubDate>Fri, 29 Nov 2024 17:11:33 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/uno-strumento-di-consapevolezza-il-movimento</guid>
      <g-custom:tags type="string">benessere,muscoli,consapevolezza,allenamento,movimento e salute,abitudini,mente,corpo e mente,salute,cultura dello sport,cultura,dinamicità,attività fisica,sport,movimento,emotività</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cambio dei valori, cambio delle priorità</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/cambio-dei-valori-cambio-delle-priorita</link>
      <description>Una società dagli strumenti nuovi e potentissimi, ricca di opportunità, ma che non è sostenuta a sua volta da valori adeguati che garantiscano una certa consapevolezza "dalla nostra". Una mal riposta comprensione e interpretazione di ciò che nell'ultimo secolo, ha guidato i passi poco consapevoli della nostra evoluzione.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cambiare per migliorare
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Ho visto crisi arrivare come maledizioni, ma alla fine altro non erano che la mia salvezza"
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Suono della sveglia, sù dal letto come ogni mattina, colazione, igiene personale e via di corsa lì fuori nel mondo ad affrontare un'altra giornata lavorativa da full-time o part-time; un "carillon" o meglio un loop che si ripete ancora e ancora, nelle settimane, nei mesi e negli anni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ridimensionare la propria vita ad un ciclo circoscritto, una replica che "va in onda" tutti i giorni, aspettando di star bene non appena sarai abbastanza ricco per permetterti una casa o una casa più grande, l'auto nuova, magari quella borsa più bella da sfoggiare o probabilmente l'ultimo smartphone che fa foto mozzafiato, ma che è da pagare a rate. Forse è la tua routine ben calibrata, uno pseudo equilibrio tra lavoro e palestra, incastrando quà e là cose da fare, a farti credere che è così che va la vita; gli hobby e le passioni? solo quando hai tempo o riesci a ricavartelo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Viviamo le settimane aspettando il fatidico weekend o probabili ferie per assaporare la libertà; una riconquista del tempo che credi che ti appartenga ma che in realtà è un tempo che non è tuo, ma altro non è che un "contentino" rispetto a quello che investi ogni anno in lavoro e doveri, in quel nastro trasportatore di cose da fare che oggi chiamiamo, "vita".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quali sono i valori della nostra società? che cosa ci spinge a svegliarci ogni mattina, solo i nostri doveri? è davvero questo che vogliamo o accettiamo silenziosamente la direzione proposta, senza mai porci domande? quali sono i tuoi valori?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/CAMBIO+DEI+VALORI-+CAMBIO+DELLE+PRIORIT.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I tempi sono considerevolmente cambiati, e partendo proprio da questa frase fatta, possiamo di sicuro affermare che ad oggi le opzioni che abbiamo, le opportunità che il "mondo" ci offre, sono considerevoli. E allora perché viviamo ancora in "vecchi" schemi, sedimentati da una cultura anch'essa vecchia e probabilmente non adeguata? una delle ragioni, sta nel fatto che i valori sui quali ci basiamo, sono o mal riposti o non adeguati, oppure non al passo coi tempi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ma prima capiamo qualcosa di più sui valori.....
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/IIMAGINE+4.png" alt=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'importanza dei valori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo aver capito un pò di più sulla differenza tra i valori di "mezzo" e  di "fine", diventa necessario capire il perché della loro importanza nel nostro vivere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             GUIDANO LE NOSTRE DECISIONI
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Seppure in sottofondo, senza che lo percepiamo vivamente o in maniera immediata, i valori che ci portiamo dentro, hanno un forte impatto sulle nostre decisioni, che a loro volta lo avranno sulla nostra vita. Anche se "sotto traccia", non vuol dire che sia impossibile arrivare ad una certa consapevolezza di essi; dal momento che si hanno dentro di sé dei valori, in maniera consapevole, la nostra vita migliora considerevolmente. Se ad esempio hai ben chiaro dentro di te il valore del rispetto, tenderai a non attirare e ne tanto meno avvicinarti a situazioni dove si manifesta una mancanza di rispetto verso te o altri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            DEFINISCONO LA TUA IDENTITÀ 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I valori, rispetto a come comunemente si pensa, non sono solo parti astratte ma definiscono una parte della tua identità. Di fatto la loro interiorizzazione delinea il tuo percorso in quanto sei in grado di capire chi sei, qualora la tua propensione verso di essi è ben definita. Propensione e non identificazione, in quanto dal momento in cui ci si identifica nei valori stessi, si cade in errore, dimenticando la componente "umana"; in parole povere, non posso pensare di essere "giusto", perché è umanamente impossibile essere solo giusti. Di fatto, sbagliare fa parte della vita, anzi senza sbagli non ci sarebbe apprendimento e quindi crescita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            DANNO ORIGINE ALLA TUA MOTIVAZIONE PROFONDA
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I valori, dal momento che sono consapevoli ed interiorizzati, quindi senti che ti appartengono e ti guidano nella vita, ti permettono di avere una "motivazione" che non ha fine. Questo perché finché credi fermamente in quel determinato valore, anche la motivazione che deriva da esso, non si spegnerà mai. Quindi, imparare ad utilizzare con cura i valori, e il loro potenziale "motivazionale" è fondamentale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             I VALORI SONO FONTE DI SODDISFAZIONE
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dal momento in cui vivi in maniera allineata ai tuoi valori, la tua soddisfazione cresce ed è costante in te. Questo perché se il tuo valore ad esempio è l'onesta, dal momento in cui ti comporti in maniera onesta, a prescindere dalla situazione, la soddisfazione rinforza la sua presenza. Qualora ti dovessi allontanare dai valori che ti appartengono, in maniera consapevole o non, l'insoddisfazione o malessere verranno a farti visita; l'insoddisfazione e il malessere "vanno spesso a braccetto" e sono la base di una vita non pienamente vissuta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I valori della nostra società
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come anticipato prima, spesso si sentono ancora frasi come "non c'è più religione" oppure "non esistono più i valori di una volta"  o che "i giovani non hanno più valori" ma in realtà essi esistono ancora, solo che non sono più gli stessi. Il punto è che cercare di applicare una "lente vecchia", per la lettura di una società cambiata e che cambia velocemente, non è la migliore scelta probabilmente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quali sono i valori di oggi? sicuramente diversi, modificati dall'evoluzione della nostra società, adattati o in alcuni casi modificati nel significato e interiorizzazione di essi. Demolirne alcuni, per propagandarne altri con il fine di  promuovere gli interessi di una società veloce e consumistica, nella quale "ci si deve riflettere", adeguandosi disperatamente per stare al passo della "conformità sociale".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La "svalutazione" dei valori, è un processo sociale che è servito proprio a renderci non più in grado di avere strumenti interiori, che ci permettessero di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           orientarci
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nella direzione più conforme o utile al nostro percorso evolutivo e scoperta di noi stessi. La scelta, è diventata un'illusione, privilegio di pochi o di chi con coraggio, sceglie di guardarsi dentro e "portarsi con sé i valori" , strumenti di consapevolezza e guida in tutto ciò che riguarda la nostra esperienza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Parallelamente la situazione della nostra attuale cultura, o forse "non cultura", sta  nell'incapacità di guardarsi dentro, o nella non volontà di farlo oppure in casi peggiori il completo abbandono a scelte esterne, che vengono affidate ciecamente a tutto ciò che ci circonda senza nessuno spirito critico o analitico dalla nostra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si perché probabilmente, molte di quelle che crediamo che siano nostre scelte, sono in parte o totalmente, il frutto dei valori di una società che ci propina continuamente il come essere e il come vivere. Siamo davvero sicuri che è questa la vita che ci appartiene? quella che vogliamo? siamo davvero sicuri di non avere nessun'altra scelta, se non accettare silenziosamente quello che ci viene "proposto"?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lavorare 8 ore al giorno, 1 ora da spendere tra traffico e ricerca di probabili parcheggi, dormirne almeno 8, 2  passate tra pasti e tempo di preparazione di essi e poi ancora pulire, lavare, stirare, accompagnare i propri figli a scuola, la palestra e poi? dov'è il tempo per sé? cosa rimane in una giornata di 24 ore per te stesso?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Abbiamo scelto valori come l'efficienza dell'iper-produttività, la velocità estenuante, la ricchezza materiale, l'obbedienza indiscussa e la sicurezza sociale, pensando di vivere bene o felici e soddisfatti, ma la realtà e tutt'altra cosa. La verità è che viviamo le nostre giornate compresse, tra frustrazione e mal umori vari, schiacciati da valori che accettiamo incondizionatamente, addestrati a non porci mai domande. Ci accontentiamo perché siamo nati e poi cresciti in un mondo dove ci è stato detto che la vita è questa e nient'altro; ci è stato insegnato e trasmesso che non è bene mettersi in discussione e ne tanto meno mettere in discussione ciò che ci circonda, che è meglio ambire al posto sicuro barattato per "un silenzio assenso", una comodità scomoda. Abbiamo trasformato e probabilmente interpretato questi valori per cosa? per vivere bene? soddisfatti? felici?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È arrivato il momento di cambiare, di cambiare i propri valori e priorità. Perché? guardati intorno, guarda i risultati dei valori portanti della società attuale.  La domanda che ti consiglio di porti è: è davvero questo quello che voglio dalla mia vita? e soddisfazione o comfort-zone quello che cerchi? vuoi tracciare perimetri o scoprire nuovi orizzonti?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La scelta è TUA
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/IMMAGINE+5.png" alt="" title="Sei quello che decidi di mettere nella tua &amp;quot;testa&amp;quot;"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Sei quello che decidi di mettere "dentro la tua testa"
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alla luce di quanto detto, rimane un dato di fatto indiscutibile: se sei insoddisfatto della tua vita, è il momento di fare un cambio di valori e delle tue priorità. Come? basta che inizi a scegliere. Partendo da essi, ci sono dei modi pratici per incominciare a cambiare rotta:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            RIFLESSIONE PERSONALE
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fermati a riflettere, non riempire le tue giornate di cose da fare solamente; inizia a ritagliarti dei tempi per te e per meditare quanto più possibile su quelli che sono i tuoi attuali valori ("mezzo" e "fine") e quali risultati hanno avuto fino ad oggi. Se nella tua riflessione, dovessi scoprire ad esempio che la "creatività" che esprimi mentre disegni o crei qualcosa ti entusiasma, allora vuol dire che è una delle direzioni, su cui puntare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È importante osservare il proprio comportamento nelle diverse situazioni; potremmo definirla come la "posizione dell'osservatore", dove non fa da padrone il giudizio ma la constatazione del tuo stato emotivo; comprendere il come e il perché cambia nelle diversi situazioni. Cosa ti motiva? cosa ti scoraggia? cosa ti entusiasma? cosa ti affligge? cosa ti soddisfa e cosa no? insomma domande utili per comprendere meglio quelle "reazioni" istintive che in realtà altro non sono che una risposta volontaria a tutti gli effetti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            DOMANDE E DOMANDE UTILI
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È fondamentale porsi prima di tutto delle domande, su di sé, su ciò che ci accade ed eventuali ragioni dell'accaduto. Successivamente capire che non è la reazione, ma l'azione ad avere realmente impatto sul nostro percorso, su di noi e il nostro benessere; successivamente stabilire un punto di partenza (il tuo) e con delle domande utili, iniziare a
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           orientarsi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            verso la direzione che senti tua, con dei valori a sua sostegno. Conosci i tuoi strumenti e poi affinali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quindi, inizia ad essere maggiormente consapevole delle tue potenzialità, della direzione che la tua vita può realmente prendere, attraverso la conoscenza di te stesso e dei tuoi valori, con i quali "misuri" il mondo e ciò che scegli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ricorda che arriverà a te solo ciò che realmente ti sarà utile, nient'altro
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/CAMBIO+DEI+VALORI-+CAMBIO+DELLE+PRIORIT-8739db04.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 14 Nov 2024 09:30:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Lo zucchero, una dolce dipendenza</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/lo-zucchero-una-dolce-dipendenza</link>
      <description>In Italia, così come ormai nel resto del mondo, il consumo di zucchero ha raggiunto livelli altissimi. Le industrie alimentari lo utilizzano per produrre sempre più prodotti che arrivano poi sulle nostre tavole, noi dall'altra parte lo assumiamo con una crescente facilità e regolarità attraverso le nostra cultura alimentare. Ma è realmente quello che ci serve?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo zucchero, che cos'è?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Che cosa fa e quali conseguenze?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questi passaggi non sono stati analizzati per avere una certa cultura o per rispondere alle curiosità che si nascondono dietro la lavorazione dello zucchero (anche per questo), ma principalmente per
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           due motivi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            : il primo è facilmente intuibile, ovvero non serve essere un biologo nutrizionista o un chimico o chissà quale esperto,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per capire che questi processi di lavorazione alterano completamente il prodotto iniziale,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            rendendolo quindi un alimento altamente processato, o meglio
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ultraprocessato
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ; ciò vuol dire che ne è stata modificata quasi completamente la sua forma grezza presente in natura, facendo decadere quelli che sono i suoi reali benefici nutritivi e alterando anche le proprietà legate alla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           palatabilità
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (gradevolezza di un alimento o prodotto alimentare).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il secondo motivo è
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per conoscere "gli scheletri nell'armadio" sullo zucchero
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Ad esempio, sotto il profilo nutrizionale, lo zucchero bianco per essere digerito o metabolizzato, ha bisogno di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           vitamine e sali minerali
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che durante i processi di lavorazioni sopra elencati, decadono completamente. Di conseguenza diventa necessario l'utilizzo di queste sostanze, che verranno ricavate da quelle presenti nel nostro organismo. Con quali ripercussioni? (i casi elencati sono svariate possibilità che si possono verificare in base al consumo di zucchero)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             perdita di calcio, con conseguente indebolimento di denti e ossa (effetto demineralizzante)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             influisce sull'efficacia dei globuli bianchi (scompenso del sistema immunitario, in quanto per 50g di zucchero introdotti, si riduce l'efficacia fagocitaria dei globuli bianchi fino al 76%)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             grasso e depositi adipocitari o Lipogenesi (il glucosio si deposita sotto forma di glicogeno nelle scorte epatiche, quindi fegato, e muscolari raggiungendo un massimo di 500g totali circa; quando queste scorte sono sature, il glicogeno in eccesso ritorna nel sangue sottoforma di acidi grassi, che vanno a localizzarsi nelle aree meno attive come accumuli di grasso)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             picchi glicemici ( se gli zuccheri sono in eccesso, il pancreas aumenta la produzione di insulina per captare lo zucchero presente nel sangue)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             obesità
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             opacità della pelle, acne e invecchiamento precoce con rughe (questo perchè lo zucchero in grandi dosi crea scompensi ormonali con conseguenze pro-infiammatorie)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             favorisce l'accumulo di calcio nelle urine (quindi nel lungo periodo e in grandi dosi potrebbe portare a problemi renali o a calcoli renali veri e propri)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             malattie cardiovascolari (l'eccessivo consumo di zucchero favorisce maggiori depositi di grasso e aumento di peso, dove il cuore ne risulta affaticato per ovvie ragione; favorisce la sintesi dei trigligeridi che possono aumentare rischio infarti, ictus o trombosi)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             aumento degli indici infiammatori (l'eccesso di zuccheri e di conseguenza di insulina, causa uno stato infiammatorio; di fatto si attiva un fattore nelle cellule immunitarie che induce quest'ultime a produrre le citochine, sostanze infiammatorie)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             maggiore pressione arteriosa
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             infiammazioni dell'endotelio (cellule che compongono il rivestimento delle pareti interne del cuore)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             carie (lo zucchero cambia il metabolismo dei batteri che incidono sulla carie, in quanto nutrendosi degli zuccheri alimentari producono lattato che altera lo stato dello smalto)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             problemi digestivi/intestinali (troppo zucchero può alterare il microbiota intestinale, aumentando i livelli di batteri, tra i quali possono partecipare in maniera attiva alle infiammazioni intestinali, oppure produrre enzimi che possono degradare il muco che riveste l'intestino)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             scarsa energia ( i cosidetti picchi e conseguente crolli dovuti all'assunzione eccessiva di zuccheri, dove inizialmente ci danno energia e successivamente stanchezza e spossatezza)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             alterazioni del gusto (le papille gustative si adattano alle alte dosi di zucchero, quindi percepiranno sempre meno il gusto dolce)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             calo della libido (alte concentrazioni di zuccheri inibiscono/tendono a bloccare un gene responsabile della produzione di ormoni sessuali; gli stessi uomini diabetici, tra il 50% e il 75%, soffrono di disfunzione erettile)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            insonnia (alcuni studi, hanno approfondito la correlazione tra sonno e assunzione di zucchero, e quest'ultimo se assunto in alte dosi, tende a portare ad uno stato di irrequietezza durante la notte e stato alterato del sonno profondo)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             flautolenza e/o gonfiore addominale (soprattutto il fruttosio, che sarebbe di difficile assorbimento per il nostro microbiota; di fatto il cibo non ben assorbito nel colon fermenta formando gas)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+lo+zucchero+dolce+dipendenza4.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa è una buona parte, di quelli che sono gli effetti dell'utilizzo di alte dosi di zucchero, o costanti dosi o la combo di entrambe.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma chiariamo un altro aspetto, lo zucchero fa sempre male? In realtà NO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e la risposta la si trova facilmente nella biologia e attraverso funzionamento del nostro corpo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il nostro organismo ha bisogno assolutamente di zucchero per il suo corretto funzionamento; di fatto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il nostro organismo consuma glucosio
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che rappresenta il nostro substrato energetico per eccellenza, in quanto è una sostanza preziosa che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le nostre cellule utilizzano per produrre energia
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo il LARN (ed. 2016) in una dieta equilibrata, l'assunzione raccomandata è rappresentata da un minimo del 45% fino ad un massimo del 60% di zuccheri, di cui i semplici (zucchero) dovrebbe rappresentare massimo il 15%. Superare il 25%, invece, è da considerare una percentuale dannosa e quindi avversa per uno stato di salute ottimale
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Scendendo più nel dettaglio,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il 15% di zucchero, corrisponde a circa 2 porzioni di frutta al giorno
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e la restante parte invece è rappresentata dai latticini e derivati del latte come lo yogurt ecc. Questo ci permette di ben intuire che i restanti zuccheri sono un surplus, che alza il livello di assunzione di zuccheri; zuccheri che troveremo in questo caso, principalmente nei prodotti da forno e quindi industriali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di fatto lo zucchero non è nocivo per la salute
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ma la sua lavorazione originaria lo rende povero di sostanze nutritive necessarie oltre che alle alte dosi, presenti nei prodotti industriali, quali tendiamo a rivolgerci.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Diventa così fondamentale lavorare sulle proprie abitudini alimentari
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , e sulla conoscenza degli alimenti, affinchè ci permetta di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           orientarci
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , verso una linea alimentare sana ed equilibrata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cambiare cultura, cambiare modo di osservare, cambiare modo di vivere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infine la cosa che conta è trovare la via più utile e salutare
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che non sia estremisticamente evitante e che nemmeno si avvicini al grande utilizzo o abuso nei casi peggiori. Per stare su questa "via", diventa fondamentale prima di tutto
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           scegliere
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           scegliere di cambiare approccio alimentare, scegliere di conseguenza di mettere mano a quelle che sono semplicemente abitudini
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , sedimentate da una cultura che affonda le radici in un capitalismo che salvaguardia solamente i propri interessi e non la salute; scegliere davvero di vivere bene e in salute, scegliere di guardare la realtà dovrebbe essere un meccanismo che va coltivato con ricerca, disciplina e dedizione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È arrivato il momento di prenderci cura di noi stessi, partendo appunto da una ricerca con una conseguente cultura del cibo, nuova, vera, libera e sana. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Progetto+senza+titolo-d6dd5332.png" length="5891335" type="image/png" />
      <pubDate>Fri, 17 May 2024 16:36:54 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/lo-zucchero-una-dolce-dipendenza</guid>
      <g-custom:tags type="string">dipendenza,stress,stile di vita,cibi sani,zucchero,industrie alimentari,consumo,mangiare sano,prodotti da forno,dolci,buone abitudini,abitudini alimentari,alimentazione</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Praticare lentezza e non azione</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/praticare-lentezza-e-non-azione</link>
      <description>"Lentezza" o per meglio dire azioni che sono svolte con una velocità sana e fisiologica. Nell'era della fast life non è di moda procedere con un tempi diversi, più adagio, più lenti; difficile comprenderne l'entità, finchè non si conosce l'importanza "del tempo di qualità".</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A PASSO D'UOMO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+lentezza+e+non+azione1.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lentezza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , una parola anacronistica al giorno d'oggi, vale a dire che sta ad indicare un vero e proprio atto di coraggio. Questo perchè? perchè nell'attuale società della super produzione, dell'esigenza costante, del tutto è prioritario, della velocità, della performance più performante che mai, è importante mantenere i ritmi alti; altrimenti? Altrimenti rimani indietro. Questo è il messaggio odierno, spinto da un mercato industriale e finanziaria. Il tempo è denaro amico, e più sei veloce e più te ne potrai accaparrare per essere felice e stare bene.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma è davvero questa la verità? sono davvero questo le esigenze? davvero abbiamo bisogno di velocità e denaro? davvero andare lentamente ci fa rimanere indietro rispetto agli altri? gli altri chi?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Domande, difficili porsele quando si va veloci. Di fatto per andare veloci, non bisogna farsi domande ma fare, quel genere di fare che non permette di ascoltarsi. (di questo si approfondirà in un altro articolo)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma il vero punto è la lentezza, perchè è difficile praticarla, ricercarla e mantenerla,  soprattutto la sua importanza oggi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Prima di tutto diciamo che cos'è la lentezza, secondo il vocabolario italiano:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
                 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il fatto d’essere lento, come modo (occasionale o abituale) di muoversi, di avanzare, di procedere, di agire.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
               mancanza o allentamento di tensione; rilassamento, flessibilità.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel primo caso s'intende la capacità, a quanto pare intrinseca (come fosse una caratteristica o attributo oggettivo), di un soggetto di muoversi o di agire con un tempo lento. Nel secondo caso, fa riferimento alla capacità di rilassamento, di lasciar andare tensioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Prendiamo in esame il primo caso, partendo dal presupposto che il tempo è relativo. Dimostrabile con un banale ma efficacissimo esempio: supponiamo di avere a disposizione un'oretta e nel primo caso la trascorriamo in buona compagnia, facendo magari un piacevole aperitivo. Alla fine, ci sembrerà che il tempo sia volato e che sia trascorsa meno di un'ora, rispetto magari ad un'altra oretta, trascorsa davanti ad un libro da studiare di una materia noiosa e che non ci piace. Ed ecco come oggettivamente il tempo trascorso di un' ora, viene percepito in maniera veloce nel primo caso e lento nel secondo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi chi decreta la lentezza di un'azione e chi la velocità? chi decide quale sia la soglia oggettiva, tra lentezza e velocità? Nessuno. O meglio, attualmente è il modello sociale a deciderlo, basandosi su standard competitivi, di conseguenza veloci, altrimenti ricordati, rimani indietro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E le conseguenze di questa velocità? sono molte...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Partiamo da un presupposto biologico
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , quando si mantengono "
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ritmi alti
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ", il nostro corpo inizia a produrre una serie di ormoni quali catecolamine (adrenalina e noradrenalina), cortisolo. La loro funzione è quella di mantenere una certa "prontezza" del nostro organismo, quando svolgiamo attività intense. Ma il punto è che tale modalità, rimane fisiologica e quindi sana, nel momento in cui questo status è momentaneo e non duraturo o mantenuto per tempi lunghi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ad esempio il cortisolo è un ormone coinvolto nei processi metabolici che interessano carboidrati, proteine e lipidi ed è prodotto dalle ghiandole surrenali, ghiandole situate al di sopra dei reni. Regola la pressione arteriosa (sanguigna), il metabolismo del glucosio, funzione immunitaria, la risposta infiammatoria e rilascio di insulina. Esso è però definito ormone dello stress, in quanto nei momenti in cui sottoponiamo il nostro corpo a maggior tensioni e quindi richiede più energia, esso determina la concentrazione di grassi e l'aumento della glicemia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E cosa succede se questi livelli di tensione vengono mantenuti alti per un tempo non fisiologico (sempre veloci)? ecco un piccolo elenco dei possibili disturbi che può recare a livello somatico (corpo):
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Alopecia (perdita dei capelli dovuto allo stress)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Debolezza muscolare (stanchezza costante e perenne)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Malattie cardio-vascolari (una delle funzioni del cortisolo è regolare la pressione sanguigna, quindi un eccessiva presenza predispone a malattie legate alle regolari funzioni cardiache)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Problemi di digestione e reflusso gastroesofageo (chi presenta alti livelli di cortisolo, fatica a con la digestione o tende a produrre una maggiore quantità di acidi nello stomaco, che possono portare a bruciori o addirittura ad ulcere, nel tempo)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Aumento del peso o obesità (essendo un ormone che partecipa alla gestione delle vie metaboliche, un suo cattivo funzionamento può portare all'aumento di peso; ricordiamo che ad oggi l'obesità è una malattia e non una status sociale diverso)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Mal di testa frequenti
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Allungamento dei tempi di guarigione in seguito a ferite
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Stitichezza
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Gonfiore addominale
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Ritenzione idrica (accumulo ristagnante di liquidi; sensazione di acquosità sotto pelle)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Dissenteria o diarrea (la qualità delle feci è bassa, quindi presenta una eccessiva e frequente "acquosità"; in casi più gravi casi di dissenteria)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Malassorbimento (ciò che introduciamo non viene o viene parzialmente utilizzato dal corpo, e quindi per lo più evacuato)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Immunodepressione (Il cortisolo ha effetti antinfiammatori sul corpo e può sopprimere la risposta immunitaria)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Nelle donne può causare, irregolarità mestruale o amennorrea (assenza di ciclo mestruale), irsutismo (eccessiva crescita di peli in alcune zone tipicamente maschili) e ridotta presenza di progesterone
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LENTEZZA E LA SUA IMPORTANZA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perchè praticare lentezza?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Facciamo un passo indietro, definiamola in un diverso modo, ovvero "andare con il nostro tempo" (il fatto stesso di usare parole diverse, ha un super impatto sulla nostra vita, ma di questo ne parleremo in un altro articolo). Perchè la verità e che ognuno di noi ha un suo tempo, per condurre la propria vita e per gestire le proprie azioni quotidiane. Quindi cambiando il modo di definirla, sarà più facile praticarla, perchè la renderemo più accessibile, considerato che la parola "lentezza" ha quel retrogusto di dispregiativo, di sbagliato, almeno ai tempi d'oggi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per meglio comprendere il cambiamento percettivo del tempo e la differenza nella sua gestione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , tocca fare un passo indietro nel passato. Nel medioevo (lo so sembra apparentemente un tempo lontano), la concezione del tempo, non era scandita dall'orologio, anzi lo scorrere del tempo con precisione, era riservato a pochi ( ristretto gruppo di chierici); di fatto il tempo veniva principalmente indicato o da alcuni eventi, quali tributi o feste importanti (Natale, Pasqua ecc), altrimenti erano lo scorrere delle stagioni e della variazione delle ore tra giorno e notte, a indicare la "temporalità". Ad esempio nel mese di febbraio, si trascorreva il tempo davanti al fuoco, per il freddo e perchè era un mese non produttivo. Già, senza ansia della produttività. A quei tempi, passare mezza giornata a riposo, distesi tra i campi o in mezzo alla natura, era un' attività del tutto normale e in nessun modo giudicata. Oggi invece abbiamo le 40 ore settimanali, e nonostante si inizi a parlare sempre più spesso di settimana corta e così via dicendo, credo che rimanga intrinseca, per almeno molti di noi, quel fare incessante, giacchè la nostra vita, sembra sia definita e abbia senso solo per mezzo del fare incessante della produttività ed efficacia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A questo, una tematica legata alla lentezza e al non fare, è la noia, che diventa una conseguenza necessaria. Difficile da sopportare e in altri casi impossibile da gestire. Eppure, nella
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           noia
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , nascono le migliori idee, che poi potrebbero permetterci di realizzare progetti, realizzare sogni magari, "cose solo nostre".
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La creatività, la fantasia, la creatività, le idee, nascono nel non fare molto spesso; per caso la mente viene attraversata da quella idea fantastica, che aspetta solo di essere attuata ( qui subentra il fare).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo stesso non fare, è un'azione, in quanto stai scegliendo liberamente di non essere reattivo, di calibrare le tue energie mentali e fisiche, per un momento oggettivamente propizio, magari chissà, in seguito ad una bella idea.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un altro vantaggio legato alla lentezza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , è il miglioramento della qualità, non solo della vita, ma anche delle tue azioni, del tuo lavoro, dei tuoi rapporti e così via dicendo. Immagina di avere solo 1 ora a disposizione e di dover cucinare da solo dieci pasti, poi successivamente immaginati di avere il medesimo tempo e cucinarne quattro. La qualità sarà ovviamente diversa; di fatto nell'attuale direzione, la qualità diventa sempre più un miraggio, e la quantità ne fa da padrona. Vogliamo fare un esempio attuale? guardiamo il mondo della moda ad esempio. Capi che costano pochi euro, che però hanno una vita molto breve. Capi di fascia media, ma senza la media qualità(ma con l'impressione di aver comprato qualcosa di buono ad un buon costo), mentre per un capo di alta qualità e duraturo, le cifre sono diventate astronomiche e il più delle volte improponibili, o inaccessibili. (classismo e differenza dello stato sociale, una forbice che diventa sempre più ampia; ricchi sempre più ricchi, classe media sempre più vicina alla povertà e poveri ormai ridotti alla vera miseria, ma di questo ne parleremo in un altro articolo)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E per "finire" beneficio culturale. Ma in che senso
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ? a malincuore si nota come le persone diventano sempre più atrofizzante nell'usare il loro intelletto, incapaci di prendere delle scelte, inabili nel pensare, indotti dal fare incessante della velocità. Questo accade perchè nella &amp;lt;&amp;lt;turbo società&amp;gt;&amp;gt;, non c'è tempo per pensare, e quindi non c'è tempo per scegliere. Questo cosa vuol dire? che abbiamo smesso di scegliere; non scegliamo più con libertà, ma lasciamo che altri scelgano per noi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esausti, esauriti, stanchi e scombussolati ci lasciamo trasportare da quello che ci mettono davanti, dalle notizie alle pubblicità, fino ai guru che vendono di tutto, promettendoti che potrai "tirare avanti" ancora
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Spesso mi capita nel mio lavoro di osservare come gli utenti in maniera intuitiva si affidino completamente a me, con l'esigenza di riporre il loro cervello nell'armadietto, spinti da una specie di pilota automatico. Quindi far fare uno squat piuttosto che dei bicipiti, sarebbe risultato uguale, perchè l'importante è muoversi! In realtà bisogna responsabilizzare, riconnettere, istruire all'ascolto e alla modulazione tra velocità e lentezza; capire le differenze e quindi avere la libertà di scegliere con consapevolezza, affinchè l'obiettivo sia davvero la salute e il benessere personale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui di sopra abbiamo visto come un solo ormone, dati ritmi troppo elevati e per troppo tempo, incidano negativamente dal punto di vista fisico e psicologico. Abbiamo bisogno di praticare maggior lentezza, affinchè il nostro stato psico-emotivo e fisico cambi in meglio, dirigendosi verso uno stato di salute ed equilibrio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non vi basta prendere le ferie per pensare di star bene e rallentare, è necessario cambiare direzione, è necessario cambiare il modo di guardare il mondo che ci circonda. Un ottimo modo per ritrovare equilibrio, anche nelle vite dei più frenetici velocisti, è imparare a prendersi un tempo, da dedicare esclusivamente a se stessi, un momento in cui esiste solo la propria dimensione di tempo e dove i pensieri (soprattutto quelli) non sono più pesanti, e scorrono in maniera armonica. E se non avete un qualcosa del genere? bisogna trovarlo. Come?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ANNOIATEVI.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/Progetto+senza+titolo.png" length="8259417" type="image/png" />
      <pubDate>Mon, 22 Apr 2024 16:36:55 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.orientatibenessereesalute.com/praticare-lentezza-e-non-azione</guid>
      <g-custom:tags type="string">reazione,consapevolezza,concentrazione,ascolto,focus,tempo,serenità,fretta,attesa,Lentezza,stato di flow,velocità,pazienza,flusso,non azione,presenza mentale,stimoli,pensieri</g-custom:tags>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quando stanchezza muscolare (corpo), e quando stanchezza neurale (mente)</title>
      <link>https://www.orientatibenessereesalute.com/quando-stanchezza-muscolare-e-quando-stanchezza-neurale</link>
      <description>Stanchezza, non sempre uguale e non sempre richiede la stessa modalità, per recuperare. Da una parte quella fisica, immediata ed evidente il più delle volte; dall'altra, quella neurale, più sottile o a volte subdola, che presenta il "conto"  in maniera inaspettata .  Come individuarle? e come porre rimedio?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA STANCHEZZA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Potremmo definirla come la mancanza di forze/energie, quindi una condizione, che può manifestarsi o in maniera episodica o in maniera duratura. Seppur non esiste una reale divisione (corpo, mente, cuore, anima spirito ecc) per convenzione potremmo dire che la stanchezza può avere due origini, una prettamente fisica, legata al corpo e alle fatiche che esso può svolgere e l'altra invece  neurale, legata per lo più al sistema nervoso o per renderla più "semplice", alla mente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di fatto come anticipato prima, è solo una divisione convenzionale, in quanto il sistema nervoso, può essere stimolato da un'intensa attività fisica con esercizi altamente tassanti dal punto di viste neurale, ad esempio, di conseguenza la divisione mente-copro decade completamente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È pur vero, però, che se studio per 4 ore di fila, sarà principalmente il sistema nervoso ad essere conseguenzialmente stressato (stress=stimolo), con conseguente "stanchezza mentale"; quindi il corpo in quelle 4 ore di studio, essendo stato fermo, non è stanco? la risposta è SNI. Bisogna ragionare in termini di stimoli, se si vuole comprendere meglio il concetto di stanchezza. Perchè, di fatto, se mi recassi in palestra dopo le mie ore di studio, partendo dal presupposto che il corpo non è stanco solo perchè ho lavorato con la mente (studiando), sbaglierei, in quanto per lo stesso motivo per cui, se stimolo il mio corpo con un attività fisica intensa o con esercizi neurali (squat), stimolo conseguenzialmente anche il sistema nervoso.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           STANCHEZZA FISICA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ci sono degli indizi, che ci fanno ricondurre alla stanchezza fisica, dove la sensazione predominante è la mancanza di energie o di forze, e dove i fattori che intervengono a contribuire, possono essere individuati in uno stimolo, uno stressor, che perviene prevalentemente da uno sforzo prettamente fisico. Sforzi fisici che possono derivare da lavori manuali ad esempio, ma anche da performance di tipo fisico, dal momento che si pratica uno sport o una qualsiasi attività fisica. Una delle caratteristiche che permette di ricondurre a questo tipo di stanchezza, è dettata da fattori legati al livello motorio, come ad esempio gambe stanche o pesanti, braccia pesanti, difficoltà nel sollevare carichi di piccola entità; oppure lentezza nello spostamento degli arti (e non parliamo di correre), mancanza o diminuzione della reattività muscolare. Anche la predisposizione a crampi, fino ad arrivare a stiramenti o strappi muscolari, possono essere un segnale d'allarme, della stanchezza incombente o ormai già presente in maniera importante.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma la stanchezza fisica, quando è presente, si fa sentire abbastanza chiaramente, in quanto i segnali che il nostro corpo ci manda, sono "forti" e chiari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In questo caso come è bene comportarsi? ovvio, riposando. Il punto è che il concetto di riposo, per ognuno di noi è estremamente personale e viene modificato da molti fattori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Facciamo un esempio: sono stanco perchè ho fatto una partita a calcetto con gli amici di 2 ore, torno a casa, ceno e poi mi faccio una passeggiata con il cane, tanto alla fine mica mi sforzo, no? Questo atteggiamento porta a pensare che, non percependo immediatamente uno sforzo fisico,  io realmente non l'abbia compiuto; tradotto se dopo una partita di calcetto di 2 ore percepisco la stanchezza, questa non va via dopo cena perchè mi sono fermato/rilassato a tavola, ma è presente, e richiede del vero riposo. Il vero riposo prevede che porti a spasso il cane? no, ma che tu lo porti a fare magari i suoi bisogni sotto casa e poi tutti di sopra a riposare.........nel letto!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quale tipo di approccio è previsto per recuperare?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il mito di "fatti una dormita e passa tutto" rimane un mito, in quanto "la bella dormita" fa il suo effetto, dal momento in cui si è fatto uno sforzo o si è svolta un'intensa attività fisica occasionale; di fatto in quel caso, dal momento che assale quella stanchezza fisica, diventa quasi sempre spontaneo e piacevole ricercare il letto e addormentarsi, lasciandosi andare a quel dolce dormire.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando si tratta di una
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            stanchezza fisica
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e non più occasionale, la semplice dormita non è più efficace, ma diventa importante invece seguire una routine dove prevede il minimo (e indispensabile) dispendio energetico e la massimizzazione invece delle fasi di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           recupero/riposo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Si è vero, molti affermano il contrario, che alla fine solo chi resiste, chi non molla, chi lotta fino alla fine, che chi si ferma è perduto ecc ecc, alla fine ottiene risultati.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vi sembra una "società ritrovata" questa del non mi fermo mai?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            chiedete ad una persona che non si ferma mai, se è veramente in salute, o se nasconde i danni del non fermarsi, dietro il suo voler mostrare lo status sociale moderno "io non mi fermo mai". Ad ogni modo, recuperare da un periodo di stanchezza fisica che è diventata cronica, permette di far si che la cosa non diventi malattia o patologia (gli infortuni sono legati per la maggior parte alla non possibilità data al corpo di recuperare), e non solo, ci permetterà anche di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           performare meglio
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , in maniera più duratura e fisiologica,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rispettando non solo il benessere fisico ma anche quello mentale ed emotivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.+stanchezza+fisica+e+mentale2.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           STANCHEZZA MENTALE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per quanto riguarda la stanchezza mentale (sistemica-neurale) la questione è ben diversa. Qui si apre il vaso di pandora e la questione diventa complessa, ma andiamo per gradi. Genericamente possiamo dire che la stanchezza mentale è causata dallo stress. Lo stress, ad oggi il diavolo in persona, è la fonte dei maggior problemi legati alla psico-emotività e anche al corpo (quando si manifesta in maniera somatica), ma c'è da dire anche che senza lo stress (stressor=stimolo) non ci sarebbe evoluzione, crescita, miglioramento e così via dicendo (di questo approfondiremo in un altro articolo).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La stanchezza mentale, colpisce sostanzialmente a livello sistemico ( con sistemico si fa riferimento all'intero sistema, quindi l'organismo, e non solo sistema nervoso). Parlando brevemente del sistema nervoso per meglio comprendere, possiamo dire che esso si divide in 2 parti,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           simpatico e parasimpatico
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . Il primo ci permette di rispondere principalmente agli stimoli, presiede il sistema di adattamento di "lotta o fuga", quindi è un sistema stimolante, contraente ed eccitante, prepara l'organismo a reagire in caso di stimolo, pericolo o fuga. Il secondo invece, interviene nel controllo di funzioni corporee involontarie in situazioni di riposo, recupero e digestione; sostanzialmente stimola la quiete, il rilassamento e il riposo e quindi l'immagazzinamento dell'energia. Insieme, quando sono in equilibrio, mantengono un dinamismo fisiologico, dove "il pendolo" oscilla tra il sistema simpatico e parasimpatico, tra dinamismo e recupero delle energie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fatta questa piccola premessa, quando stimoliamo intensamente e per lunghi periodi il nostro "sistema", questo riceve continui stressor, che possono a lungo andare riversarsi su quell'equilibrio dinamico, rendendolo statico
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ; il "pendolo", in questo caso, pende principalmente verso il sistema simpatico e quindi sotto continui stimoli. In definitiva ripetuti stimoli senza fasi di recupero adeguate, nel tempo, tendono successivamente a cronicizzare e conseguenzialmente a farci entrare in un loop infinito di sensazioni legate ad una stanchezza mentale (Neurale) cronica, dove il sistema parasimpatico ormai compromesso, non è più in grado di creare quella condizione fisiologica di recupero energetico. Quali sono i sintomi di questo stress neurale/mentale?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            problemi di concentrazione/focus (si fatica a mantenere il livello di concentrazione su una cosa, che subito dopo ci si rivolge allo smartphone o altre fonti di distrazione vicine)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            offuscamento mentale (poca lucidità, fatica a rimanere nel tempo presente)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             difficoltà a ragionare lucidamente e a prendere decisioni (entropia mentale o meglio confusione su quelle che sono scelte di ogni tipo, anche sul cosa capire cosa mi và da mangiare per cena, ad esempio)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             disturbi d'ansia (una delle concause che partecipano ad alimentare la confusione e a mettere la nostra mente a soqquadro, con uno stato di irrequietezza che rende difficile sapere quando fermarsi)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             sbalzi d'umore, irascibilità, angoscia, frustrazione (una serie di emozioni tristi che sono predominanti, durature e che quasi ingestibili)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            affaticamento fisico e muscolare (debolezza cronica, costante e latente, con scarsa forza nei muscoli)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             scarso appetito o al contrario una fame senza fine ( la tendenza e diversa a seconda delle persone, chi nella stanchezza cronica tende a non mangiare, ad avere lo stomaco chiuso; chi invece, al contrario, sotto stress tende a somatizzare attraverso una fame inestinguibile, dove un pacco da chilo di biscotti potrebbe finire davanti un film, senza accorgersene)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Sonnolenza durante il giorno (la difficolta a mantenere un livello di veglia fisiologica)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Insonnia ( difficoltà a riposare, a dormire in maniera adeguata e ad orari consoni; risvegli notturni frequenti, incubi o sogni angoscianti, ansia per la sveglia.....la lista potrebbe allungarsi)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Problemi legati alla memoria (il cervello fatica ad immagazzinare o a trattenere informazioni)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Fauci secche o occhi secchi, nonostante un buon livello di idratazione
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Disturbi intestinali (eccessivo meteorismo o IBS, sindrome del colon irritabile)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Mal di testa (frequenza di mal di testa, forti e duraturi)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Mani tremolanti (una condizione comune quando i livelli di stress sono presenti e il nostro corpo ha bisogno di dissiparli)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Extrasistole frequenti (gli alti livelli di ansia e di adrenalina possono disturbare il regolare ritmo cardiaco)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Irrequietezza e agitazione (l'ansia e gli sbalzi ormonali possono portare ad uno status di agitazione perenne)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Onicofagia, ovvero il vizio di mangiarsi unghie (questa è una condotta di chi ha in origine forti tensioni dovuti allo stress, e scarica momentaneamente quest'ultima, mordendosi e mangiando le unghia e/o pellicine)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             Avvicinamento e utilizzo di sostanze psicotrope o psicoattive (droghe ma soprattutto consumo di alcolici, per diminuire i livelli di tensione cronici o per rispondere alla continua richiesta di dopamina; di fatto si ricercano sostanze come l'alcool, che è un ottimo dopaminico psico attivo, ma soprattutto legale e altamente disponibile. Chi fatica a gestire degli stati emotivi come ansia, depressione, rabbia, tristezza e sofferenza, tende a farne largo uso o ad abusarne)
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
            &#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
             
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questi sono solo una parte di quelli che possono essere i possibili sintomi, dovuti ad uno stress cronico. Quindi il corpo ci manda in tutti i modi dei segnali, ma ci è difficile fermarci, perchè ormai assuefatti da un cocktail di ormoni come dopamina, catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e cortisolo, che sono solitamente alti, dal momento in cui il sistema di lotta-fuga è pienamente operante; qui invece rimangono alti anche nel momento in cui ci fermiamo o dormiamo (approfondiremo in seguito su questo). Qui abbiamo però non solo un risvolto prettamente chimico-biologico, ma anche di tipo sociale e culturale. Socialmente parlando, ad oggi, fermarsi è sbagliato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alzare bandiera bianca e fermarsi è disprezzato, non accettato socialmente e culturalmente
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Questo perchè lo status sociale per eccellenza è rappresentato da una routine dove
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la performance
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            DEVE
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           essere mantenuta costantemente
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , l'uomo che produce e che segue l'unica regola, la produttività.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ad oggi, si sentono spesso casi in cui i dipendenti non vogliono o non possono prendersi un momento di pausa o ferie, perchè si sentono in colpa o in debito con la propria azienda, oppure dove la malattia va presa solo se strettamente necessaria, e in caso di febbre (il titolare non prenderebbe bene la cosa in qualsiasi caso).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi è capitato di assistere a confronti proficui, dove l'oggetto del confronto era: con che temperatura posso andare comunque a lavoro? e tra le varie cifre offerte, come se ci fosse un asta, la temperatura massima offerta è stata 38,5°
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            . È doveroso dal punto di vista aziendale (mi ripeto ancora, di tutto questo ne riparleremo)!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sta di fatto, che questo "trend" del non fermarsi, ad oggi è la causa del 76% di casi di bornout in italia nel 2023 (il 76% dei lavoratori italiani ha sperimentato il bornout), il 14% in più rispetto al 2022!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/432d33f5/dms3rep/multi/imm.-stanchezza-fisica-e-mentale.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 15 Apr 2024 16:36:55 GMT</pubDate>
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